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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Rosa Luxemburg, a 100 anni dal suo assassinio

rosa

di  Michael Löwy*

Nel gennaio del 1919 Rosa Luxemburg, fondatrice del Partito comunista tedesco (Lega Spartachista) fu uccisa da un'unità dei Freikorps, banda di ufficiali e militari controrivoluzionari – futuro vivaio del partito nazista- inviati a Berlino dal ministro socialdemocratico Gustav Noske per finire la rivolta spartachista.

È, come Emiliano Zapata in quello stesso anno, una "vinta dalla storia". Ma il suo messaggio rimane vivo in ciò che Walter Benjamin definisce "la tradizione degli oppressi"; un messaggio allo stesso tempo, e inseparabilmente, marxista, rivoluzionario e umanista. Sia per quanto riguarda la critica del capitalismo come sistema disumano, la lotta contro il militarismo, il colonialismo, l'imperialismo, sia per la sua visione di una società emancipata e per la sua utopia di un mondo senza sfruttamento, senza alienazione e senza confini, questo umanesimo comunista attraversa come un filo rosso l'interezza dei suoi scritti politici e anche le sue corrispondenze, le sue emotive lettere dal carcere, lette e rilette da generazioni successive di giovani attivisti del movimento operaio.

Nella prospettiva di una rifondazione comunista per il XXI secolo vorrei evidenziare in particolare i quattro temi del suo pensiero: l'internazionalismo, la concezione aperta della storia, l'importanza della democrazia nel processo rivoluzionario e il suo interesse per le tradizioni comuniste pre-moderne.

L’internazionalismo

Nell'era della globalizzazione capitalista, della mondializzazione neoliberista, del dominio globale del grande capitale finanziario, dell'internazionalizzazione dell'economia al servizio del profitto, della speculazione e dell'accumulazione, la necessità di una risposta internazionale, di un’internazionalizzazione della resistenza, di un nuovo internazionalismo, è più attuale che mai. Tuttavia, poche figure del movimento operaio hanno incarnato così radicalmente come Rosa Luxemburg l'idea di internazionalismo, l'imperativo categorico dell’unità, dell’associazione, della cooperazione e della fraternità degli sfruttati e degli oppressi di tutti paesi e di tutti i continenti.

Inarrestabile avversaria dei progetti bellicisti dell'Impero Germanico, non ha mai smesso di denunciare il militarismo e la corsa agli armamenti. A tal proposito, si oppose alle torbide contrattazioni di Wolfgang Heine e Max Schippel, revisionisti della destra socialdemocratica, con il governo del Kaiser: il voto a favore dei crediti di guerra in cambio di misure sociali, il supporto al militarismo (rafforzamento della flotta navale) per creare posti di lavoro, ecc. Rifiutava gli pseudo-vantaggi ottenuti al prezzo di consolidare la forza militare che, prima o poi, sarebbe stata usata contro altri popoli, in Europa o nelle colonie, e persino contro gli stessi lavoratori tedeschi. (1)

Come è noto, insieme a Karl Liebknecht, è stata uno dei pochi leader del socialismo tedesco ed europeo che si oppose alla Sacra Unione e al voto a favore dei crediti di guerra nel 1914. Le autorità imperiali tedesche, con il sostegno della destra socialdemocratica – le fecero pagare caro per la sua coerente opposizione internazionalista alla guerra imprigionandola per la maggior parte del conflitto. È allora che definisce il suo punto di vista in un documento del 1916: "La patria dei proletari, alla difesa della quale tutto il resto deve essere subordinato, è l'Internazionale socialista" (2).

Di fronte al drammatico fallimento della Seconda Internazionale, decise di unirsi ad altri marxisti per creare una nuova Internazionale. Sognò la creazione di una nuova organizzazione internazionale di lavoratori e solo la morte le impedì di partecipare, insieme ai rivoluzionari russi, alla fondazione dell'Internazionale comunista nel 1919.

