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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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Nuovi scenari mediorientali dietro all’accordo fra Israele ed Emirati. Verso la Nato araba.

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A pochi giorni dall’esplosione che ha distrutto la capitale libanese, gli scenari mediorientali sono animati dall’emergere di nuove alleanze, un accordo fra Israele ed Emirati Arabi. La chiamano svolta per la pace. Partono le relazioni diplomatiche fra i due paesi con dietro come grande regista dell’operazione l’amministrazione Trump.

Netanyahu ha momentaneamente sospeso il progetto di completa annessione della Cisgiordania dopo che per anni ha rosicchiato importanti territori palestinesi.

Nello sfondo di questa alleanza si delinea chiaramente un patto in funzione anti-iraniana. Da un lato la tecnologia civile e militare israeliana, il sostegno e la benedizione degli Stati Uniti, il ruolo di consulente del genero di Trump Jared Kushner suo consigliere speciale e fautore di questa alleanza, dall’altro i capitali delle petro-monarchie arabe.

Un progetto in funzione antipalestinese, perché l’obiettivo massimo è quello di annettere totalmente la Palestina allo stato di Israele. Allo stesso tempo l’alleanza in corso mira a destabilizzare l’Iran (e i suoi alleati) e chiunque abbia combattuto contro l’Isis e anche per l’autodeterminazione del popolo curdo.

L’alleanza fra Israele ed Emirati potrebbe essere solo l’inizio di altri accordi, con Oman, Bahrein, forse anche con l’Arabia Saudita, con l’evidente volontà di controllo di tutta l’area del Medio Oriente da parte dello Stato di Israele.

In un colpo solo Israele diventa non solo l’ago della bilancia e ottiene una pace con i paesi arabi dopo anni di avversione, ma si prepara la strada per la nascita di una sorta di Nato araba, anti-iraniana, anti-Hezbollah e in prospettiva anti-curda.

Un bilanciamento rispetto al potere sempre più forte della Turchia di Erdogan, con una provvisoria sospensione delle annessioni israeliane, dopo che gran parte dei territori, che dovevano essere restituiti ai palestinesi, sono diventati parte dello stato di Israele. L’annessione dell’area del Giordano è comunque un progetto solo rinviato, ma Israele diventa ancor più, per gli USA, il riferimento obbligato della nuova Nato mediorientale.

Nel frattempo in Libano è stato programmato uno stato di polizia con poteri speciali all’esercito in mezzo a un’emergenza sociale ed economica, resa ancor più drammatica dall’epidemia del Covid. Evidentemente la svolta neoautoritaria in Libano è parte integrante di quel riassetto del Medio Oriente che fa da sfondo all’accordo fra Israele ed Emirati Arabi.

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