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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Religione e “Capitale” nel meeting dell'autoeletto “Popolo di Dio”

Riproponiamo l'articolo scritto l'anno scorso in occasione del 32° Meeting di Comunione e Liberazione, pubblicato sul numero 0 di Lotta Continua.

Puntuale come ogni anno, si è tenuto a Rimini il 32° Meeting di Comunione e Liberazione, aperto dal messaggio del Papa e inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Come per gli anni precedenti, è stata la solita sfilata di politici di primo piano, d’imprenditori di rango, dei vari Sacconi, Tremonti, Marchionne…lo stesso Marchionne che a Rimini, un anno fa ebbe modo di decretare la fine “della lotta fra Capitale e lavoro, fra padroni e operai”. A smentire quest’affermazione, pensiamo a quanti eventi si sono accavallati in un solo anno, all’intensità della lotta di classe agita dal Capitale contro ogni forma di lavoro.
Quest’anno il Meeting è stato lanciato con lo slogan «E l’esistenza diventa un’immensa certezza».
Chi l’avrebbe mai detto? Una frase, un aforisma estratto dall’opera del fondatore, don Luigi Giussani (il Gius per i devoti).
In questa considerazione dovrebbe starci la risposta alla profonda incertezza che viene prodotta dalla crisi del capitalismo, dal vivere dentro la “società del rischio” che pervade ogni momento dell’esistenza dei neoproletari. Qual è dunque la “certezza” che ci viene proposta dai ciellini ? è la sicurezza “di una prospettiva d’infinito”, “di far parte di un movimento che non è guidato solo da menti umane”… in soldoni sono le certezze che derivano dalla “fede”.
A uno sguardo, con l’occhio del “materialista”, quel che appare immediatamente dal Meeting è un insieme di certezze non propriamente filosofico-religiose bensì più mondane, più materiali. E’ l’enorme organizzazione messa in atto, l’entità dei costi, la cifra dei finanziamenti ricevuti.
Se si vuol scorrere velocemente il lungo elenco di finanziamenti e sponsorizzazioni si ha una precisa fotografia di quelle che sono oggi le ramificazioni del gruppo di potere economico-politico-religioso costituito da Comunione e Liberazione e Compagnia delle Opere.
In una sola settimana al Meeting viene messo in campo un fatturato di circa 8 milioni e 400 mila euro. Come si vede “la certezza” ha basi ben solide che derivano da sponsorizzazioni di Regioni, Comuni, Province, Ministeri, Società a partecipazione pubblica (Ferrovie Nord, Poste Italiane, Trenitalia), grandi gruppi privati (Enel, Wind, Intesa San Paolo, Finmeccanica).
Le regioni Lazio, Friuli, la “povera” e in forte crisi Sardegna, la Lombardia, il comune di Roma, la “Casa del Welfare”… si sono prodigati a buttare i nostri soldi mentre si sta predisponendo una manovra “lacrime e sangue”, anche questi nostri. Fa un po’ specie trovare in questo elenco la provincia di Rimini (sostenuta dalla Federazione della Sinistra) elargire 37.000 euro e il comune di Rimini (con un assessore di Rifondazione) stanziare ben 55.000 euro. È la “trasversalità”, come usa da queste parti, un concetto molto caro a Comunione e Liberazione, una trasversalità che porta a Rimini, tutti gli anni sul finire di agosto, maggioranza ed opposizione politica, Coop “rosse” e grandi gruppi economico-finanziari, i cosiddetti “poteri forti”.

