"Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente." (K. Marx)

CRISI DELLE COLLABORAZIONI E MIRAGGIO DEL TEMPO INDETERMINATO.

CRISI DELLE COLLABORAZIONI E MIRAGGIO DEL TEMPO INDETERMINATO.

Nella mente di qualche giurista confindustriale, o governativo, il passaggio da un contratto precario a uno stabile era frutto non solo della volontà padronale ma anche di aiuti concreti dello stato alle imprese, una sorta di incentivo economico unito a pacchetti di agevolazioni fiscali per spingere alla trasformazione dei contratti e  cosi' creare occupazione piu' stabile.

Se questo ragionamento fosse valido, negli anni passati, in corrispondenza ad agevolazioni fiscali e incentivi, avremmo un elevato numero di contratti trasformati a tempo indeterminato ma , al contrario, i contratti aumentano in misura ridotta e in numerosi casi non sopravvivono oltre i 3 anni

Nei tre anni di assunzione con il contratto a tutele crescenti, l'azienda, con il jobs act, ha beneficiato di sgravi contributivi per migliaia di euro e su uno stipendio di 1350\1400 euro netti al mese il risparmio delle aziende era superiore a 9 mila euro tra sgravi contributivi e Irap. Se moltiplichiamo la somma per i 3 anni del contratto a tutele crescenti, si viene a scoprire che con il Governo Renzi venivano accordati alle imprese, in 36 mesi,  benefici pari a 27 459 euro per uno stipendio netto di 1350\1400 euro al mese

E anche nel caso in cui, alla fine del triennio, l'azienda avesse pagato una indennità al dipendente licenziato , l'utile sarebbe stato sempre di quasi 19 mila euro .

Ora da queste semplici considerazione si evince quanto convenienti siano stati i contratti a tutele crescenti per le imprese ma poco utile alla creazione del lavoro stabile.

Detto cio' è bene aggiungere altre considerazioni, prendiamo a campione sei anni , quelli compresi tra il 2010 e il 2016 , i collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Inps diminuiscono del 36,4% mentre i co.co.pro/co.co.co  del 67% .  Meno della metà di questi lavoratori nell'anno successivo sono passati a un contratto subordinato dalla gestione separata che avevano, il tutto lo si evince da un dossier prodotto direttamente dall' Inps i cui contenuti sono stati anticipati da Il Sole 24 ore in attesa della imminente pubblicazione.

 Che cosa si evince da questi dati?

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LO SCOPONE SCIENTIFICO INTERCLASSISTA. A PROPOSITO DELLA BEATIFICAZIONE DI MARCHIONNE.

LO SCOPONE SCIENTIFICO INTERCLASSISTA. A PROPOSITO DELLA BEATIFICAZIONE DI MARCHIONNE.

