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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il controllo del lavoratore

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Quando il controllo sui lavoratori diventa sempre più asfissiante*

Il grande fratello non è una trasmissione televisiva ma realtà, dallo Statuto dei lavoratori del 1970 sono trascorsi quasi 50 anni, i controlli sui lavoratori sono diventati sempre più pressanti e invasivi, l'apporto della tecnologia li ha trasformati in strumenti con cui incutere paura e rassegnazione, soprattutto nell'era dei licenziamenti illegittimi senza obbligo di riassunzione. Badge sostituito dalle impronte digitali per accertare le presenze, smartphone attraverso cui tracciare, minuto dopo minuto, la presenza e la esatta posizione del dipendente, algoritmi utilizzati allo scopo di ridurre i tempi morti e intensificare lo sfruttamento.
Con il jobs act è stato ottenuto il ridimensionamento delle autorizzazioni di parte sindacale prima di procedere con i controlli a distanza, veniamo da anni nei quali aziende pubbliche e private hanno investito tanti soldi per controllare i propri dipendenti, in servizio o in malattia, con lo scopo di individuare condotte illegittime e procedere con i licenziamenti ma soprattutto al fine di incutere paura e imporre regole a solo vantaggio del profitto padronale.

Non stiamo a discutere sulla legittimità o meno di procedere con questi controlli ma ci soffermeremo solo sull'obiettivo perseguito adottando questi sistemi di controllo, obiettivi che mirano a seminare paura e a far recedere lavoratori e lavoratrici da atteggiamenti conflittuali con i datori di lavoro.

Di fatto i padroni hanno chiesto e ottenuto di essere esentati dalla richiesta di controllo sui dipendenti solo per motivi strettamente connessi alla attività lavorativa, anzi le informazioni acquisite possono essere utilizzate  per motivi disciplinari, basta solo rispettare la cosiddetta privacy (amara consolazione perché la nostra privacy viene violata ogni giorno).

Il compromesso era nell'aria, ossia salvaguardare le forme (la privacy appunto) ma potenziare al contempo gli strumenti di controllo sociali e lavorativi, considerare in senso ampio lo  “strumento di lavoro”, offrire maggiori informazioni  di facciata, invocare i cosiddetti controlli difensivi per aggirare alla fine la stessa privacy.

La riscrittura dell' art. 4 della legge 300\70 (Lo Statuto appunto)  per effettuare controlli anche   informatici (che sono ormai il cuore del problema) pur in presenza di certe circostanze e condizioni.

Per una piccola ragione può essere effettuato qualche controllo mirato su un dipendente e così possiamo essere spiati anche da remoto  ma tuttavia a una sola condizione : occorre la preventiva informazione del lavoratore stesso, condizione da tenere sempre in seria considerazione vista la disinformazione imperante sui pochi diritti sopravvissuti

Siamo certi che nei prossimi mesi arriveranno ulteriori novità e riscritture dell'art 4 della Legge 300 proprio per ampliare il sistema i controllo, del resto non mancano casi nei quali le aziende bloccano la navigazione in rete su innumerevoli siti limitandosi solo ad alcuni accessi o sentenze terminate con il licenziamento di chi sta troppo su facebook o utilizza la posta elettronica aziendale per un utilizzo non strettamente connesso alle attività lavorative.

E fate attenzione che queste pratiche ritenute illegittime non pregiudicano necessariamente la produttività del lavoratore o i suoi risultati, sono regole vigenti e alla occorrenza utilizzate per colpire la forza lavoro.

Il diritto del lavoro è sempre più minacciato, il grande fratello padronale è in agguato.

*Sindacato generale di base Pisa

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Martedì, 26 Marzo 2019

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