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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Fiat-Chrysler e Peugeot a un passo dalla fusione.

accordooo

Sulle pagine di un importante quotidiano nazionale due interviste ad altrettanti operai, uno italiano e uno francese, il primo speranzoso verso i processi in atto, il secondo guardingo e memore di quanto accaduto negli ultimi anni, coscienza e memoria viva alimentano il conflitto di classe.
Forse, ma dubitiamo, sono stati presi a caso i due operai, il francese sarà un quadro sindacale e l'italiano un operaio senza coscienza, ma queste due interviste sono eloquenti dello stato di salute sindacale in Italia con una classe operaia tanto rassegnata quanto subalterna verso i datori di lavoro, capace solo di chiedere allo Stato (assente ogni qual volta si parla di indirizzi e programmazione delle politiche economiche) ammortizzatori sociali.
Quanto accade oggi ci riporta alla mente i processi di alcuni anni fa quando gran parte dei sindacati meccanici presero per buone le promesse degli Agnelli sul rilancio di Pomigliano e Mirafiori, accettarono senza dir nulla l'uscita da Confindustria e l'imposizione di un nuovo contratto dalla firma del quale dipendevano le stesse relazioni sindacali (i padroni sono stati antesignani del Testo unico sulla rappresentanza)
Intanto l’amministratore delegato che guiderà i due marchi sarà Carlo Tavares, naturalizzato francese ma di origini portoghese, manager globale alla Marchionne per intenderci. Tavares è un tagliatore di teste, il suo biglietto da visita è quello di salvatore della Opel, marchio tedesco comprato dalla Peugeot nel 2017 dall'americana Ford, pieno di debiti e rilanciato dopo migliaia di licenziamenti.
E i francesi nel nuovo asset dirigenziale sembrano essere in grande vantaggio rispetto ai padroni italo-americani.
La macchina elettrica è la grande scommessa, nel giro di pochi anni resisteranno solo poche case produttrici, altre dovranno cedere il passo, subire processi di fusione non prima di avere chiuso impianti produttivi con migliaia di licenziamenti.
I processi di ristrutturazione capitalistica, le produzioni green stanno accelerando i tempi , sulla operazione pesa l'incognita del Governo Francese visti i silenzi di quello italiano.
Nel nostro paese i ministri  e le forze politiche sembrano non avere nulla da dire sui processi in atto, ricordiamoci che la mancata fusione tra Fiat-Chrysler  e Renault fu causata dai veti del Governo Francese , e da quelli della Nissan,  in questo caso l'incognita potrebbe essere rappresentata dai cinesi di Dongfengche che detengono una quota delle azioni del marchio francese (oggi poco più del 12%, domani la metà).
 Il ruolo dei cinesi è più rilevante di quanto si pensi, anzi rappresenta la porta di ingresso nel mercato asiatico ma ancora più importante sarà il valore delle quote azionarie, le ripercussioni in Borsa sul valore dei titoli.
E poi,  sempre che il Governo Francese non ponga veti alla operazione, veti che nel caso di Renault ci furono ma in questo caso restano invece improbabili, chi comanderà effettivamente nel nuovo grande marchio? Fusioni alla pari, salvaguardia dei titoli, nascerà il quarto gruppo produttivo al mondo con 8,7 milioni di vetture all'anno, resta l'incognita della Cina (ove potrebbero esserci, come leggiamo su Il Sole 24 ore, migliaia di licenziamenti) e più in generale dei mercati asiatici. Nei fatti gli italiani guadagnano un incredibile vantaggio finanziario e azionario lasciando ai francesi il controllo della nuova azienda.
Processi, fusioni, ristrutturazioni, operazioni di borsa sullo sfondo della futura macchina green e l'incognita occupazione con tante fabbriche a rischio di chiusura dopo anni nei quali si sono già persi tanti posti di lavoro. Solo pochi giorni fa infatti è stata approvata una manovra con utili e dividendi miliardari (parliamo di euro) alla famiglia Agnelli che dal 2004 al 2018 ha incassato 16 miliardi di euro di utile azionario. Fusione alla pari significa allora divisione di tanti dividendi alla proprietà azionaria della Fca e controllo delle strategie produttive ai francesi, perfino il nazionalismo da quattro soldi della destra italiana è silente davanti a questi processi. E ancora una volta il manager Marchionne si rivela determinante per accrescere i profitti degli azionisti, una strategia più finanziaria che produttiva.
Tanti utili negli anni, quelli dell'era Marchionne, nei quali le quotazioni dei titoli in Borsa hanno portato un fiume di denaro nel cassiere della famiglia Agnelli abbattendo il debito del gruppo e accrescendo il valore di impresa ma con elevati costi sociali come dimostra la desertificazione industriale in Italia. Infatti, in questi fatidici 15 anni, il peso degli stabilimenti italiani è risultato sempre più esiguo, si sono persi circa 27 mila posti di lavoro, tutti gli stabilimenti, eccetto Melfi, lavorano poco e a ritmi ridotti
Anche per l’operazione in corso alcuni consistenti guadagni sono certi. Il calcolo è semplice, l’intesa prevede la distribuzione di 5,5 miliardi di euro di dividendo straordinario ai soci FCA di cui 1,6 miliardi finiranno nelle casse di Exor, la finanziaria controllata della famiglia Agnelli. Ma non è tutto, a questa cifra vanno aggiunti i dividendi dovuti alla cessione di Magneti Marelli che portano il totale per l’anno in corso a circa 8,5 miliardi di euro, di cui 2,5 finiscono nella cassaforte della famiglia Agnelli. Il tutto mentre il presente degli operai è fatto di cassa integrazione e il futuro, anche in seguito all’accordo FCA-PSA, è molto incerto.
Le parole di circostanza davanti a questi processi non servono, sarà necessario capire le strategie aziendali globali consapevoli già oggi che nessun posto di lavoro è al sicuro, le rendite degli azionisti stridono con la sempre più grande incertezza occupazionale, il ruolo del sindacato non potrà essere quello di quando nacque la Fiat-Chrysler, ossia subalterno ai dettami aziendali. 
E se il Governo Francese chiede da subito la salvaguardia dei posti di lavoro, quello italiano non vuole entrare nel merito della operazione in corso, due atteggiamenti antitetici come del resto le risposte dei due operai dei quali parlavamo ad inizio articolo. E con queste premesse la lotta non può che essere solo all'inizio!

Repressioni, sanzioni disciplinari e comuni storie...
50 anni fa iniziava la storia di Lotta Continua.

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Domenica, 08 Dicembre 2019

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