In pochi compresero, come lei, il pericolo mortale rappresentato per i lavoratori e le lavoratrici dal nazionalismo, dallo sciovinismo, dal razzismo, dalla xenofobia, dal militarismo e dall'espansionismo coloniale o imperiale. Il compito immediato del socialismo, scrisse nel documento spartachista del 1916, "è la liberazione spirituale del proletariato dalla tutela della borghesia, che si manifesta nell'influenza dell’ideologia nazionalista" (3). Ciò che lei intende con nazionalismo non è la cultura nazionale dei diversi popoli, ma l'ideologia che trasforma la Nazione in un valore politico e morale supremo, che deve subordinare tutto ("Deutschland über alles ").

Che si sia d'accordo o meno con le sue tesi sulla questione nazionale, non si può mettere in discussione la forza profetica dei suoi scritti. Uso la parola profeta nel suo senso biblico originale (così ben definito da Daniel Bensaid nei suoi ultimi scritti): non colui che cerca di "predire il futuro", ma colui che esprime un’anticipazione condizionata, che mette in guardia il popolo sui disastri che accadranno se non si prende un’altra strada.

Sempre nello stesso documento del 1916, avvisò: finché esisteranno il capitalismo e l'imperialismo ci saranno nuove guerre: "La pace mondiale non può essere assicurata da piani utopici o, in fondo, reazionari, come tribunali arbitrali internazionali di diplomatici capitalisti, accordi diplomatici come sul disarmo (...) federazioni di stati europei, unioni doganali centro-europee o cose simili. L'imperialismo, il militarismo e le guerre non potranno essere eliminati o limitati finché le classi capitaliste continuano ad esercitare incontrastate il loro dominio di classe "(4).

Le sue intuizioni sono state profetiche nella misura in cui i peggiori crimini del XX secolo - dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale (Auschwitz, Hiroshima) e oltre- sono stati commessi in nome del nazionalismo, dell'egemonia nazionale, della difesa nazionale, dello spazio vitale nazionale e così via. Lo stalinismo anche è il prodotto di una degenerazione nazionalista dello stato sovietico, materializzata nello slogan del socialismo in un solo paese.

Si possono criticare alcune delle sue posizioni sulle rivendicazioni nazionali (al contrario di Lenin, si opponeva al diritto all'autodeterminazione dei popoli e proponeva piuttosto una forma di autonomia nazionale), ma vide chiaramente i pericoli delle politiche nazionali degli Stati: conflitti territoriali, pulizia etnica, oppressione delle minoranze. Non poté prevedere i genocidi...

Una concezione aperta della storia

In secondo luogo, e dopo un secolo che non solo è stato quello degli estremi (Eric Hobsbawm), ma anche delle espressioni più brutali della barbarie della storia dell'umanità, non possiamo che ammirare un pensiero rivoluzionario come quello di Rosa Luxemburg, che ha saputo rifiutare l'ideologia confortevole e conformista del progresso lineare, il fatalismo ottimista e l'evoluzionismo passivo della socialdemocrazia, la pericolosa illusione - di cui Walter Benjamin parla nelle sue Tesi del 1940 – secondo cui bastava nuotare nella direzione della corrente, lasciar agire le condizioni oggettive. Quando nel 1915 scrisse nell'opuscolo La crisi della socialdemocrazia (firmato con lo pseudonimo di Junius), lo slogan "socialismo o barbarie", Rosa Luxemburg ruppe con la concezione -di origine borghese- della storia come un progresso irresistibile, inevitabile, garantito dalle leggi oggettive dello sviluppo economico o dell'evoluzione sociale. Una concezione molto ben definita da Gyorgy Valentinovitch Plekhanov, che aveva scritto: "La vittoria del nostro programma è inevitabile come il sorgere del sole al mattino." La conclusione politica di questa ideologia progressista non poteva essere altro che la passività: nessuno avrebbe avuto l'idea assurda di lottare, rischiando la vita, per ottenere il sorgere del sole al mattino...

