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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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La voce del padrone

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LA VOCE DEL PADRONE
 
Dario Di Vico è una firma del Corrierone, ora scrive anche su "Il Foglio". A Torino fra gli anni 70 e gli anni 80 è stato alle dipendenze della Uilm, in V Lega, quella di Mirafiori.
In un articolo che è comparso ieri sul giornale di via Solferino mette in guardia dai rischi che si corrono se si improvvisano risposte all'inflazione. Dice il Nostro che "non possiamo creare meccanismi e rigidità di cui in futuro potremmo pentirci amaramente a cominciare da qualsiasi forma di indicizzazione tra costo della vita e retribuzioni". In altre parole, da buon portavoce degli interessi padronali, ci sventola lo spauracchio della mai troppo maledetta (dagli imprenditori) "scala mobile". Proprio quello di cui la classe, obbligata al lavoro salariato per vivere, avrebbe bisogno per respirare una boccata d'ossigeno. Proprio quel meccanismo (che scattava 6 mesi dopo gli aumenti dei prezzi e li recuperava solo in parte) la cui cancellazione ha costituito uno degli indicatori della sconfitta storica dei lavoratori.
Cosa propone il Nostro per far fronte all'inflazione ed evitare turbolenze ("tensioni sindacali") sociali nei prossimi mesi?
La ricetta è quella di agire su due livelli:
* "andrebbero incoraggiate tutte le soluzioni di una tantum o bonus per i dipendenti"
* "intervenire per ridurre il cuneo fiscale e contributivo, una soluzione che avrebbe il merito di valorizzare il lavoro (come? premiando il "merito"?) e al contempo mettere più risorse in busta paga".
In più ci sarebbero i contratti di lavoro da tempo scaduti che andrebbero rinnovati "in tempi certi"...tanto si sa che su questo aspetto le concessioni ai lavoratori non vanno oltre le briciole.
Cosa significa la riduzione dell'arcinoto "cuneo fiscale"? chi lo paga? ma naturalmente i contribuenti, cioè per più del 70% lavoratori dipendenti e pensionati. In sostanza quella che si chiama una "partita di giro": dai da una parte e togli dall'altra. Da ricordare che la riduzione del cuneo fiscale non andrebbe tutto ai lavoratori, ma anche agli imprenditori.
"Ma com'è buono lei!" Il Corrierone non si smentisce mai: è sempre la solita voce del padrone!
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