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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Filoponìa, una risposta alternativa alle domande del mondo

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"Filoponìa, una risposta alternativa alle domande del mondo"

Intervista di Lotta Continua ad Andrea Surbone

Qual è stata la spinta che ti ha condotto a lavorare su questa costruzione-progetto (per ora teorica)?

La spinta mi proviene dalle esperienze fatte nei miei 60 anni e più; e volendo restringere il più possibile, direi la militanza giovanile in Lotta Continua, ove imparai la dialettica in un Movimento che, quando aderii nel ’76, non era gerarchizzato; favorendo così il confronto interno.

A questa esperienza farei seguire gli anni del lavoro in piccole e medie aziende nelle quali, vuoi per rapporti familiari vuoi per amicizia, sono sempre stato a stretto contatto con l’imprenditore, quando non lo ero direttamente io; e sempre vicino, grazie sia alle dimensioni ridotte sia alla mia militanza, ai colleghi/dipendenti. Tutto ciò mi ha permesso di osservare l'azienda da varie angolature, potendone valutare le azioni da tutti i punti di vista.

Vi è, poi, l'impegno con la casa editrice, allorché fui editore di Nuvole - per la ragionevolezza dell'utopia, una rivista nata in seno all'Università di Torino e dedicata all'approfondimento politico da sinistra. Alle riunioni di Redazione ho apprezzato i discorsi alti e il parlare di Politica, quella con la p maiuscola.

In seguito, dai rapporti coltivati a Nuvole proviene la Proposta Neokeynesiana, altro fronte militante il cui obiettivo è una massiccia assunzione nella Pubblica Amministrazione, finanziata tramite una patrimoniale. Da qui ho tratto il pensare in termini di modello economico, quando fino a quel momento il mio orizzonte era microeconomico.

Da queste quattro esperienze, oltre ad alcune letture mirate (Ocalan, Graeber, Chàvez, Saramago, Žižek, Van Reybrouck, Sintomer, Rifkin, Floridia, Mason, Srnicek/Williams, Varoufakis e, perché no?, la vena utopica e un po’ fiabesca di Paasilinna; cui aggiungo la biografia romanzata di Emiliano Zapata di Pinchon) è scaturito il mio rinnovato impegno militante, dapprima rivolto all'assetto istituzionale con il tentativo, fallito, di costituire nel 2016-2017 il Partito Elettoralmente Rivoluzionario; poi con Filoponìa e l'elaborazione di un nuovo modello economico e sociale.

Infine e pressoché da sempre, l’insegnamento della mia maestra elementare: la rettitudine del pensiero e la responsabilità d’esso, oltre che delle azioni; tanto che proposi, e venne accettata, come citazione d’apertura del libro:

Quando vai alla ventura, lascia qualche traccia del tuo passaggio, che ti guiderà al ritorno: una pietra messa su un’altra, dell’erba piegata da un colpo di bastone. Ma se arrivi a un punto insuperabile o pericoloso, pensa che la traccia che hai lasciato potrebbe confondere quelli che ti seguissero. Torna dunque sui tuoi passi e cancella la traccia del tuo passaggio. Questo si rivolge a chiunque voglia lasciare in questo mondo tracce del proprio passaggio.

E anche senza volerlo, si lasciano sempre delle tracce. Rispondi delle tue tracce davanti ai tuoi simili.

René Daumal, Il Monte Analogo

 

Hai trovato dei riferimenti stimolanti ad esperienze simili del passato e/o del presente?

Rileggendo interiormente le mie esperienze non posso non definirmi movimentista: che per me è l'idea che si possa fare dal basso e insieme; un modo di agire poco ascrivibile a dogmi e trattati (per quanto utili e fondamentali essi siano), i quali, infatti, non sono alla base di Filoponìa.

Riferito a ciò, il mio pensiero è che chi ha il potere sulle regole, lo Stato, per esempio, o nel nostro caso il modello, debba avere mano lieve e ferma; mi spiego: servono poche regole ma invalicabili piuttosto di imporre miriadi di regole da governare con mano di ferro. In tal senso opera Filoponìa, che applica quanto appena detto: l'obbligo di creare il contesto favorevole allo sviluppo umano e civico del popolo; tramite una cornice sociale e ambientale all’interno della quale ognuno può liberamente dipingere sé stesso; tanto che per Filoponìa la citazione scelta è stata:

[...] bisogna che ogni nostro pensiero sia il più possibile utile ed è per questo che una legge è tanto più preziosa quanto più è generale.

