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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Manifesto contro la guerra

guerra

Pubblichiamo il «Manifesto contro la guerra» promosso da Sergio Bologna, Karl-Heinz Roth e altri –
Manifesto contro la guerra
15 marzo 2022
Attivisti dei movimenti sociali, lavoratori, scienziati, operatori culturali di tutti i paesi!
Il mostruoso è accaduto: la guerra è nuovamente tornata nella nostra quotidianità in Europa. Attualmente, le grandi città in Ucraina stanno diventando campi di battaglia. Persone pacifiche vengono fatte a pezzi da proiettili e razzi o seppellite sotto le macerie delle loro case.
Coloro che sopravvivono agli attacchi barbarici nelle cantine o nelle gallerie della metropolitana sono spinti a fuggire dalla fame, dal freddo, dalla mancanza d’acqua e dall’oscurità. La barbarie è tornata.
Per più di 20 anni, questo inferno si è andato sviluppando e si è diffuso: prima in Cecenia e Jugoslavia, poi in Afghanistan, Iraq e oggi in Yemen, Siria e altre regioni del Medio Oriente.
Ora ha raggiunto di nuovo l’Europa e ha assunto proporzioni catastrofiche con la guerra di aggressione russa contro l’Ucraina. Gli agglomerati metropolitani abitati da milioni di persone sono diventati la zona di battaglia più importante per i due eserciti.
La brutalità dei conflitti militari ha molte cause. Esprime la crescente rivalità tra le grandi potenze imperialiste, che si sono costruite negli ultimi decenni dietro le facciate della globalizzazione economica mondiale.
Il sistema mondiale capitalista ha mostrato ancora una volta la doppia faccia. Da un lato, ha fatto affidamento sulla proficua pace mondiale delle catene di merci e dei sistemi informativi globalizzati per ridefinire lo sfruttamento delle classi lavoratrici e raggiungere con esso gli angoli più remoti del pianeta.
D’altra parte, ha scatenato lotte sempre più violente per il controllo delle zone di influenza geostrategiche. Tipico di questo è la Cina, che ha combinato il suo progetto di collegamento tra i continenti della Nuova Via della Seta con rivendicazioni territoriali su Taiwan e il Mar Cinese Meridionale.
Anche il comportamento degli Usa è esemplare, in questo senso. Al fine di garantire la sua egemonia mondiale sotto il profilo economico, Washington ha fatto della sua controparte in Asia orientale l’estensione territoriale del suo potenziale produttivo.
Allo stesso tempo, Washington sta sabotando il progetto cinese della Nuova Via della Seta a tutti i livelli e sta facendo tutto il possibile per minare le relazioni economiche pacifiche tra Cina, Russia ed Europa.
Contestualmente, il governo degli Stati Uniti ha posizionato il suo sistema di alleanze militari, la Nato, contro la Federazione Russa per impedire che il successore del defunto impero sovietico venga integrato in un’Europa allargata con un ordine di pace stabile e garanzie di sicurezza reciproca.
Il sabotaggio del North Stream 2 mostra che qui la pressione economica è importante tanto quanto lo è nel posizionamento contro la Cina: ciò che gli Usa hanno ottenuto contro la Russia si è rivelato un boomerang nel caso della Cina e ha favorito l’ascesa della Cina a potenza mondiale concorrente.
Infine, come terzo fattore di barbarie, è entrato in gioco il fondamentalismo islamico, una variante profondamente regressiva dell’antimperialismo che aspira a una teocrazia patriarcale.
Questi sviluppi sono diventati minacciosi per l’umanità perché tutte le parti coinvolte nel conflitto sono state in grado di fare affidamento su materiale bellico la cui avanzata tecnologia ne accresce il potenziale distruttivo rispetto ai sistemi d’arma convenzionali.

