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Fenomeno covid. Logiche occulte di biopotere per la ripresa economica. Di Mariano Dimonte

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Ospitiamo questo contributo di analisi del dottor Dimonte, che ringraziamo,  sugli effetti nei rapporti di potere della gestione governativa del fenomeno covid.


FENOMENO COVID.

LOGICHE OCCULTE DI BIOPOTERE PER LA RIPRESA ECONOMICA

Mariano DIMONTE

Medico, Sociologo

Specialista in Radiodiagnostica, Specialista in Medicina Nucleare

Servizio di Radiologia, Ospedale Civile di Scorrano

ASL Lecce

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La teoria sociologica critica, il pensiero marxiano e persino il motto della Royal Society inglese "nullius in verba" invitano a "non fidarsi delle parole di nessuno", cioè che nulla è come appare e non bisogna credere a tutto ciò che chi governa ci dice.

Ciò in sostanza significa che le narrazioni ufficiali vanno studiate con scetticismo e spirito critico per poter cogliere le logiche e i dispositivi con cui si esercita il potere statale attraverso la letterale incorporazione dei valori dominanti.

Nella fattispecie una attenta analisi critica del fenomeno covid, in quanto fatto sociale di indubbia rilevanza epocale, o meglio delle rappresentazioni mediatiche drammatiche della pandemia costruite e sostenute dal sistema, fa emergere il ruolo sempre più cruciale della nosopolitica, ovvero delle strategie occulte di biopotere finalizzate alla regolazione, controllo e sorveglianza del corpo umano, nei meccanismi omeostatici del sistema globale.

Possiamo pertanto registrare come in questa crisi oltre alle tradizionali strategie di tipo "bellico" lo Stato sfrutti oggi le tecnologie digitali più avanzate, ed in particolare lo smartphone, ormai profondamente incarnato nel corpo sociale, sia per la sorveglianza panottica che lo sfruttamento commerciale della pandemia ai fini della ripresa economica.

In definitiva, scopo della presente riflessione è raccontare il covid da una prospettiva sociopolitica critica, cercando di delineare tendenze a mio avviso ben più gravi dell'aspetto prettamente sanitario, quali la possibile transizione della società liquida verso una condizione post-umana e de-socializzata e una nuova ondata di totalitarismi.

Covid, nient'altro che covid

Universalmente il covid viene affrontato con politiche che combinano manovre economiche, misure anti-sociali e dispotiche, legalizzazione di norme igieniche ultra-precauzionali.

In realtà il covid non fa che accelerare tendenze de-umanizzanti e de-socializzanti operanti da tempo in ambito lavorativo, scolastico, sanitario.

Ma direi che tutta la vita sociale viene colpita dagli effetti collaterali di queste politiche liberticide, e che quindi la crisi totale è probabilmente destinata a cambiare profondamente comportamenti e mentalità collettiva.

Inoltre, tralasciando le problematiche relative alla genesi e alla diffusione planetaria del coronavirus, il covid conferma in modo eclatante l'impreparazione e l'inadeguatezza dei sistemi sanitari mcdonaldizzati a gestire i rischi globali e allo stesso tempo la centralità della salute pubblica nella governance globale.

Ma diamo un'occhiata ora ai numeri ufficiali, pubblicizzati strategicamente sempre in senso assoluto, cioè mai rapportati all'andamento di altre pandemiche situazioni morbose.

Nel biennio 2020-2021 l'OMS registra 133.931 morti su 5.043.620 di casi, da cui deduciamo un tasso di letalità del 2,7%, mentre in Italia il contributo del covid alla mortalità generale è stato dello 0,02%.

In Italia l'età media dei pazienti deceduti per la polmonite interstiziale è di 82 anni, nel 67,7% dei casi affetti da almeno tre malattie debilitanti.

Al di sotto dei 50 anni la letalità risulta dell'1,2%; l'ospedalizzazione di bambini e ragazzi sotto i 19 anni è rara; la mortalità quasi nulla.

Sebbene il covid rappresenti effettivamente una seria minaccia per la longevità degli ultraottantenni invalidi, destinati ad assorbire una parte sempre più significativa della spesa sanitaria e a saturare le corsie ospedaliere, e si manifesti come sindrome influenzale nella minoranza dei casi, l'autorità statale si abbatte sull'infezione silente, ovvero sulla stragrande maggioranza delle persone sane, a cui viene, perfino obbligatoriamente, impedita l'immunizzazione naturale mentre la soglia minima utile al raggiungimento dell'immunità di gregge viene rapidamente e drasticamente ridotta, anzi praticamente annullata.

Parallelamente screening di massa, errori diagnostici, imprecisati casi di "covid per caso" (pazienti scoperti accidentalmente positivi al covid) permettono di gonfiare i "bollettini di guerra" quotidiani e contribuiscono a prorogare indefinitamente lo stato d'emergenza.