Soffermiamoci un po' sul significato politico e filosofico dello slogan "Socialismo o barbarie". È suggerito in alcuni testi di Marx o Engels, ma è Rosa Luxemburg a dargli una formulazione esplicita e definita. Essa implica la percezione della storia come un processo aperto, come una serie di biforcazioni in cui il fattore soggettivo - coscienza, organizzazione, iniziativa - degli oppressi è un fattore decisivo. [Per arrivare al socialismo] Non si tratta del maturare dei frutti basandosi sulle leggi naturali dell'economia o della storia, ma di agire prima che sia troppo tardi. Perché l'altra parte dell'equazione è il sinistro pericolo: la barbarie. Con questo termine, Rosa Luxemburg non definisce una regressione impossibile a un passato tribale, primitivo o selvaggio: dal suo punto di vista, si tratta di un imbarbarimento del tutto moderno, di cui la Prima guerra mondiale era un grande esempio, piuttosto peggiore nella sua disumanità mortifera, delle pratiche guerriere dei barbari conquistatori alla fine dell'Impero Romano. Mai prima di allora erano stati messi a servizio di una politica imperialista e di massacri su così vasta scala tecnologie moderne come carri armati, gas o aviazione militare.

Dal punto di vista della storia del XX secolo, lo slogan di Rosa Luxemburg acquisisce anche un carattere visionario: la sconfitta del socialismo in Germania ha aperto la strada alla vittoria del fascismo di Hitler e, in seguito, alla Seconda guerra mondiale e alle più mostruose forme di barbarie moderna che l'umanità abbia mai conosciuto, di cui il nome di Auschwitz è diventato un simbolo.

Non è un caso che l’espressione socialismo o barbarie sia diventata bandiera e simbolo di riconoscimento di uno dei gruppi più creativi della sinistra marxista della Francia del dopoguerra: il gruppo che esisteva intorno alla rivista con lo stesso nome durante gli anni '50 e '60, animato da Cornelius Castoriadis e Claude Lefort.

La disgiunzione che caratterizza il lemma di Rosa Luxemburg è ancora attuale al giorno d’oggi. Il lungo periodo di declino delle forze rivoluzionarie -da cui cominciamo a uscire poco a poco-è stato accompagnato dalla proliferazione di guerre e massacri di pulizia etnica, dai Balcani fino all'Africa, dall'aumento di razzismo, sciovinismo e estremismi di tutti i tipi, anche nel cuore dell'Europa civilizzata.

Ma c'è un nuovo pericolo che Rosa non aveva previsto. Ernest Mandel, nei suoi ultimi scritti, disse che la disgiunzione per l'umanità del XXI secolo non sarebbe stata più, come nel 1915, socialismo o barbarie, ma socialismo o morte. Comprese il rischio di una catastrofe ecologica come risultato dell'espansione capitalista globale, con la sua logica distruttiva per l'ambiente. Se il socialismo non viene a interrompere questa corsa folle verso il precipizio - della quale l'aumento della temperatura del pianeta e la distruzione dello strato di ozono sono gli elementi più visibili- ciò che è minacciato la sopravvivenza stessa della specie umana.

La democrazia nel socialismo

In terzo luogo, di fronte al fallimento storico dalle principali correnti del movimento operaio, cioè, da un lato, il crollo inglorioso del cosiddetto socialismo reale – erede di 60 anni di stalinismo - e, dall'altro, la sottomissione passiva (in quei casi in cui non è stata una adesione attiva) della socialdemocrazia alle regole del gioco capitalista neoliberista mondiale, l'alternativa rappresentata da Rosa Luxemburg, cioè un socialismo allo stesso tempo autenticamente rivoluzionario e radicalmente democratico, appare più attuale che mai.

Mentre era militante del movimento operaio nell'impero zarista – fu tra i fondatori del Partito Socialdemocratico di Polonia e Lituania, affiliato al Partito socialdemocratico dei lavoratori russo -, criticò le tendenze dal suo punto di vista troppo autoritarie e centraliste, delle tesi difese da Lenin prima del 1905. Le sue critiche coincidevano su questo punto con quelle del giovane Trotsky ne I nostri compiti politici (1904).

Allo stesso tempo, mentre era leader dell'ala sinistra della socialdemocrazia tedesca, si batté contro la tendenza a monopolizzare le decisioni politiche da parte della burocrazia sindacale e politica delle delegazioni. Lo sciopero generale russo del 1905 le sembro un esempio da seguire in Germania: aveva più fiducia nell'iniziativa delle basi operaie che nelle sagge decisioni degli organi direttivi del movimento operaio tedesco.

