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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Produci, consuma, crepa! Contro la deriva autoritaria del “pacchetto sicurezza”, ma non solo.

no-pacch

Il 9 Novembre si terrà una manifestazione nazionale per la soppressione (o ritiro a seconda delle sensibilità politiche e culturali) del Pacchetto sicurezza.

Il lancio della manifestazione ha incontrato alcune difficoltà oggettive, il proliferare di iniziative (tutte poco partecipate a dire il vero) sui singoli punti e l'incapacità di costruire una iniziativa nazionale su più argomenti è lo specchio della frammentazione oggi esistente.

Ma la manifestazione del giorno 9\11 è utile per denunciare la deriva autoritaria connessa al Pacchetto sicurezza 1 e 2, alle pene costruite contro i reati di piazza dei quali si parla ben poco nel paese e nei luoghi di lavoro, per ricordare ai tanti oppositori di Salvini che le politiche in materia di immigrazione e accoglienza del nuovo Governo non sono poi così diverse dall'esecutivo precedente.

Proviamo a focalizzare l'attenzione su un aspetto per noi dirimente, e sviluppato dalla Rete antirazzista pisana di cui facciamo parte, che ha ripercussioni sociali e culturali rilevanti: la filiera produttiva, da dove nascono quei bassi prezzi sui quali hanno costruito discount e ipermercati "per poveri" che ormai sono frequentati da tutti\e. Cosa si cela dietro la retorica dello 0,99?

Proviamo una sintesi estrema sotto forma di slogan: CIBO SOTTO-COSTO= BASSI SALARI + SFRUTTAMENTO DEL LAVORO.


Il potere d'acquisto dei salari e delle pensioni è sempre più basso, lo dicono le statistiche ufficiali che sovente scindono gli aumenti contrattuali dal reale costo della vita per sostenere il quale gli incrementi dovrebbero essere maggiori e calcolati in termini diversi dai codici costruiti ad arte per contenere le dinamiche salariali. I nostri contratti di lavoro sono spesso precari. Il reddito di cittadinanza non ci rende autonomi, gli affitti sono sempre più onerosi e insieme ai costi per sanità e alle tasse assorbono una buona parte del nostro salario. E quindi? si deve risparmiare su tutto, soprattutto sulla spesa ed è così che la grande distribuzione offre prodotti alimentari a basso costo.

Ma la grande distribuzione lancia offerte di prodotti sotto-costo solo perché può imporre i prezzi ai produttori. Scrive la Rete antirazzista di Pisa: Sul prezzo che paghiamo per una passata di pomodoro, secondo Coldiretti, il 53% va alla grande distribuzione, il 20% alla trasformazione ed alla pubblicità, il 13% a bottiglia ed etichettatura, il 6% al trasporto: l'8% che resta se lo dividono produttori e lavoratori agricoli (quelli pagati 3,5 euro l'ora per una giornata di 12 ore)!

Le proteste dei pastori sardi (denunce e arresti sono arrivati a elezioni terminate) per ottenere un equo prezzo del latte direttamente al produttore si scontravano con le regole agricole europee che hanno spesso barattato sussidi con la mortificazione dei produttori.

Le multinazionali del commercio, le stesse che in queste settimane sono alle prese con acquisizioni e fusioni di grandi marchi che determineranno tagli occupazionali rilevanti e migliaia di licenziamenti travestiti magari da esuberi cosiddetti incentivati, impongono prezzi bassi del cibo anche in molti paesi dell'Africa, costringendo i piccoli e medi produttori ad abbandonare e svendere i loro campi. Chi di loro si trasferisce in città, in assenza di lavoro, può anche decidere di emigrare verso altri paesi africani o verso l'Europa. Ma queste logiche sono presenti anche in Italia perché i prezzi bassi vengono imposti ai produttori locali, basti vedere i costi di alcuni generi come pomodoro, olio, formaggi, latticini.

In Italia le leggi che “regolano” l'immigrazione rendono i lavoratori e le lavoratrici non-UE estremamente ricattabili: se rifiutano condizioni di sfruttamento, e vengono licenziati, non possono rinnovare il permesso di soggiorno! Chi è senza permesso di soggiorno, per sopravvivere, è costretto a lavorare a nero, in condizioni di semi-schiavitù, affidandosi ai caporali.

La prima Legge Sicurezza, abolendo la protezione umanitaria, ha creato un esercito di 90.000 tra uomini e donne senza permesso di soggiorno: quanti di loro stanno raccogliendo i prodotti che la grande distribuzione ci rivende sotto-costo?

La solidarietà tra sfruttati, italiani e stranieri che siano, resta ancora una volta la sola strada percorribile, forse scontata ma sicuramente utile e necessaria. Chi oggi compra i prodotti a basso costo è costretto a farlo per la carenza di potere di acquisto o più semplicemente perché non ha soldi. Dietro a quei prodotti che poi vanno nelle nostre case si cela lo sfruttamento selvaggio dei lavoratori, italiani e migranti.

E per queste ragioni riconoscere diritti, salario, reddito, regolari contratti, aumentare il potere di acquisto di salari e pensioni sono obiettivi che accomunano il produttore italiano con il migrante che lavora nei campi per meno di 3 euro all'ora. Per noi questi elementi di solidarietà di classe sono dirimenti per costruire non solo mobilitazioni ma per avviare un confronto su cosa sia oggi il Pacchetto sicurezza e sulla necessità di abrogarlo

FEDERICO GIUSTI – PISA

 

 

 

 

 

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