Perché la storia dell'attacco russo non può essere ignorata
La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, scatenata il 24 febbraio, può essere compresa solo in questo contesto. Quanto sta accadendo può essere spiegato anche da questi collegamenti.
Quando l'impero sovietico è crollato, gli Stati Uniti hanno acquisito l’approvazione della Russia per l’inclusione di una Germania unificata nella Nato in cambio della promessa di non espandere ulteriormente la Nato nell’Europa orientale. A quel tempo, le possibilità di democratizzazione e apertura della Russia verso l’Europa erano abbastanza buone.
Tuttavia, questa opportunità è stata persa dopo alcuni anni. Dal 1997 è iniziata l’espansione apertamente promossa verso est della Nato e, al suo seguito, dell’Unione Europea. Questa evoluzione è stata vista come un’umiliazione e un pericolo dall’élite del potere russo e dalla maggioranza della popolazione.
C’erano anche tendenze opposte a questo processo, soprattutto in Francia e Germania; tuttavia, sono state vanificate dalla nuova alleanza privilegiata tra gli Usa e gli Stati dell’Europa orientale.
Questa arroganza ha creato le condizioni esterne in Russia per l’attuazione di una strategia di revisione imperialista che era stata propagata da parti dell'élite di potere sin dalla caduta dell’Unione Sovietica e poi culminata nell’era di Putin.
Anche i segnali di allarme provenienti da questo nuovo corso – la guerra in Georgia del 2008 e l’annessione della Crimea nel 2014 – sono stati ignorati. Invece, la costruzione dell’infrastruttura della Nato è stata portata avanti in Ucraina, sebbene il paese fosse stato coinvolto in una guerra civile con il coinvolgimento indiretto della Russia dal 2014.
Le manovre congiunte delle forze armate ucraine con la Nato nel settembre 2021 hanno poi segnato il superamento della linea rossa.
L’avanzata diretta della Nato di 1200 km verso il confine occidentale della Russia è stata insopportabile per la potenza e l’élite militare russa, che hanno deciso di condurre una guerra aggressiva contro l’Ucraina prima che l’Ucraina entrasse formalmente nella Nato.
Queste considerazioni non sono una giustificazione. Niente può legittimare la guerra di aggressione contro l’Ucraina.
Si tratta solo di chiarire che questa catastrofica guerra di aggressione è stata preceduta da atti di aggressività imperialista, anche da parte dell’Occidente, che hanno provocato una logica geostrategica comune a tutte le élites di potere imperialistiche nella Russia di Putin.
Immaginiamo se la Federazione Russa avesse firmato un patto militare con Cuba e il Messico e stesse costruendo un’infrastruttura militare contro di loro nei Caraibi e appena fuori dal confine meridionale degli Stati Uniti!
Questo confronto chiarisce che non possiamo essere parte in questo gioco catastrofico delle potenze imperialiste. Condanniamo con la massima fermezza l’aggressione russa. Ma respingiamo anche risolutamente le élites di potere dell’Occidente.
Invece di ammettere il fallimento dei loro obiettivi di espansione eccessiva, ora stanno imponendo un giro di vite all’escalation bellica e stanno conducendo una campagna per una guerra economica globale, nonché per operazioni di soccorso militare di vasta portata e di consegne di armi.
Siamo consapevoli che con questa posizione rappresentiamo attualmente solo una piccola minoranza rispetto alle parti in gioco, dirette e indirette, nella guerra in Ucraina.

Per uscire dalla logica dei guerrafondai
Ma non dobbiamo rinunciare alla nostra identità, alla nostra cultura che si è formata nelle lotte sociali e di emancipazione per l’uguaglianza e l’autodeterminazione, contro la logica della guerra imperialista e il cinismo dei guerrafondai di tutte le parti.
Il massacro militare, l’uccisione di civili, i bombardamenti, la fame e lo sfollamento di massa della popolazione ucraina debbono cessare immediatamente e si debba fermare la distruzione delle infrastrutture sociali.
Non dobbiamo permettere alla Nato e all’Occidente di consentire all’Ucraina una difesa fino all’ultimo uomo né dobbiamo permettere allo Stato maggiore russo di mandare alla morte decine di migliaia di soldati e di coscritti.
I nostri figli e nipoti non dovranno chiederci perché non abbiamo fatto nulla per impedire che il conflitto ucraino degenerasse in una grande guerra europea o addirittura in un Armageddon nucleare.
Questo pericolo è cresciuto costantemente a causa del massiccio supporto militare degli Usa e della Nato e delle gravi sanzioni economiche. Non possiamo essere spettatori passivi. Se la vite dell’escalation viene girata ulteriormente, nelle prossime settimane potremmo trovarci tutti di fronte agli orrori della guerra, proprio come lo è attualmente la popolazione civile ucraina.