L’ascesa di Comunione e Liberazione: dal sacro al profano

CL nasce ufficialmente nel 1969 occupando uno spazio di tipo sostanzialmente teologico-clericale; fin dagli anni Settanta dimostra una notevole capacità d’intervento “organizzativo-confessionale” muovendosi come una macchina da guerra, in primo luogo nel mondo della formazione.
I “ragazzi” di don Giussani entrano nelle scuole e nelle università attraverso un proselitismo aggressivo facendosi portatori anche di una critica alle distorsioni dello sviluppo capitalistico, ai suoi effetti perversi, al consumismo individuato come primato dei beni materiali e come oscuramento di valori più profondi. Per certi aspetti Comunione e Liberazione ha manifestato la capacità di parlare ai sentimenti profondi dell’Italia di allora, assumendo contenuti della forza del PCI e della DC per fonderli in una sintesi originale. Da questa identità iniziale si sviluppa un lungo percorso che porterà CL nelle fila di Forza Italia e nelle schiere di Berlusconi. È una parabola per molti aspetti non dissimile da quella di molte sette evangeliche americane che evidenzia contenuti integralisti e una complessiva capacità di creare gruppi religioso-affaristici molto efficienti sapendo trovare le motivazioni all’impegno dentro la sfera dei valori (l’intero Meeting è retto dal lavoro volontario dei ciellini, che spesso sostengono le stesse spese del soggiorno). Da un punto di vista materiale quello di CL è stato un itinerario che si è configurato come “un’accumulazione di capitali” certamente supportato da una forte presenza di tematiche filosofico-religiose, una “sovrastruttura” ideologico-religiosa.
Il fervore religioso, la forte volontà di evangelizzazione, la spinta a “portare la dottrina di Cristo nella vita di tutti i giorni”, in un mondo dominato da un lato dal materialismo capitalista e dall’altro dal materialismo marxista, porta CL a teorizzare una sorta di “terza via”.  Sarà un percorso lineare che condurrà il gruppo a ritagliarsi uno spazio di autonomia dentro la chiesa e a costruire un centro di potere economico (capitalista ovviamente) e politico (sempre dominante) non indifferente, cementato da una religiosità intollerante e fanatica. Molto è stato scritto sull’occupazione di spazi politici ed economici da parte del gruppo-setta, andrebbe forse ripercorso lo stesso cammino ideologico: si scoprirebbe la capacità di mutazione di CL, il suo essere anche specchio delle trasformazioni sociali e culturali del Paese.
Solo per citare alcuni passaggi recenti ricordiamo il tentativo di riscrittura del Risorgimento italiano individuato come un momento nefasto (“giacobino-massonico”), perché si è realizzato senza l’egemonia o addirittura contro la Chiesa cattolica. O ancora, le pressioni esercitate dal gruppo sui ceti politici perché non firmassero la Costituzione dell’Unione Europea, in quanto non contiene precisi riferimenti alle “radici cristiane” dell’Europa. La stessa posizione sulla guerra in Iraq, con uno slogan del tipo: “con la pace, ma con l’America”, riesce nel miracolo di una sintesi impossibile distanziandosi dalla maggioranza del mondo cattolico. Il Meeting 2011 ha poi visto la mostra dedicata a “150 anni di sussidiarietà”, anche in questo caso una riscrittura della storia a uso e consumo dell’holding CL- Compagnia delle Opere (CdO), piegata al bisogno di far emergere la costruzione di un contropotere clerico-economico (né statale, né privato) nella società nel corso di 150 di storia italiana.
Il gran salto di qualità, verso la formazione di un vero e proprio soggetto di potere, si ha con la costituzione della CdO, il cui primo gruppo si forma a Milano nel 1986, anche se il progetto ha origini siciliane.
Con la CdO inizia la caccia nel mondano settore delle imprese che porterà il gruppo a diventare un’organizzazione ramificata sul territorio nazionale con articolazioni internazionali in 17 paesi che delineano il profilo di una multinazionale. Pochi numeri danno l’idea di quello che è oggi un soggetto complesso con un’impronta totalitaria nella cultura e nella concezione religiosa, con forti posizioni di potere e con l’uso spregiudicato della finanza pubblica. La CdO ha oggi 34.000 imprese affiliate con 41 sedi in Italia e un fatturato di ben 70 miliardi di euro; tre anni fa ha superato gli associati di Assolombarda con suoi aderenti posizionati in importanti posti di potere.