Nosopolitiche nella storia: qualche traccia significativa

L'epidemia di AIDS dovuta all'HIV, agente virale identificato nel 1983, viene spesso utilizzata come modello per smascherare logiche occulte di biopotere.

Inizialmente ritenuta limitata a determinati gruppi a rischio, le autorità decisero di adottare nosopolitiche a protezione del sistema sanitario, mentre una massiccia campagna mediatica invadeva lo spazio pubblico.

Mentre il panico esplodeva e le comunità di omosessuali venivano stigmatizzate e ghettizzate, movimenti di destra omofobi e razzisti cavalcavano la crisi politica (mentre curiosamente oggi questi gruppi protestano contro la "dittatura sanitaria") minacciando i valori democratici.

Parallelamente lo scandalo delle trasfusioni con sangue infetto da HIV veniva a lungo insabbiato, così come nel 1976 l'epidemia iatrogena di sindrome di Guillan-Barre, mentre il presidente Gerald Ford veniva vaccinato in pubblico contro l'influenza stagionale che imperversava.

Nel 2003 toccò invece all'estate eccezionalmente torrida mettere in crisi il sistema sanitario.

Al contrario la pandemia influenzale del 1918 permise al governo americano di esorcizzare la paura collettiva con il patriottismo e monopolizzare l'attenzione sulla guerra mondiale, stornandola dalla pur grave crisi sanitaria.

Un decennio prima una quarantena draconiana (misura adottata nel 1300 in Italia per contrastare la "morte nera" e consistente in 40 giorni di confinamento coatto nei porti di navi, equipaggi, passeggeri, merci) fu adottata per perseguitare la comunità cinese di San Francisco.

In tempi di covid il potere si abbatte nuovamente contro le minoranze etniche mentre gli afroamericani subiscono una nuova ondata di inaudita violenza poliziesca.

Le motivazioni igieniche e genetiche che giustificavano l'odio nazi-fascista verso ebrei, omosessuali, zingari, slavi e comunisti sono tristemente note.

Nel 1968, contro l'infezione morale diffusa dal pacifismo deideologizzato e anticonformistico della beat generation, la metafora settica giustificava l'uso di disinfettante da parte della polizia italiana nei campi hippy sgomberati con la forza.

In questi giorni vediamo la polizia armata di idranti respingere i portuali triestini che manifestano contro l'obbligatorietà del green pass per poter lavorare.

Ricordiamo infine il peso delle epidemie nell'ascesa del capitalismo, poiché grazie al contributo decisivo dei germi introdotti da Colombo attraverso animali e merci i successivi conquistadores potettero annientare rapidamente gli imperi azteco (1521) e inca (1526).

Successivamente, attraverso agli schiavi africani che servivano a sostituire gli indigeni sterminati dai germi europei, pure febbre gialla e malaria invasero le Americhe.

Riassumendo.

Sotto la gestione delle pandemie si possono riconoscere logiche politiche, commerciali, razziali funzionali al potere.

Rispetto alle precedenti pandemie di AIDS, H1N1, SARS, MERS, Ebola, influenza spagnola, peste bubbonica, secondo Lhetinen e Brunila, si registra oggi una forte ripresa del nazionalismo e una crisi sempre più acuta della democrazia, mentre la retorica bellica imperversa e le immagini di nuove scaramucce militari guadagnano le cronache.

Verso un'economia politica della "nuda esistenza"

Il covid, in quanto fenomeno totale, coinvolge ogni segmento, anzi frammento, del sistema sociale, estendendosi dal geopolitico al microsociale alla sfera psicologica.

Un evento epocale dunque che preannuncia una nuova era attraverso il disfacimento della società capitalistica allo stato liquido.

Riconosciute le dinamiche e le logiche che la biopolitica de-socializzatrice del covid esalta e converge, in nome della salute pubblica, un possibile esito di questa transizione, in termini di "termodinamica" baumaniana, è quindi l"evaporazione" dei residui debolissimi legami attrattivi tra gli atomi sociali, che però ancora sostengono i tradizionali concetti di solidarietà, sociabilità, convivialità travolti dallo tzunami neo-liberista.

Ma la tremenda indifferenza del capitalismo verso il futuro, la sua ontologica cecità e immoralità, crea pure l'humus storico (caos, povertà dilagante, imbarbarimento culturale, conflitti tra "sudditi") più fertile per la rinascita del totalitarismo.

In definitiva nulla di nuovo, le crisi rinforzano il sistema, sebbene il suo aspetto esteriore (sovrastrutturale), le forme politiche, possano cambiare.

Alla stregua di shock, cigni neri e catatrofi di ogni tipo, il covid permette infatti al sistema di superare le fasi recessive, riattivare il ciclo economico, e in un certo senso imporsi come unico modello di sviluppo.

