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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Lo spettro delle pensioni si aggira per lo Stivale

pensioni

L'ufficio parlamentare di Bilancio parla di oltre 600 mila lavoratori/trici in uscita dal mondo del lavoro. Preoccupa Confindustria e il Governo l'uscita dal lavoro di chi ha poco più di 60 anni e potrebbe restare produttivo almeno per un lustro, allo stesso tempo l'esigenza di un cambio generazionale, nel privato e nel pubblico, è diventata insopprimibile.
I dati Inps dell'ultimo decennio sono poco utili per comprendere il futuro, dubitiamo che la generazione  nata a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta abbia iniziato , in numeri considerevoli come accedeva anni prima, a lavorare a 14\5 anni arrivando a maturare a 60 anni oltre 40 anni di contributi e pensioni lorde di 2000 euro mensili.

Lo spauracchio dei pensionamenti anticipati rispetto alla pensione di vecchiaia è stato utilizzato per allontanare ogni tipo di  discorso sull'abbassamento dell'età pensionabile, allo stesso tempo il vecchio calcolo dell'assegno previdenziale non si applicherà nell'immediato futuro (pensione lorda risultato degli anni di anzianità moltiplicati per l'ultima retribuzione lorda e con un tasso di rendimento a un tasso del 2%)  perché le pensioni sono ormai tutte dentro il sistema contributivo.

I padroni vorrebbero che a pagare il ringiovanimento della forza lavoro fosse lo Stato, cioè noi, con ammortizzatori sociali, ape sociale e una riforma della previdenza per favorire il ricambio generazionale. Contemporaneamente sanno bene di non avere formato giovani e senza formazione si va poco lontano, manca la forza lavoro specializzata da impiegare in produzione.

 Non è detto poi che molti scelgano la opzione quota 100, 62 anni e 38 minimi di contributi, le previsioni sono passibili di smentita, si parla di numeri imprecisati che vanno da 360mila  a 437mila: 212mila circa con una prospettiva di assegno a calcolo misto e 224mila a calcolo totalmente retributivo ( stando a Il Sole 24 Ore).

Grande continua ad essere la confusione sotto il cielo, eppure sarebbe semplice conteggiare i lavoratori precoci, quelli che hanno 41 anni di contributi dei quali uno almeno prima dei 19 anni, verificare i lavoratori disagiati e fare due conti abbastanza precisi sulla forza lavoro destinata alla pensione. Oscillando i numeri e le dichiarazioni sulla quota 100 si alimenta ad arte la confusione con il risultato di allarmare le autorità economiche e finanziarie e scegliere alla fine le soluzioni peggiori per i lavoratori e le lavoratrici.

Non a caso il superamento della Fornero, che poi superamento non sarà, avviene a costo di forti decurtazioni, molto dipenderà dalle condizioni economiche delle famiglie, chi deve contare a fine mese anche gli spiccioli difficile che possa rinunciare a decine di euro al mese.

I padroni sono infidi, da una parte chiedono la salvaguardia dei conti pubblici e il contenimento della spesa previdenziale ma poi non lesinano aiuti e richieste di nuovi ammortizzatori sociali, per il cambio generazionale non baderebbero a spese (i nuovi assunti avranno contratti sfavorevoli e costeranno alle imprese decisamente meno considerati anche gli sgravi fiscali per neo assunti) sempre che a pagare siano ovviamente le casse statali. Da qui la richiesta di incentivi forti per assumere i giovani ripetuta ogni settimana in tutte le iniziative pubbliche di Confindustria.

Le tematiche previdenziali e occupazionali dovrebbero essere argomento di battaglia per il sindacato, al contrario sono tutti in attesa del nuovo decreto legge dividendosi tra i tifosi del Governo e i partigiani del presidente Inps, Boeri, che da mesi rappresenta il punto di riferimento per quanti vorrebbero mantenere in toto l'impianto della Fornero e accelerare perfino sull'aumento dell'età pensionabile in base alle cosiddette aspettative di vita.
I lavoratori ridotti a tifosi sono lo specchio della paralisi in cui si trova oggi il sindacato schiavo ormai della subalternità\complicità a quei poteri economici e politici che dovrebbe invece contrastare.

Sono in molti a chiedersi se le pensioni di domani avranno reale potere di acquisto, noi siamo certi di no. Colpa della bassa crescita dell'economia oppure delle leggi che hanno affermato il sistema di calcolo contributivo senza meccanismi automatici di rivalutazione delle pensioni? Dal 1995 ad oggi l'età pensionabile è aumentata sempre più e le pensioni di quanti oggi hanno 50 anni saranno, a parità di anni contributivi, inferiori a quelle dei loro padri di un buon 20\30%

 l’uscita anticipata prevista dalla quota 100 non sarà a costo zero, molti parlano dei costi a carico dello Stato, noi invece guardiamo alle decurtazioni a carico dei lavoratori che ne beneficeranno, parliamo di chi ha 40 anni o quasi di contributi ma non ancora possiede l'età anagrafica. Mentre scriviamo, a fine Novembre, poco o nulla sappiamo dei contenuti definitivi della Legge.

Bassa crescita economica e alta disoccupazione, contrazione delle spese sociali, le politiche di austerità hanno bisogno di pensioni da fame, chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 sarà probabilmente un pensionato povero dopo anni di lavori precari e di retribuzioni intermittenti.

La formula contributiva ricordiamo che ha rappresentato una vera e propria sconfitta per il movimento reale perché, ai fini del calcolo dell'assegno previdenziale, tiene conto

  • della crescita del Pil (come se i salari e le pensioni fossero una variabile dipendente dai profitti aziendali e dalle rendite padronali)
  • dell’aspettativa di vita al momento del pensionamento (che di solito viene sempre considerata al rialzo quando invece nelle metropoli capitaliste ci si ammala e si muore con maggiore facilità e frequenza rispetto al passato)
  • della somma dei contributi versati durante il periodo lavorativo che in molti casi sono meno degli anni effettivamente lavorati.

La tenuta del sistema previdenziale e dei conti dello stato nell'epoca dell'austerità ha una vittima sacrificale: la forza lavoro precaria e quanti non riescono ad avere copertura assicurativa per 40 anni e anche in tal caso le pensioni saranno decisamente più basse del passato. 
Un paese che invecchia e deve affrontare il calo delle nascite (le politiche antimmigrazione non favoriscono certo la ripresa demografica) è un paese destinato ad avere sempre più pensionati (magari alla fame) e la spesa previdenziale è destinata, nei prossimi tre decenni, a crescere dell'’1 per cento, valore per altro in linea con le previsioni stesse del Fondo Monetario Internazionale

Le penalizzazioni della quota 100

gli automatismi previsti prevedono decurtazioni medie del 5 per cento per un solo anno di anticipo e del 25 per cento in caso di anticipo di 4 anni della pensione rispetto ai requisiti previsti dalla Legge Fornero. E poi chi opterà per l’anticipo non potrà cumulare la pensione con altre fonti di reddito da lavoro a meno che non voglia lavorare al nero, ipotesi alquanto probabile nel nostro paese considerato che mancano migliaia di ispettori del lavoro e la piaga del lavoro nero è sempre più diffusa

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