coronavirus-481

Solo ora apprendiamo che da mesi era previsto il contagio. Alcuni scienziati avevano documentato la possibilità che si diffondessero virus altamente letali denunciando la incapacità dei sistemi sanitari nazionali di fronteggiare la pandemia. E nello studio gli scienziati denunciavano i gravi ritardi di alcuni paesi, tra i quali l'Italia, nel fronteggiare emergenze del genere.

Al 19 marzo, il numero dei morti in Italia è superiore a quello della Cina dove il virus ha colpito un'area vasta quasi come l'intera Italia.

Il dossier "a world at risk" (di cui parla l'Espresso anche se è stato taciuto da gran parte dei media) si trova in rete solo in lingua inglese, basti sapere che a fine estate 2019 parlava della "minaccia reale di una pandemia di un agente patogeno respiratorio altamente letale".

La diffusione pandemica aprirà contraddizioni reali e dirimenti per il modello capitalistico, per la sua tendenza all'accumulazione condannando l'economia globale ad una lunga fase di crisi recessiva.

Il coronavirus aprirà contraddizioni ovunque, dall'Ue costretta a rimettere in gioco le sue regole di bilancio e i tetti di spesa, alla Cina che non potrà raggiungere i dati Pil ai quali ci aveva abituati.

Ma la crisi riguarderà, in modo differenziato, chi più chi meno, tutti i paesi, investirà le politiche finanziarie ed economiche, costringerà tutti a nuove politiche sociali e di welfare.

Sul banco degli imputati il sistema neoliberista, la privatizzazione della sanità, la speculazione finanziaria che ha portato a delocalizzare la produzione di prodotti oggi indispensabili come mascherine e gel, prodotti giudicati con esiguo margine di profitto tanto che oggi siamo costretti a importarle dalla Cina

Anni di privatizzazioni della sanità, di tagli dei posti letto hanno portato l'Italia ad avere quasi un quinto dei posti in terapia intensiva della Germania.

Anni nei quali la sanità pubblica è stata assalita da tagli, spending review e speculazioni, appetiti morbosi di speculatori e politici inclini al ladrocinio che hanno svenduto i servizi pubblici favorendo il privato. E dove la privatizzazione ha colpito con maggiore forza oggi i contagi sono più numerosi anche per il fatto che i padroni, come denunciato dal Sindaco di Brescia, non hanno voluto chiudere le fabbriche che si sono poi rilevate luoghi di propagazione del contagio. E mentre scriviamo in molte fabbriche si continua a scioperare come nei magazzini della logistica o nelle aziende dell'igiene urbana nelle quali gli operai chiedono mascherine adeguate a proteggerli dal contagio.

Privatizzazione della sanità e dei beni comuni, speculazioni finanziarie, scandali, spending review e la salute e sicurezza dei cittadini, operai in primis, sacrificate sull'altare del profitto

Il virus colpisce indistintamente poveri e ricchi ma evidenzia come non mai le contraddizioni di sistema e di classe, smaschera il ruolo criminale delle privatizzazioni e l'operato di quanti anteponendo il profitto alla salute pubblica hanno favorito i contagi

Redazione Pisana di Lotta Continua