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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il Natale degli sgomberi e delle morti sul lavoro

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Solstizio di inverno, Festa della Luce o Nascita di Gesù, il Natale 2018 sarà all'insegna del presepe e dei valori della cristianità gettando nel dimenticatoio il messaggio del Vangelo. In ogni scuola troverai il presepe e il crocifisso ma non è detto che funzioni l'impianto di riscaldamento o sia attrezzata la palestra per le attività ginniche (mens sana in corpore sano è una massima comunista?) Simboli cristiani ma ignoranza crassa del messaggio evangelico.

Festività sotto l'egida della non accoglienza sancita dal Pacchetto sicurezza, giorni di festa per alcuni ma sicuramente non per gli ultimi. Il 2019 sarà l'anno della tolleranza zero verso gli occupanti di casa e i centri sociali, le direttive del Ministro Salvini sono costruite proprio per accelerare gli sgomberi degli immobili occupati da effettuare entro 15 mesi nei casi più difficili (in presenza di soggetti sociali fragili e particolarmente vulnerabili)

Sarà l'anno della emarginazione di migranti e richiedenti asilo, della criminalizzazione dei settori conflittuali per i quali sono già pronte le pene detentive previste dal Pacchetto sicurezza.

Il Governo non ha una visione reale della povertà, dietro alle invettive contro i migranti si nasconde poco o nulla, il teatrino della Manovra di Bilancio con innumerevoli testi succedutisi nel corso delle ultime settimane ci riporta a un esecutivo ostaggio di Confindustria, restio a interventi strutturali seri, capace di rimangiarsi molte delle promesse elettorali ma allo stesso tempo negare l'evidenza dei fatti scaricando la responsabilità delle proprie scelte sulle pressioni della Troika (innegabili e tali da far riscrivere parte della manovra) o deviando l'attenzione generale verso argomenti di facile presa come la rimozione dei campi rom, le discriminazioni verso i migranti per l'assegnazione delle case popolari o i posti negli asili nido comunali (ovviamente nessuno spiegherà che poco si investe nella costruzione di nidi e scuole pubbliche e ancor meno nella edificazione di nuove case)
Da alcuni studi recenti si evince che la povertà di buona parte dei nuclei familiari è legata non solo alla assenza di lavoro e di reddito ma ad occupazioni parziali, part time pari a poche ore settimanali. Il lavoro se full time e con retribuzioni dignitose è lo strumento adeguato a combattere le povertà, poi lo Stato dovrà fare la sua parte attraverso edilizia popolare, welfare, servizi a domanda individuale calmierati, sanità accessibile, ma è proprio il lavoro il grande assente, si torna a predicare sgravi fiscali e contributi a fondo perduto per le aziende nella speranza di creare occupazione ma ancora una volta il grande assente è il settore Pubblico. Non è casuale come, dopo anni di blocco, il 2019 avrebbe dovuto essere l'anno del turn over al 100% nella Pubblica amministrazione ma sembra che per risparmiare 100 milioni di euro si farà marcia indietro gettando servizi pubblici nel panico specie se la quota 100 determinerà l'uscita di tanti lavoratori e lavoratrici in possesso dei requisiti richiesti. La realtà del Bilancio smentisce il decreto Concretezza, poche assunzioni e senza turn over al 100%, qualcuno può ricordare al Governo che la Pubblica amministrazione non è composta solo da Ps, CC e Polizia Locale?

Torniamo alle feste che tali non saranno per le 1400 famiglie colpite direttamente dalle morti sul lavoro (inclusi i morti in itinere).

Dopo i tagli annunciati all'Inail (ma tutti silenti invece verso la riduzione degli oneri a carico delle imprese) sono insorti i sindacati e unanimi hanno chiesto al Governo di prevedere un apposito capitolo nella Manovra economica per finanziare progetti in formazione e sicurezza. In Italia, al 21 Dicembre del 2018, i morti ufficiali sul lavoro sono ben 694 ma se includiamo anche i decessi in itinere (nel tragitto tra casa e lavoro) arriviamo a quota 1400. Ogni fondo destinato alla sicurezza è ovviamente ben accetto, forse bisognerebbe porsi altre, e scomode, domande sull'utilizzo di questi soldi e sulla efficacia di tante campagne e progetti, talvolta è innegabile che le informazioni siano avulse dal lavoro vivo, operazioni di immagine ma con poca sostanza, un po' come quando si parla del benessere organizzativo con la riduzione degli organici e il raddoppio dei carichi di lavoro.

Dal 2010 ad oggi le aziende hanno ricevuto oltre 2 miliardi a fondo perduto, importante sarebbe conoscere quali benefici ci sono stati nelle stesse imprese, conoscere le buone e positive pratiche adottate per lavorare in salute e sicurezza. Non vogliamo criticare il bando Isi perché tutti i soldi destinati a salute e sicurezza sono ovviamente ben spesi ma qualche dubbio è opportuno averlo alla luce dell'aumento delle morti, dell'elevato numero di infortuni e malattie derivanti dal lavoro. Non sappiamo quale sia poi il controllo effettuato sulle imprese, dopo avere approvato un progetto, esiste una verifica della fase attuativa? E poi volendo agire in questa direzione quanti sono gli ispettori Inail disponibili?
Quali sono allora i progetti d’investimento e i modelli organizzativi adottati? E i progetti di bonifica? Gli investimenti in tecnologie non inquinanti? Sono domande semplici alle quali rispondere e su cui riflettere perché ormai siamo assuefatti al quotidiano bollettino di guerra con la lunga sequela di infortuni e di morti sul lavoro. Ci siamo abituati da troppo tempo all'idea che si possa morire sul lavoro o contrarre malattie mortali\invalidanti, la rabbia e lo sdegno non trovano più spazio adeguato anche nelle rivendicazioni, basti pensare che la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, l'abbassamento dell'età pensionabile non sono più punti cardine delle rivendicazioni sindacali. Da qui vogliamo ripartire restituendo la dovuta rilevanza alla salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici. Magari iniziamo a pensarci in questi giorni di festa, sia ben chiaro motivi per cui festeggiare ne vediamo assai pochi ma si sa, niente la società dei consumi impone comportamenti e stereotipi ai quali sottrarsi è sempre più difficile. Se non di festa siano allora i giorni del ripensamento!

Federico Giusti (Controlacrisi)

 

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Lunedì, 22 Luglio 2019

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