Henri Poincaré, Scienza e metodo

 

Parlando solo della crisi sociale (ma c’è anche quella ambientale, da affrontare; e urgentemente), se da una parte il sovietismo soffocava la libertà e dall’altra parte il capitalismo negava l’uguaglianza, in alcuni luoghi il patto sociale fu la socialdemocrazia, che tramite una redistribuzione, talvolta spinta altre meno, e lo sviluppo del welfare ha provato a unire il più possibile libertà e uguaglianza; oggi, però, al capitalismo s’è sostituito il finanzialismo, che ha ridotto ai minimi termini libertà e uguaglianza. Serve, allora, un nuovo patto sociale, che contempli la pienamente compiuta presenza di libertà e uguaglianza: è ciò che realizza Filoponìa con il suo modello, cui aggiunge anche l’antropizzazione sostenibile.

Venendo alle esperienze del presente, il Confederalismo Democratico di Ocalan in Rojava è, per me, l'utopia che si fa realtà; detto diversamente: è rivoluzione.

Una domanda iniziale da 100 milioni di euro: puoi indicare dentro quali coordinate si muove la tua proposta?

La coordinata di base è la differenza fra l’ideale e la contingenza. L’ideale è l’obiettivo da raggiungere, a prescindere dalla contingenza, cioè dal contesto in quel momento; la contingenza del contesto è ciò che determina gli strumenti necessari a raggiungere l’ideale. Per fare un esempio, l’ideale è l’uguaglianza (il fine) da ottenersi attraverso la lotta di classe (il mezzo).

Oggigiorno i due grandi problemi sono la disparità sociale e il saccheggio dell’ambiente, che condividono la causa (il capitalismo e, ancor più gravemente, la sua deriva nel finanzialismo); tuttavia, non condividono il percorso di lotta perché il disastro ambientale coinvolge tutte le classi, sebbene gli effetti maggiori ricadano sulle classi e i territori più fragili. Ecco allora la necessità di un’unione delle classi per affrontare i temi ambientali; unione che se avvenisse nell’attuale paradigma ne cristallizzerebbe la situazione, a tutto vantaggio del finanzialismo. Serve, quindi, un nuovo paradigma che sia a sé stante e che raggiunga gli obiettivi del socialismo così come l’accesso e la libertà nel fare impresa, avendo, rispetto alla questione ambientale, il vincolo dell’antropizzazione sostenibile della precedente risposta.

Ma la vera grande vittoria del nuovo paradigma Filoponìa è l’abbandono della redistribuzione che è alla base dell’attuale patto sociale.

Essa, infatti, nasce con un grave peccato originale, l’accettare come normale la suddivisione della società fra chi ha e chi non ha, fra chi ha di più e chi ha meno. Eppure, nonostante tale peccato originale fosse “necessario” in quel momento (di nuovo torniamo alla contestualizzazione), è evidente quanto esso sia iniquo e costituisca delle fondamenta sbagliate per la società. Serve, a parer mio, raggiungere l’uguaglianza grazie a un nuovo patto sociale basato sulla fraternità (secondo la definizione datale da Papa Francesco: la solidarietà è il principio di pianificazione sociale che permette ai diseguali di diventare eguali, la fraternità è quello che consente agli eguali di essere persone diverse; in termini di modello economico, basta sostituire solidarietà con redistribuzione e il senso rimane invariato): è possibile e Filoponìa ne prospetta uno (per esempio, grazie a due suoi pilastri: il capitale diffuso e il reddito di emancipazione).

Il modello/progetto che hai elaborato lo hai chiamato Filoponìa, cosa significa il termine e per quale motivo lo hai assunto come centrale?

In greco Filoponìa significa operosità, e in questo senso la usa Platone; v’è, però, un forte accento sulla fatica (ponos), tanto che fattane la crasi tiro un po’ per i capelli la traduzione fino a impegno.