Veniamo da giorni di beatificazione mediatica di Sergio Marchionne. Nel bene e nel male è stato detto praticamente tutto, gli smanettatori dei social si sono agitati per giorni come i servili giornalisti. Potremmo passare per ore in rassegna la stampa e cogliere innumerevoli contraddizioni, per esempio gli approfondimenti sull'uomo Marchionne che per anni aveva costruito un muro impenetrabile per salvaguardare la privacy della sua famiglia.
Marchionne sta morendo in un ospedale svizzero dove solo per essere visitati pensiamo (non ne siamo certi) servano tanti soldi che molti di noi non potrebbero permettersi. Non è vero che di fronte alla sofferenza e alla morte siamo tutti uguali, c'è chi puo' accedere a visite costose e cure sperimentali e chi, invece, è solo un numero in una fila interminabile in attesa di tac o della chemio.
Fin qui nulla di nuovo, del resto siamo o non siamo il paese delle crescenti disuguaglianze?
C'è tuttavia da cogliere un aspetto importante nella beatificazione di Marchionne: l'assenza di memoria, l'idea che si possa e si debba riabilitare tutto e tutti in nome del "vogliamoce bene"
Accade per esempio nelle ricostruzione del passato, si cancellano le pagine scomode per fornire immagini edulcorate di periodi che risultano alla fine incomprensibili. Questa grande operazione politica si chiama revisionismo storico e riguarda anche la storia recente se non addirittura l'attualità.
Sono poche le voci critiche verso Sergio Marchionne, quelle disposte a ricostruire la storia di questo manager, le decisioni assunte, le trasformazioni del gruppo Fiat, ora FCA, le delocalizzazioni, le politiche sindacali e industriali imposte ai governi di turno.
Dalle dichiarazioni di esponenti politici del Pd si capisce che quanti avrebbero dovuto almeno contrastare il manager Marchionne non lo hanno fatto, è difficile esaltare l'uomo dimenticandone l'operato a meno che sia proprio l'operato ad essere condiviso.
In queste ore abbiamo ripensato all'uscita della FCA da Confindustria, all'abbandono di gran parte degli stabilimenti italiani, ai reparti confino in cui hanno trasferito sindacalisti e operai riluttanti all'ordine aziendale, alle migliaia di posti perduti, agli anni di cassa integrazione, ai licenziamenti, alle delocalizzazioni produttive, ai capannoni industriali abbandonati o trasformati in altro, ai grandi profitti assicurati agli azionisti della ex Fiat.
Ci saremmo aspettati una lettura critica dell'operato di Sergio Marchionne ma invece apprendiamo come alcune decisioni importanti siano state assunte, con il plauso di amministratori locali, sindacalisti e politici, in un clima informale e conviviale. Eppure ci eravamo fatti un'altra idea, che quelle decisioni antioperaie fossero state imposte o comunque penosamente subite. Ci saremmo aspettati urbanisti, avvocati del lavoro, storici, sindacalisti (ma anche sindaci) a ricostruire una contronarrazione del manager Marchionne, ma le voci critiche stentano a manifestarsi se non su qualche giornale o pagina on line.

Nei giorni scorsi abbiamo ripensato ad un libro di quasi 50 anni fa , correva l'anno 1972 quando quello che sarebbe diventato sindaco di Torino per il Pci, Diego Novelli, pubblicava per gli Editori Riuniti una storia sullo spionaggio dei vertici Fiat ai danni di lavoratori e sindacalisti.

Novelli sarà il sindaco della città di Torino solo pochi anni dopo, pensare che oggi un sindaco possa essere eletto dopo essersi schierato contro i poteri forti è utopia, per capirlo basta leggere le dichiarazioni del Pd Chiamparino sul quotidiano La Repubblica.
La beatificazione di Marchionne (non servono a nostro avviso le invettive lanciate dai social network che fotografano la impotenza culturale e politica rispetto alle decisioni  dei manager e dei politici, sarebbe interessante piuttosto capire il ruolo finanziario del manager) è comunque una fonte di insegnamento per i nostri giorni, aiuta a capire il connubio tra politica, informazione, settori maggioritari del sindacato e capitani d'industria, una sorta di grande alleanza figlia degli anni della concertazione.
Nei giorni scorsi è uscita una sentenza della Consulta che ormai non fa piu' differenza se la critica al datore di lavoro proviene da un dipendente o da un sindacalista, la libera manifestazione di pensiero dovrà avvenire nel rispetto della "continenza formale e sostanziale", con toni moderati e senza assumere i connotati di una verità oggettiva.
Praticamente la Magistratura sentenzia la sostanziale fine del diritto di critica (ci perdoneranno i giuristi ma questa è la nostra opinione) e della stessa scriminante sindacale che permetteva qualche libertà di critica\azione al sindacalista in azienda.
Questa sentenza, che non riguarda l'universo Fiat, è figlia dei nostri tempi e sicuramente delle politiche industriali in Fca, basti pensare ai licenziamenti a Pomigliano.
Mentre Marchionne sta terminando la sua vita in un letto di ospedale, sarebbe utile ricostruire la storia sindacale, industriale, urbanista e politica degli ultimi 20 anni, bisognerebbe farlo per capire cosa accadrà nei prossimi mesi e anni.   Partire dal 1980 alla Fiat perchè quella data ha rappresentato una svolta anche nelle relazioni politiche  e sindacali, la sconfitta politica del compromesso storico e della svolta dell'Eur si è presto tramutata in sconfitta sindacale e nell'inizio della debacle operaia.
Dalla comprensione non potrà che scaturire  una lettura aggiornata che ci permetta anche di individuare le linee guida di una rinnovata  iniziativa politica e sindacale (perchè le parole siano seguite dai fatti). Questo è il modo migliore, almeno per noi,  per ricordare i tanti operai suicidatisi perchè non sopportavano piu' la cassa integrazione o il licenziamento.
Questa tristissima pagina di storia oggi sembra sia stata rimossa da molti media, ripristinarla significherebbe sviluppare narrazioni differenti da quelle ufficiali, anche se al ricordo del passato preferiamo sempre unire l'analisi del presente, giusto per provare almeno a incidere nella realtà in cui viviamo e non solo per il narcisistico twittare sui social newtwork