Venendo a sapere in carcere degli eventi dell'ottobre 1917, solidarizzò immediatamente con i rivoluzionari russi. In un opuscolo sulla Rivoluzione russa scritto in carcere nel 1918, che è stato pubblicato solo (nel 1921) dopo la sua morte, salutava con entusiasmo questo grande atto storico di emancipazione e offriva un caloroso tributo a i leader rivoluzionari dell’ottobre:

"Tutto quello che poteva offrire un partito in un dato momento storico, in termini di coraggio, visione e coerenza rivoluzionaria, Lenin, Trotsky e gli altri compagni lo hanno in gran parte fornito. I bolscevichi hanno rappresentato tutto l'onore e la capacità rivoluzionaria che mancava alla socialdemocrazia occidentale: la loro insurrezione di ottobre non solo ha davvero salvato la rivoluzione russa, ma ha anche salvato l'onore del socialismo internazionale ".

Questa solidarietà non le impedisce di criticare ciò che le sembra sbagliato o pericoloso nella loro politica. Se alcune delle sue critiche - sull'autodeterminazione nazionale o sulla distribuzione della terra - sono altamente discutibili e poco realistiche, altre, in relazione alla questione della democrazia, sono totalmente pertinenti e di straordinaria rilevanza. Partendo dalla base dell'impossibilità per i bolscevichi - nelle drammatiche circostanze della guerra civile e dell'intervento straniero - di creare "per magia, la più bella delle democrazie", Rosa Luxemburg attira l'attenzione sul rischio di uno slittamento autoritario e definisce alcuni principi fondamentali della democrazia rivoluzionaria:

"La libertà solo per coloro che sostengono il governo, solo per i membri di un partito (non importa quanto numerosi) non è affatto la libertà. La libertà è sempre ed esclusivamente la libertà per coloro che la pensano diversamente. (…) Senza elezioni generali, senza una libertà di stampa e di incontro senza restrizioni, senza una libera battaglia di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica, diventa una semplice apparenza di vita, in cui solo la burocrazia rimane come elemento attivo ".

È difficile non riconoscere l'importanza di questa argomentazione. Pochi anni dopo, la burocrazia monopolizzò tutto il potere, eliminando progressivamente le e i rivoluzionari dell'ottobre 1917, che negli anni '30 vennero sterminati senza pietà.

Comunismo e comunità primitiva

In quarto luogo, l'interesse di Rosa Luxemburg per la comunità primitiva è molto meno conosciuto e, pertanto, gli dedicheremo particolare attenzione in questo articolo. Il tema centrale della sua Introduzione all'economia politica (manoscritto incompiuto pubblicato da Paul Levi nel 1915) è l'analisi di quella che lei chiama la società comunista primitiva e la sua contrapposizione alla società capitalista mercantile. È vero che è un testo incompleto, scritto in carcere intorno al 1916 a partire dalle note del suo corso di economia politica nella scuola del Partito socialdemocratico (1907-1914); aveva programmato altri capitoli che non sono stati scritti o sono andati persi. Ma questo non spiega perché i capitoli dedicati alla società comunista primitiva e alla sua dissoluzione occupino più pagine di quelle dedicate alla produzione mercantile, al lavoro salariato e alle tendenze dell'economia capitalista nel suo insieme!

Questo insolito modo di approcciare l'economia politica è probabilmente uno dei motivi principali per cui a questo libro non è stata prestata molta attenzione, è stato relegato o ignorato dalla maggior parte degli economisti marxisti e persino da biografi o specialisti delle opere di Rosa Luxemburg. Paul Frölich è una delle rare eccezioni, oltre a Ernest Mandel, autore della prefazione all'edizione francese. Al contrario, Nettl a malapena fa riferimento ad esso e non offre alcuna informazione o commento sul suo contenuto. Per quanto riguarda l'Istituto Marx-Engels-Lenin-Stalin di Berlino Est, responsabile della redazione del testo nel 1951, sostiene (nella sua introduzione) che sia una "presentazione popolare degli elementi fondamentali del modo di produzione capitalista", senza fare alcun riferimento al fatto che quasi la metà del libro è in realtà dedicata al comunismo primitivo... (5). Tuttavia, dal nostro punto di vista, ciò che dà valore a questo libro è proprio la sua visione delle comunità precapitaliste e il suo modo critico e originale di concepire l'evoluzione delle formazioni sociali, da un punto di vista orientato, come direbbe Walter Benjamin, a spazzolare la storia contropelo.