Chiediamo:
1. Un cessate il fuoco immediato e il ritiro di tutte le truppe armate da ogni centro abitato
2. Il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina. Il disarmo e lo scioglimento di tutte le forze paramilitari sul territorio dell’Ucraina
3. L’immediata cessazione delle consegne di armi e del coinvolgimento segreto della Nato nella guerra
4. L’immediata revoca delle sanzioni e la fine della guerra economica
5. L’avvio dei negoziati di pace tra Russia e Ucraina sotto la supervisione dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Garanzia della neutralità permanente dell’Ucraina e smantellamento dell’infrastruttura Nato in Ucraina in cambio di garanzie di sicurezza russe complete e sostenute a livello internazionale.
6. L’istituzione dell’Ucraina come Stato ponte indipendente tra Nato/Ue e Russia sotto l’egida dell’Osce. Ricostruzione bilaterale e trattati economici dell’Ucraina con l’UE e l’Unione doganale post-sovietica.
Siamo ben consapevoli che queste richieste rimarranno parole al vento finché non saranno fatte proprie dai movimenti sociali, dalle classi lavoratrici e dall’intellighenzia critica in uno sforzo coordinato a livello internazionale.
È quindi giunto il momento di mobilitare un’ampia resistenza antimilitarista che sia integrata in modo completo e transnazionale nelle lotte sociali. Questo approccio non è affatto senza speranza, come ha mostrato la resistenza contro la guerra del Vietnam nella rivolta sociale globale della fine degli anni ’60.

Proponiamo quindi come primi passi di mobilitazione:
1. L’interruzione di tutte le consegne di armi all’Ucraina e alle altre zone di guerra del mondo attraverso azioni di boicottaggio
2. Il lancio di una campagna di rifiuto del servizio militare in tutti gli eserciti coinvolti direttamente o indirettamente nella guerra in Ucraina: disobbedienza alla coscrizione e agli ordini, diserzione dalle unità di combattimento e rifornimento di Russia, Ucraina e Nato. Sviluppo di un ampio movimento di solidarietà per gli obiettori di coscienza
3. Partecipazione alle operazioni di soccorso per tutti i rifugiati provenienti dall’Ucraina e da altre zone di guerra e di guerra civile indistintamente
4. È giunto il momento di prendere posizione contro il disorientamento del movimento per la pace e di protesta. Le manifestazioni di massa nel mondo e gli interessi delle classi lavoratrici sono diretti contro tutte le potenze imperialiste e non devono schierarsi unilateralmente.
Il loro obiettivo era ed è quello di superare lo sfruttamento, l’oppressione patriarcale, il razzismo, il nazionalismo, la distruzione della natura e l’applicazione dei diritti umani individuali e sociali. Ora si è aggiunta la lotta contro la barbarie risorgente.
È giunto il momento che gli oppositori alla guerra di tutti i paesi si uniscano prima che sia troppo tardi. Il pericolo di usare armi nucleari è reale. Dobbiamo fare di tutto per impedirlo. Questa è la nostra responsabilità verso i nostri figli e nipoti!

Prime adesioni:

Sergio Bologna, storico e consulente logistico, Milano. Rüdiger Hachtmann, storico, Berlino. Erik Merks, funzionario sindacale in pensione, Amburgo. Karl Heinz Roth, storico e medico, Brema. Bernd Schrader, sociologo, Hannover. DeriveApprodi, casa editrice, Roma. Cesare Bermani, storico, Orta. Beatrice Andreose. Lucilla Barducci. Carla Bordi. Tonino Cafeo, giornalista. Alberto Capobianco. Flora Cappelluti. Luigi Caprarella, architetto e urbanista. Maria Ceolin. Frank Cimini, giornalista. Rosalba Ciranni, Docente Universitaria in pensione. Daniele Colantonio, operaio. Alisa Del Re, studiosa senior, Università di Padova. Agri Felix. Roberto Giuliani. Epifanio Grasso, sociologo. Riccardo Infantino, insegnante, Bracciano (Roma). Francesco Lo Piccolo, giornalista, direttore di Voci di dentro. Antonella Marsilia, medico Maria Grazia Meriggi, già prof. ordinaria di storia contemporanea. Marlène Micheloni, sociologa (e pensionata). Domenico Morabito. Roberto Pietrobon, maestro elementare. Onofrio Petillo. Emanuela Petrolati. Giovanni Picker, Sociologo, University of Glasgow. Renzo e Claudia Puppo. Marco Guido Spartaco Strada. Spartaco Vitiello. Luisa Zotti

 

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