In particolare il covid potenzia a dismisura il ruolo dell'apparato medico-sanitario nella policy globale della società medicalizzata, micronizzata, digitalizzata, mcdonaldizzata.

E la valorizzazione della nuda esistenza offre poi alle nuove forme antropomorfizzate del capitale ulteriori prospettive di profitto.

Ma evitiamo di addentrarci nei meccanismi di incorporazione, incarnazione, biologizzazione dei valori consumistici mediati dai nuovi device, e in pratica dallo smartphone, mentre il soggetto ipermedicalizzato viene trasformato in "azienda produttrice di sè, da immettere nel mercato finanziario".

Malgrado si utilizzi strategicamente la paura per rendere il popolo più docile e confuso, le masse in realtà sostengono uno Stato che promette maggiore biosicurezza, poiché nell'era liquida il corpo è appunto vissuto come l'estrema risorsa da sfruttare per affermare la propria esistenza e va salvaguardato ad ogni costo, sfruttato ed esibito in tutti i modi.

E' dunque questo a grandi linee il contesto in cui il sistema esercita occultamente un crescente biopotere attraverso il monitoraggio di andamenti demografici, epidemiologici, aspettativa di vita, longevità, vulnerabilità differenziale e svariati altri indicatori sanitari, mentre l'Economia Politica, attraverso sensory assemblage, cloud computing e omica si rivolge ormai spudoratamente al (tele)controllo dei corpi e alla manipolazione di capricci e desideri.

Senza per questo rinunciare alle tradizionali strategie di tipo bellico per ottenere obbedienza, omologazione, identificazione nazionale, spirito di sacrificio.

Note conclusive

Due anni di guerra non sono evidentemente ancora bastati per sconfiggere il nemico "invisibile", "crudele", continuamente mutevole.

Lockdown, chiusura delle frontiere, conversione delle attività produttive, coprifuoco, eserciti di "eroi" pronti a sacrificarsi, certificati lasciapassare, sospensione delle libertà, militarizzazione del territorio, governi unitari con guide pro-tempore, propaganda terroristico-patriottica, sovrastima strategica delle vittime, monopolio assoluto dell'informazione, quarantene, tracciamenti e pedinamenti telesorvegliati, vaccinazione obbligatoria per mantenere lavoro e stipendio, persecuzione di disertori, traditori e ribelli.

A quanto pare sembrerebbe tutto inutile.

Invece sospetto che il "principio della bandiera bianca", la resa onorevole al nemico invincibile e perfetto, possa offrire molti più vantaggi che una dispendiosa e dolorosa vittoria.

Ogni guerra infatti apporta enormi profitti per determinati settori economici e a volte anche gloria e promozioni ai leader sconfitti che patteggiano la resa.

Di certo la vaporizzazione del concetto di salute, che con il covid si riduce, anzi meglio, si dilata ad includere una condizione altalenante tra benessere e malattia potenziale da testare perennemente, sostiene la crescita del consumismo sanitario, mentre il mercato si dirige oramai da tempo al campo dei big data, di cui, non a caso, il settore sanitario è forse il principale fruitore e produttore.

Poco importa se la collettività rischia di dissolversi completamente e trovarsi nel caos più totale e la povertà dilaga a causa di politici incompetenti al servizio della tecnocrazia ultraliberista.

E se, in mancanza di una critica sociale forte e coraggiosa, gli effetti controproducenti delle interazioni tra i nuovi apparati - sensori e chip incorporati nelle cose ("embedded"), robot capaci di autoapprendere e comunicare autonomamente tra loro, nanofarmaci intelligenti ("i-Drugs"), dispositivi biometrici wireless indossabili ("wearables"), crittografia, olografia, ecc. ecc. - interfacciati e integrati in un'unica piattaforma universale dalle reti 5G, il cui sviluppo il covid ha accelerato; se questa tecnosfera che degrada tutto a flussi di bit e allo stesso tempo inquina cervelli, menti ed ecosistemi, faccia immaginare scenari alquanto distopici.

Riferimenti bibliografici

Dimonte M. Social and health sustainability of 5G technology. The side unpredictable effects of the unchallenged "digitisation" of society. American Journal Preventive Medicine & Public Health 2020; 6:134-137

Dimonte M. The praise of the pandemic. Covid crisis: between distopian drifts and opportunity for change. Generis Publishing, London, 2021

Dimonte M. The dark side of the covid. A critical sociologic viewpoint. Biomedical Journal Technological & Scientific Research 2021, 35 (3): 27648-27650

Dimonte M. For a critical reading of the covid age. Biopower, nosopolitic and "war-like" logic supporting the crisis. Biomedical Journal Technological & Scientific Research 2022; 41(5): 33017-33020

 

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