* * *

Come spiegare l'interesse di Rosa Luxemburg per le comunità primitive? Da un lato, è evidente che nell'esistenza di queste antiche società comuniste ella vede un modo per scuotere e persino distruggere "la vecchia nozione del carattere eterno della proprietà privata e della sua esistenza fin dall'origine del mondo" (6). E’ dovuto all'incapacità di concepire la proprietà comune e all'incomprensione di tutto ciò che non assomigli alla civiltà capitalista il fatto che gli economisti borghesi rifiutino ostinatamente di riconoscere l’esistenza storica delle comunità. Quindi, per Rosa Luxemburg si tratta di un elemento di lotta teorica e politica su un aspetto fondamentale della scienza economica. D'altra parte, dal suo punto di vista, il comunismo primitivo costituisce un prezioso riferimento storico per criticare il capitalismo, per esporre il suo carattere irrazionale, reificato, anarchico e per evidenziare la radicale opposizione tra valore d'uso e valore di scambio.

Come giustamente sottolinea Mandel nella prefazione, "la spiegazione delle differenze fondamentali tra un'economia basata sulla produzione di valori d'uso progettati per soddisfare le esigenze dei produttori, e un’economia basata sulla produzione di merci, occupa la maggior parte di questo libro "(7). Per lei si tratta di trovare e salvare dal passato primitivo tutto ciò che possa, in qualche misura, prefigurare il comunismo moderno.

Questo atteggiamento di Rosa Luxemburg non è estraneo a una certa affinità con le concezioni romantiche della storia, che rifiutano l'ideologia borghese del progresso e criticano gli aspetti inumani della civiltà industriale/capitalista (da qui, del resto, il suo interesse per il lavoro di un economista romantico come Sismondi). Mentre il romanticismo tradizionale mira a ripristinare un passato idealizzato, il romanticismo rivoluzionario a cui si avvicina Rosa Luxemburg cerca in certe forme del passato precapitalista elementi e aspetti che anticipino il futuro post-capitalista.

Nei loro scritti e corrispondenze, Marx ed Engels avevano già richiamato l'attenzione sulle opere dello storico (romantico) Georg Ludwig von Maurer in relazione alla vecchia comune germanica (mark). Come loro, Rosa Luxemburg studiò con passione gli scritti di Maurer e si meravigliò del funzionamento democratico ed egualitario della Comune e della sua trasparenza sociali: "E' impossibile immaginare qualcosa al tempo stesso più semplice e più armonioso che questo sistema economico della vecchia marca germanica. L'intero meccanismo della vita sociale appare con assoluta chiarezza. Un piano rigoroso e una solida organizzazione coinvolgono in essa l'attività di ciascuno integrandolo nel tutto come un pezzo. Il punto di partenza e la fine dell'intera organizzazione sono i bisogni diretti della vita quotidiana e la soddisfazione di questi, per tutti (8).

Ciò che ella valorizza e mette allo scoperto sono gli elementi di questa formazione comunista primitiva che si oppongono al capitalismo e che la rendono, in una certa misura, umanamente superiore alla civiltà industriale borghese. "Quindi, duemila anni fa, e anche prima, in quella remota antichità dei popoli germanici di cui la storia scritta non sa ancora nulla, vigevano tra i tedeschi condizioni radicalmente diverse da quelle attuali".

"Non si conosceva allora lo Stato con leggi coercitive scritta, la divisione tra ricchi e poveri, dominatori e lavoratori" (9).

Basandosi sul lavoro dello storico russo Maxime Kovalevsky (del quale già Marx si era interessato molto), Rosa Luxemburg insiste sull'universalità del comunismo agrario come la forma generale della società umana in una certa fase del suo sviluppo, che si trova sia tra gli indiani d’America, gli Incas, gli Aztechi, sia tra i Kabyle, le tribù africane e gli indù. L'esempio peruviano le sembra particolarmente significativo e, anche lì, non manca di suggerire un confronto tra la Marca degli Incas e la società civilizzata: "La moderna arte di nutrirsi esclusivamente del lavoro degli altri e fare del proprio ozio l’attributo del dominio, era ancora estranea all’essenza di questa organizzazione sociale in cui la proprietà comune e l'obbligo generale di lavorare costituivano tradizioni popolari profondamente radicate". Esprime anche ammirazione per "la fantastica tenacia del popolo indiano e dei meccanismi della comunità della Marca, visto che si sono conservati resti di entrambe, nonostante tutto, fino al XIX secolo" (10). Venti anni più tardi, l'eminente pensatore marxista peruviano José Carlos Mariátegui presenta un punto di vista che mostra una coincidenza importante con le idee di Rosa Luxemburg (della quale certamente ignorava le osservazioni sul Perù): il socialismo moderno deve basarsi sulle tradizioni indigene risalenti al comunismo Inca, per far unire alla sua lotta le masse contadine.

