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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Facciamo il punto sui licenziamenti collettivi

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Dallo scorso 1° luglio le aziende non possono licenziare se nel frattempo avranno richiesto la cassa integrazione, è quanto prevede il dispositivo che riammette i licenziamenti collettivi con tanto di accordo sindacale. Basta quindi non fare ricorso agli ammortizzatori sociali licenziando direttamente la forza lavoro, magari con una semplice email come accaduto alla Gkn. In 4 settimane sono già migliaia i lavoratori e le lavoratrici che hanno pagato sulla loro pelle, e su quella dei familiari, il ripristino dei licenziamenti collettivi, la lista delle aziende coinvolte è lunga e incompleta perché sovente si esclude il mondo dell'indotto costituito da aziende e cooperative con mono committenza. Ha ragioni da vendere Marco Bersani nel chiedere alla Cgil il ritiro della firma da quell'infausto accordo sul ripristino dei licenziamenti collettivi, in tempi ormai lontani anche i sindacalisti più moderati non sarebbero caduti nella trappola di barattare i licenziamenti con gli ammortizzatori sociali, le promesse astratte con la certezza del diritto a favore delle imprese. Mentre scriviamo è in corso una occupazione alla Gkn di Firenze voluta dagli operai e dalla Rsu, a loro va la nostra incondizionata solidarietà perché la lotta intrapresa è quella che dovrebbe accomunare tutti\e in questa fase di offensiva padronale. E nessuno, diciamo nessuno, si azzardi a salire sul pulpito a dire agli operai cosa debbono fare, se siamo favorevoli all'autonomia delle organizzazioni di base dobbiamo essere conseguenti e coerenti con il nostro principio anche quando un Landini va davanti ai cancelli delle fabbriche senza il pudore di ammettere il gravissimo errore di quell'accordo che ripristina i licenziamenti collettivi e senza alcuna volontà di ritirare la firma su quella intesa. Nelle ore scorse il fondo di investimento Melrose, proprietario della Gkn, con la ennesima email chiede alle autorità di sgomberare la fabbrica adducendo motivazioni di pubblica sicurezza, suona strano che a parlare di tutela della sicurezza sia chi sta gettando sul lastrico e nella precarietà, sinonimo di insicurezza, centinaia di famiglie. Nei prossimi giorni le istituzioni locali e nazionali, il Governo e la Magistratura dovranno decidere se accogliere l'invito della proprietà o se accettare l'occupazione della fabbrica provando magari ad ottenere il ritiro dei licenziamenti. Scenari intricati e dall'esito per niente scontato perché si profila l'ennesimo conflitto tra la legalità dei primi (o dei padroni) e il diritto alla difesa del posto di lavoro, uno sgombero con la forza pubblica potrebbe determinare l'acuirsi del conflitto sociale e sindacale che tanto i sindacati confederali quanto il Governo vogliono scongiurare ad ogni costo. A metà ottobre ci sarà lo sciopero generale del Sindacato di base, ma tra agosto e settembre molte cose accadranno e aspettare la salvifica data di inizio autunno non può essere sufficiente. I fatturati delle imprese sono saliti di oltre il 5% rispetto al periodo antecedente al covid, si capisce bene che i profitti necessitano anche di esuberi collettivi, la svolta green dell'economia, scrivevamo mesi or sono, determina tagli occupazionali e processi di ristrutturazione feroci, chiusura di siti produttivi che fino a pochi mesi fa in ottima salute, processi, gli ennesimi, di delocalizzazione...... Leggiamo su Il Sole 24 ore di pochi giorni or sono: L’indice fiducia di luglio è più elevato dal marzo 2005, in crescita i giudizi sugli ordini Intesa Sanpaolo: il manifatturiero italiano consolida la ripresa, ricavi a +31% su base congiunturale Ci chiediamo come la fiducia nella ripresa delle famiglie italiane possa conciliarsi con il rischio sempre più concreto di perdere il posto di lavoro o di vedere decurtati i già bassi salari nei cambi di appalto, eppure le statistiche sono finalizzate tutte a dissipare timori sulla Ripartenza manifestando consensi verso l'operato di un Governo servile verso le imprese. Senza lavoro non possono essere pagati mutui e affitti, non si mantengono i figli agli studi, non si alimenta la domanda, eppure queste ragionevoli e banali considerazioni non vengono prese in considerazione, bisogna diffondere certezze anche quando domina imperterrita la insicurezza sociale e verso un futuro dalle tinte oscure. Abbiamo scritto sopra di non volere impartire lezioni per mero rispetto dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta a difesa di posti di lavoro, manterremo l'impegno non per sudditanza acritica alla classe operaia ma perché non servono maestri e predicatori, tuttavia ci chiediamo come sia possibile stare dalla parte degli operai e al contempo sottoscrivere accordi per il ripristino dei licenziamenti collettivi, invocare la difesa del potere di acquisto e al contempo sottoscrivere accordi con innumerevoli deroghe e aumenti del tutto irrisori barattati con il welfare integrativo che permette di attaccare duramente il welfare state, difendere gli appalti e non scioperare contro l'ampliamento del subappalto . E al contempo vediamo decine di appalti pubblici rinnovati con contrazione dei costi e senza incrementare l'occupazione da cui derivano anche gli effetti benefici sulla qualità dei servizi Come ci siamo imposti di non impartire lezioni invochiamo un po' di coerenza tra le enunciazioni e le pratiche sindacali e politiche, giusto a ribadire il concetto che da 50 anni siamo derisi e vilipesi da arrendevoli sindacati che hanno contribuito alla pace sociale quando necessitava il conflitto e l'opposizione allo stato delle cose presenti.

 Redazione Lotta Continua Pisa.  Da: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com

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