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OMBRE SUL CONTRATTO DEI RIDER DEL 18 LUGLIO

OMBRE SUL CONTRATTO DEI RIDER DEL 18 LUGLIO

Per i rider non si annunciano cambiamenti sostanziali che migliorino la loro condizione di vita e di lavoro, infatti la flessibilità di orario viene demandata ad accordi tra le parti, sappiamo bene che sindacati complici  sono sempre ben disposti ad accordare deroghe e condizioni favorevoli solo alle aziende .

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Tempo determinato: le critiche da destra di PD e padroni

Tempo determinato: le critiche da destra di PD e padroni

Il Governo ha licenziato il decreto dignità. Dal Pd e dagli ambienti padronali la critica piu' gettonata è stata quella di volere favorire la disoccupazione come se occupazione fosse sinonimo di precarietà. E' questo l'aspetto saliente di una critica " da destra" al decreto dignità mentre "da sinistra", e a ragione, si è manifestata opposizione al ritorno del voucher.

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I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO E I MILLE RIPENSAMENTI GOVERNATIVI

I CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO E I MILLE RIPENSAMENTI GOVERNATIVI

E che voucher sia, è singolare ma il Governo riparte proprio da dove il Governo Renzi aveva fatto un passo indietro, ossia sui buoni lavoro. Ci saremmo attesi un decreto decisamente piu' coraggioso ma stando al testo provvisorio (altre novità arriveranno dal dibattito parlamentare) possiamo dire che per restituire dignità al lavoro serviranno ben altri interventi.

Intanto i contratti a tempo determinato legati alle attività stagionali potranno essere prorogati o rinnovati liberamente, quindi scompare la causale proprio come richiesto dai padroni. E anche sul fronte dell’aggravio contributivo per ciascun rinnovo dei contratti a termine, ci si muove sulla strada già battuta dal Governo Renzi e dalla ministra Fornero.

Veramente poco rispetto alle reali necessità, qualcosa è stato fatto come la riduzione della durata massima dei contratti a termine da 36 a 24 mesi ma servirebbe una normativa tale da favorire l'assunzione a tempo indeterminato. A livello statistico tra qualche mese scopriremo che il lavoro diminuisce come il numero degli occupati, infatti il 4% degli 80 mila contratti stagionali a tempo determinato ha superato il 24 mesi e per i settori pubblici e privati si apriranno problemi e contenziosi, una volta approvata in Parlamento la legge.

Sempre tra qualche mese diranno che la normativa dei 24 mesi costringerà al nero e alla disoccupazione migliaia di lavoratori e lavoratrici che «non troveranno altra occupazione» superati, appunto, i 24 mesi.

All'atto finale, pubblicazione in Gazzetta ma soprattutto con la trasformazione entro 60 giorni in Legge, capiremo quali interessi avranno vinto, intanto alle imprese è stata concessa la prosecuzione, a-causale, dei rapporti a termine stagionali anche dopo i 12 mesi.

Un percorso tortuoso per produrre risultati decisamente inferiori alle aspettative, a prevalere sembrano gli interessi industriali del Nord, e non solo quelli, provvedimenti parziali per altro non accompagnati da interventi in materia di contratti, innovazione, organizzazione del lavoro e politiche attive. Decisamente poco in un paese dove la precarietà è dilagante, una precarietà che alimenta povertà, miseria, infortuni e morti sul lavoro.

rinviamo al testo in Gazzetta
http://www.ansa.it/documents/1530532246385_BozzaDecretoDignita.pdf

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