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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Le parole rubate. Contro-dizionario per la sinistra

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di Roberto Gramiccia e Simone Oggionni Prefazione di Alberto Olivetti Mimesis edizioni, 2018   Chiarire le nozioni, screditare le parole intrinsecamente vuote, definire l’uso delle altre attraverso analisi precise, ecco un lavoro che potrebbe preservare delle vite umane. (S. Weil, 1937)  All’inizio del nuovo secolo, nel corso del video-documentario “In viaggio con Vittorio Foa”, a cura di Paolo Medioli, l’ormai anziano ex azionista poneva la questione nascente dell’“irrilevanza della parola”: di una parola, cioè, destituita da qualsivoglia univocità e conseguente obbligo di osservanza. Una parola “liquida”, diremmo oggi, che non designa più i confini stessi della “cosa” rendendosi intercambiabile ad...
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Brasile 2018: Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere

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BRASILE 2018: Gli dei rendono pazzi coloro che vogliono perdere di Rodrigo Rivas Tristeza não tem fim “A felicidade do pobre parece a grande ilusão do carnaval. A gente trabalha o ano inteiro por um momento de sonho pra fazer a fantasia de rei ou de pirata ou jardineira pra tudo se acabar na quarta-feira. Tristeza não tem fin Felicidade, sim…” [1]   Dal momento che le parole sono pietre, conviene sempre misurarle. Da queste parti ultimamente si parla spesso di fascismo, penso spesso a sproposito, almeno per ora. Di fascisti in giro ce ne molti. Si riconoscono dal piacere...
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Fare un giornale ai tempi di Marchionne e Monti

Fare un giornale ai tempi di Marchionne e Monti
Mentre scriviamo, si sta consumando l'assalto finale agli ultimi fortini che abbiamo conquistato nel lungo ciclo di lotte degli anni Sessanta e Settanta. Monti sta centrando tutti gli obiettivi per cui ha avuto il mandato dal capitale globale. Ora potrà portare ai “mercati” internazionali il tabù infranto dell'articolo 18, il frutto del suo “tecnico” sporco lavoro. Potrà mostrare ai suoi compari lo scalpo di quello che è diventato (non sempre a ragione) il simbolo di una stagione che ha messo con le spalle al muro la “legge” del profitto. Probabilmente non abbiamo nemmeno il linguaggio giusto per descrivere la profondità...
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