E lo faccio per opposizione alla meritocrazia, per me la costruzione artificiosa d’una nuova casta, essendo basata su caratteristiche diseguali, siano esse personali o sociali, fra persona e persona. Pensando a cosa è comune all’umanità, la caratteristica distintiva nell’azione umana qualunque siano tutte le altre caratteristiche è l’impegno. Se vogliamo democratizzare in senso egualitario la società, bisogna spostare la valutazione dell’umano operare dalla meritocrazia alla filoponìa/impegno.

Son sincero, l’obiettivo finale sarebbe una valutazione dell’impegno secondo il nostro slogan il personale è politico; tuttavia, non credo che oggi l’umanità sia pronta, né culturalmente né civicamente, a una simile estensione a ogni sfera dell’esistenza; servono almeno due o tre generazioni per raggiungere ciò; e lo stesso vale per utopie basate sull’autoorganizzazione del lavoro, per quanto affascinanti possano essere.

Per tale motivo, sebbene Filoponìa esca dalla lavorizzazione dell'attività umana operata dal capitalismo (in Filoponìa il lavoro passa dall’attuale diritto, per lo più disatteso, a dovere, realizzando così la piena occupazione e con una netta preponderanza del tempo libero), nelle prime fasi della società filoponica l’impegno sarà valutato con riferimento alle ore lavorate: per far crescere naturalmente (la mano lieve e ferma di prima) una coscienza diffusa che porti poi al personale è politico. 

In quali termini pensi all'azione politico-sociale orientata alla realizzazione di Filoponìa?

Viste le premesse, ritengo che tale azione politico-sociale debba essere la democrazia partecipativa; in altre parole, una decisione condivisa del passaggio ad altro dall’attuale modello, ma senza stigmatizzarlo (a ciò penserà la Storia) né proporre rivalse e vendette. Il mio essere movimentista spingerebbe per un percorso rivoluzionario; tuttavia, la rivoluzione chiama alle armi verso un nemico da sconfiggere. Ma non può essere la strada filoponica: nella questione ambientale non esiste un nemico, tutti noi siamo, chi più chi meno, correi; significa che l’ecosocialismo, rivolgendosi solo a sinistra, non riesce a coinvolgere l’umanità intera, che ritengo essere la sola strada per raggiungere l’obiettivo ambientale; volendo fare un esempio economico, il passaggio dalle valute nazionali all’Euro avvenne non dicendo abbattiamo queste cattive monete, lira, franchi, pesetas… e adottiamo l’Euro che è buono, bensì adottiamo l’Euro perché presenta vantaggi (è un esempio, non credo né che l’Euro si sia rivelato migliore né che la sua adozione sia avvenuta tramite una deliberazione sociale).

Quale peso attribuisci alla divisione sociale su cui si fonda il sistema? In altri termini: ti rivolgi a uno o più soggetti sociali specifici? Per Marx i protagonisti del cambiamento sociale sono le classi subalterne e il sapere sociale accumulato dall'attività sociale, sapere che oggi viene finalizzato a produrre profitto sotto forma di ricchezza astratta (denaro). Nel caso di Filoponìa ti rivolgi a tutto "l'umano" oppure hai soggetti di riferimento prioritari?

Come dici, Filoponìa si rivolge a tutto l’umano, e il motivo lo abbiamo appena visto. Volendo, però, essere un modello economico applicabile hic et nunc, Filoponìa si rivolge principalmente ai due modelli esistenti, socialismo e capitalismo; e lo fa offrendo loro un modello che li sappia esaltare entrambi: l’uguaglianza/fraternità quale base della società e l’accesso per chiunque al fare impresa. Se l’uguaglianza non necessita d’essere spiegata (ma necessita di essere, finalmente!), facciamo due parole sul fare impresa, attività umana di cui il capitalismo è solo una delle possibili interpretazioni. Il capitale collettivo e quello privato provengono dall’accumulazione (espropriazione, per Marx), siano esse risorse della collettività o private; per contro, Filoponìa s’avvale di un capitale diffuso, proveniente da un denaro virtuale che è un bene comune naturale, al pari dell’aria, e la cui creazione – il battere moneta – non ha un costo e, quindi, non prevede il sistema del debito; dalla cui sparizione deriva anzitutto l’assenza di monetizzazione del credito (il massimo esempio di produzione di profitto sotto forma di ricchezza astratta, ovvero di rendita), così come una ridefinizione per sottrazione del concetto di denaro che smette d’essere merce e torna a essere unicamente unità di misura, quindi di valore fisso, e strumento fiduciario nelle transazioni economiche. Fare impresa, allora, diviene quasi un’attività come un’altra; perché tale cammino sia compiuto e sparisca quel quasi, bisogna anche spezzare il binomio denaro/potere; fra le varie proposte ne cito una: sottrarre al padrone il controllo sulla retribuzione, sia nella fase della definizione dell’ammontare sia nell’erogazione. Insieme alle altre proposte, significa giungere alla pari dignità fra la proprietà privata dei mezzi di produzione e la proprietà personale della forza lavoro, compresa quella dell’imprenditore.