Ora, in questo campo, l'autore più importante per Rosa Luxemburg - come per Engels ne L'origine della famiglia - è l'antropologo americano L. H. Morgan. Traendo ispirazione dal suo classico lavoro (Ancient Society, 1877), va oltre Marx ed Engels e sviluppa tutta una visione spettacolare della storia, una concezione innovativa e audace dell'evoluzione millenaria dell'umanità, nella quale la civiltà attuale con “la sua proprietà privata, il suo dominio di classe, il suo dominio maschile, lo Stato e il suo matrimonio coercitivo" appare come una semplice parentesi, una transizione tra la società comunista primitiva e la società comunista del futuro. L’idea romantico/rivoluzionaria del rapporto tra il passato e il futuro appare qui in modo esplicito: "La nobile tradizione del passato lontano ha allungato la mano agli sforzi rivoluzionari del futuro, il cerchio della conoscenza si è chiuso armonicamente e, da questo punto di vista , l'attuale mondo di dominazione e sfruttamento di classe, che pretendeva di essere la totalità della cultura, l'obiettivo più alto nella storia del mondo, si è svelato semplicemente come una tappa minuscola e temporanea della grande marcia in avanti dell'umanità "(11).

Da questa prospettiva, la colonizzazione europea dei popoli del Terzo Mondo le sembra fondamentalmente un'attività socialmente distruttiva, barbara e disumana; come è il caso, soprattutto, dell'occupazione britannica delle Indie, che saccheggiò e disintegrò le strutture comuniste agrarie tradizionali, con tragiche conseguenze per i contadini. Rosa Luxemburg condivide con Marx la convinzione che l'imperialismo porti il progresso economico ai paesi colonizzati, sebbene lo faccia attraverso "gli infami metodi di una società di classe" (12).

Tuttavia, mentre Marx, senza nascondere la sua indignazione per questi metodi, insiste in particolare sul ruolo economicamente progressista delle ferrovie introdotte dall'Inghilterra in India, Rosa Luxemburg pone maggiormente l'accento sulle conseguenze socialmente disastrose del progresso capitalistico: "I vecchi legami furono rotti, il tranquillo isolamento del comunismo fu spazzato via e sostituito dalla denuncia, la discordia, la disuguaglianza e lo sfruttamento. Il risultato furono enormi latifondi, da un lato, e dall'altro masse di milioni di contadini. La proprietà privata ha fatto il suo ingresso in India e, con essa, il tifo, la fame e lo scorbuto divennero gli ospiti permanenti delle pianure del Gange "(13).

Questo problema non è solo affrontato nell’Introduzione all'economia politica, ma anche ne L’accumulazione del capitale, dove critica ancora una volta il ruolo storico del colonialismo inglese e si indigna per il criminale disprezzo manifestato dai conquistatori europei verso il sistema di irrigazione tradizionale: il capitale, nella sua vorace cecità, "non è in grado di vedere abbastanza lontano da riconoscere i monumenti economici di una civiltà più antica"; la politica coloniale produsse il declino di questo sistema tradizionale e, di conseguenza, la fame iniziò, nel 1867, a causare milioni di vittime in India. Per quanto riguarda la colonizzazione francese in Algeria, essa fu caratterizzata, dal suo punto di vista, da un tentativo sistematico e deliberato di distruggere e disperdere la proprietà comunale, portando alla rovina economica della popolazione indigena.