L’ascesa della Spa CL-CdO si sostanzia in passaggi di lucida strategia; in un primo tempo è il mondo della formazione, il settore privilegiato. Basandosi sulla compattezza e sul forte spirito identitario tipico di ogni gruppo chiuso e quindi potendo contare sulla partecipazione compatta al voto nelle Università (dove i votanti superano di poco il 10%), CL è riuscita a piazzare numerosi rappresentanti negli organismi universitari ritagliandosi finanziamenti e spazi fisici. Ancor più importante è stata la progressiva presa sull’istruzione sia come mezzo economico, sia come strumento di manipolazione del consenso: in breve tempo CL si è inserita nella maggior parte delle scuole cattoliche, che sono la grande maggioranza delle scuole private. Si comprende il forte sostegno alla privatizzazione della scuola pubblica e alla riforma Gelmini che si è manifestata a due livelli: dall’alto, usando i posti di potere occupati nel partito di maggioranza relativa (prima Forza Italia e poi il Pdl) Dal basso, riuscendo a mobilitare in modo compatto le sue truppe e coinvolgendo, ovviamente, le famiglie a favore dell’ampliamento dei finanziamenti alle scuole private. Il “colpo grosso” è venuto dall’occupazione di spazi nella sanità. L’holding CL-CdO raggiunge una tappa fondante mangiando la fetta più importante della Sanità della Lombardia di Formigoni, la prima tessera di CL, per poi estendersi verso il Nordest e guardando anche ad altre regioni. I vantaggi della privatizzazione della Sanità lombarda sono andati tutti a favore della CdO e sono andati a definire un modello erroneamente presentato come efficiente e poco costoso per i cittadini.
CL ha saputo incunearsi dentro il declino dello “Stato sociale” appropriandosi della tematica della “sussidiarietà”: dove non arriva, lo Stato subentra il privato, con tutti i suoi interessi di parte, come ben sappiamo (è un dato di fatto, ovviamente nessuna simpatia per lo statalismo).
Tutto il percorso di CL sta a indicare la sua capacità di autonomia, il non essere il “braccio” di nessuno, la piena consapevolezza dei propri interessi non disdegnando di muoversi in modo trasversale verso il PD e le cooperative “rosse”: la sua capacità espansiva, i suoi strumenti di comprensione delle trasformazioni sociali e culturali, la stessa flessibilità (spregiudicatezza: “il fine giustifica del tutto i mezzi”) sono troppo spesso sottovalutati.
Oggi, nel rapporto fra CL e CdO si sono pienamente invertite le funzioni : la CdO da braccio secolare, operativo, economico è diventato il polo predominante. La struttura (gli affari) ha egemonizzato l’aspetto economico-religioso (la sovrastruttura). Nulla di più inesatto pensare che il Meeting 2011 di CL sia stato una semplice ripetizione di un evento sempre uguale a se stesso. Non mutando la sua natura, la Spa CL-CdO si è ancora confermata come uno dei soggetti più dinamici del panorama cultural-politico italiano e proprio l’accentuazione dei caratteri di trasversalità sta a indicare che il gruppo si sta attrezzando al dopo Berlusconi, per anni il politico di riferimento. Come non ricordare gli striscioni che hanno accolto il premier e che recitavano: “Silvio dacci la luce” e in passato Andreotti accolto dalla platea al canto di “bello e impossibile”. I politici cambiano, CL rimane. Possono sembrare manifestazioni infantili, in realtà questa è la cifra, la misura esatta di quel che è il trust CL-CdO, un tempio affollato di mercanti che trattano affari nei sotto banchi della Chiesa.
Il tema del prossimo anno sarà “La natura dell’uomo è il rapporto con l’infinito” (sic!)…non si direbbe guardando le grandi cifre (economiche) ma pur sempre “finite” del Meeting di Rimini.

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