Fatto ciò, ci si può rivolgere a tutto l’umano, consci di non aver tradito gl’ideali, anzi: d’averli finalmente raggiunti e resi pilastri della nuova società.

La questione del Potere è complessa, con le trasformazioni profonde degli ultimi decenni è divenuta ancora più complicata. Come affronti questo nodo per molti aspetti ineludibile? Studiosi dell'anticapitalismo ritengono che andando progressivamente, ma sempre di più, verso l'affermazione dell'automazione potenzialmente si riduce la fatica manuale e intellettuale. Per altri aspetti, però, il potere sulle persone si concentra ancor di più su chi detiene il controllo delle tecnologie macchinali.

Del Potere in sé ho accennato qui sopra: Filoponìa, grazie ad accorgimenti di micro e macroeconomia spezza il binomio denaro/potere; e lo fa perché lasciarlo intatto non solo impedisce di raggiungere gl’ideali ma lascerebbe aperto un pertugio attraverso il quale l’iniquità potrebbe reintrodursi e tornare a governare la società e il mondo.

Sulla riduzione della fatica manuale concordo: l’affrancamento dalla fatica è uno dei temi di Marx; circa quella intellettuale sono necessari vari distinguo, in primis capire cosa sia fatica e cosa, invece, allenamento: la società necessita di conflitto, il quale nasce da un pensiero allenato e dotato degli strumenti conoscitivi necessari alla comprensione profonda della realtà in cui si vive.

Detto ciò, l’automazione basata sull’intelligenze artificiale e sintetica ha un potere mai visto prima: il rischio d’esserne soggiogati non è fantascienza bensì politica attiva e attuale. Mi spiego; finché l’automazione non sarà in grado di autoprodurre anche il software (e anche a quel punto alla fonte primigenia ci sarà stato un input umano voluto), essa sarà soggiogata agli input datile dal programmatore. Detto in altri termini, è una decisione umana l’indirizzo che viene softwarizzato: ecco l’esigenza di una politica attiva e attuale; o, per portare acqua al mio mulino, di un nuovo modello economico. E perdonami una similitudine: come la polverizzazione della grande fabbrica ha indebolito la classe lavoratrice, così la polverizzazione della scrittura del software sta impedendo un controllo profondo su cosa si stia scrivendo; a tutto vantaggio di chi tira le fila.

Concluderei con una perorazione.

Lo so che quanto vado proponendo sembri impossibile; come può esservi, per esempio, pari dignità fra la proprietà privata dei mezzi di produzione e la proprietà personale della forza lavoro? Impossibile anche solo pensarlo, nell’attuale modello. Ma cambiando veramente e profondamente paradigma tutto ciò può avvenire. Certo si tratta di un’utopia, ma solo nel senso etimologico di una società che finora non è e non è stata in alcun luogo. Così come in un modello al momento solo teorico e ancora non testato v’è la possibilità d’insorgenza di comportamenti anomici, come avverte il referee economico di Guido Ortona.

È altresì vero che abbiamo vissuto per millenni in un sistema che ha esaltato il peggio dell’essere umano - prevaricazione, aggressività, superbia e via dicendo -; è ora di ripensare la società, rifondandola su basi differenti. È quanto propone Filoponìa.

Per un approfondimento:

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