Ma al di là di questi esempi, è il sistema coloniale nel suo complesso -quello spagnolo, portoghese, olandese, inglese, tedesco, in America Latina, in Africa o in Asia - ciò che denuncia Rosa Luxemburg, la quale si colloca fermamente nel punto di vista delle vittime del progresso capitalista: "Per tutti i popoli primitivi dei paesi coloniali il passaggio dalle condizioni comuniste primitive a quelle capitaliste moderne si è verificata come una catastrofe improvvisa, come un'indescrivibile disgrazia piena di orribili sofferenze "(15). Questa preoccupazione per la condizione sociale delle popolazioni colonizzate è uno dei segni della sorprendente modernità di questo testo; specialmente se confrontato con l'equivalente libro di Kautsky (pubblicato nel 1886), in cui i popoli non europei sono praticamente assenti (16).

Questa analisi mostra la solidarietà di Rosa Luxemburg con la lotta degli indigeni contro le metropoli imperialiste; lotta della quale percepisce la resistenza tenace e degna di ammirazione delle vecchie tradizioni comuniste contro la ricerca del profitto e contro l'europeizzazione capitalista. Implicitamente, ecco l'idea di un'alleanza tra la lotta anti-coloniale di questi popoli e la lotta anticapitalista del proletariato moderno come una convergenza rivoluzionaria tra il vecchio e il nuovo comunismo... (17)

Secondo Gilbert Badia, il cui libro su Rosa Luxemburg è uno dei rari casi in cui viene esaminata criticamente questo tema, nella Introduzione all'economia politica le vecchie strutture delle società colonizzate vengono spesso presentate come fisse "e radicalmente opposte, in un contrasto bianco-nero, al capitalismo. " In altre parole "A queste comunità dotate di tutte le virtù e concepite come quasi inamovibile, Rosa Luxemburg oppone il ruolo distruttivo del capitalismo che non ha nulla di progressista. Siamo ben lontani dalla borghesia conquistatrice evocata da Marx nel Manifesto" (18) .

Queste obiezioni non sembrano giustificate per via dei seguenti motivi: 1) Rosa Luxemburg non vede le comunità come fisse e immobili: al contrario, mostra le loro contraddizioni e trasformazioni. Indica che "La società comunista primitiva porta con il suo sviluppo interno allo sviluppo della disuguaglianza e del dispotismo" (19); 2) Non nega il ruolo economicamente progressista del capitalismo, ma denuncia gli aspetti immondi e socialmente regressivi della colonizzazione capitalista; 3) sebbene metta in evidenza gli aspetti positivi del comunismo primitivo, in contrasto con la civiltà borghese, dall’altro lato non nasconde i suoi limiti e difetti: ristrettezza locale, basso livello di produttività del lavoro e di sviluppo della civiltà, l'impotenza contro la natura, la violenza brutale, lo stato di guerra permanente tra comunità, ecc. (20); 4) In realtà, il punto di vista di Rosa Luxemburg è molto lontano dall'inno borghese di Marx nel 1848; al contrario, è molto vicino allo spirito del capitolo XXXI del Capitale (genesi del capitalismo industriale) in cui Marx descrive le barbarie e atrocità della colonizzazione europea.

In realtà, rispetto alla comunità rurale russa, Rosa Luxemburg ha una visione molto più critica di Marx stesso. Partendo dall'analisi di Engels, che alla fine dell'Ottocento vide il declino dell'Obščina e la sua degenerazione, mostra, attraverso questo esempio, i limiti storici della comunità tradizionale e la necessità di superarla (21).

Il suo sguardo è decisamente diretto verso il futuro e qui si allontana dal romanticismo economico in generale e dai populisti russi in particolare, per enfatizzare "la differenza fondamentale tra l'economia del mondo socialista del futuro e i primitivi gruppi comunisti della preistoria. "(22).

***
Concentrando l'attenzione su questi testi, abbiamo voluto solo salvare dall'oblio un capitolo sconosciuto delle opere di Rosa Luxemburg. Ci sembra che apportino molto di più di un punto di vista erudito sulla storia economica: suggeriscono un altro modo di pensare il passato e il presente, la storicità sociale, il progresso, la modernità. Confrontando la civiltà capitalista industriale con il passato comunitario dell'umanità. Rosa Luxemburg rompe con l'evoluzionismo lineare, con il progressismo positivista, con il darwinismo sociale e tutte le interpretazioni del marxismo che lo riducono ad una versione più avanzata della filosofia di Monsieur Homais [personaggio inventato del romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert]. In definitiva, questi testi propongono il significato della concezione marxista della storia.

E al giorno d’oggi, mentre in varie regioni del mondo, soprattutto in America Latina - Messico, Ecuador, Bolivia, Perù tra gli altri-, assistiamo alla lotta delle comunità contadine e indigene, con tradizioni pre-capitaliste ancora molto vive, in difesa delle foreste, delle loro terra e dei loro fiumi contro le multinazionali petrolifere e minerarie, contro il business agroalimentare capitalista e le politiche neoliberiste del governo, responsabili dei più grandi disastri sociali ed ecologici, questi testi acquistano una rinnovata rilevanza.

NOTE:
1 / Si legga in proposito la penetrante analisi di questo episodio di Lelio Basso nella sua Introduzione a R.L., Scritti politici, Roma, Editori Riuniti, 1967, pp. 26-37 con l'incomprensione del biografo accademico JPNettl, che ha visto nella sua critica del militarismo e di Schippel più di un esercizio "sterile e formale", che condannava alla disoccupazione i lavoratori, che per Rosa Luxemburg sarebbe un "stimolo necessario per la lotta di classe"! cf. J.P.Nettl, Rosa Luxemburg, London, Oxford University Press, 1966, vol. I, pp. 216-217.

2 / Rosa Luxemburg, Tesi sui compiti della socialdemocrazia internazionale, nel pensiero di Rosa Luexemburg antologia da José María Aubet. Ediciones del Serbal 1st edition 1983. Disponibile su https://www.marxists.org/espanol/luxem/1916/xx.htm

3 / Ibid.

4 / Ibid.

5 / Vedi Paul Frölich, Rosa Luxemburg, Parigi, Maspéro, 1965, p. 189-192; Ernest Mandel, "Prefazione" a Rosa Luxemburg, Introduction à l'Economie Politique, Paris, Éditions Anthropos, 1970; P. Nettl, Rosa Luxemburg. Oxford University Press, 1969, p. 265; Marx-Engels-Lenin-Stalin Institut der beim ZK SED, "Bemerkungen zu Rosa Luxemburgs Einführung in die Nationalôkonomic" in Rosa Luxemburg, Ausgewählte Reden und Schriften, Berlino, Dietz Verlag, 1955, p. 403-410.

6 / Rosa Luxemburg, Introduzione all’economia politica.

7 / E. Mandel, Prefazione a IEP, p. XVIII, disponibile su http://www.ernestmandel.org/new/ecrits/article/preface-a-introduction-a-l

8 / R. Lussemburgo. IEP, p. 83.

9 / Ibid. p. 45.

10 / Ibid, pp. 58.

11 / Ibid., P. 56.

12 / Ibid., Pp. 108

13 / Ibid. P. 49. Questo frammento sembra suggerire una visione idilliaca della struttura sociale tradizionale in India: tuttavia, in un altro capitolo del libro, Rosa Luxemburg riconosce l'esistenza, oltre alle comunità rurali, di un potere dispotico e di una casta di sacerdoti privilegiati che hanno istituito rapporti di sfruttamento e disuguaglianza sociale.

14 / Rosa Luxemburg, The Accumulation of Capital, London, Routledge e Kegan Paul, 1951, pp. 376, 380

15 / IEP, p.120.

16 / Vedi la prefazione di E. Mandel, IEP, p. XVII-XVIII.

17 / IEP, p. 92.

18 / G. Badia, Rosa Luxemburg. Giornalista, Polémiste. Révolutionnaire, Paris, Éditions Sociales 1975, p. 498, 501.

19 / IEP. p. 158.

20 /, pp. 85.

21 / lbid..p. 102.

22 /, p.80. Nello stesso contesto, Rosa Luxemburg riconosce (come Marx) che "la società capitalista offre per la prima volta la possibilità storica di realizzare il socialismo", in particolare attraverso l'unificazione economica del mondo e lo sviluppo delle forze produttive.

*Fonte: https://vientosur.info/spip.php?article14528

Traduzione di Marta Autore per Communianet

 

Note a margine di un fine settimana antifascista e...
Medioriente ancora di salvezza del capitalismo ita...

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