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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Corteo da Piazzale Loreto (MI), 10 novembre ore 15.

10-novembre-milano-b

 

 



VIVERE E LOTTARE IN CITTA’

Come coordinamento dell’ASSEMBLEA DEI COMITATI IN LOTTA UNITI SI VINCE, abbiamo deciso di convocare questo incontro cittadino con le seguenti molteplici motivazioni:

Vivendo in quartieri periferici e popolari, siamo abituati a guardare il mondo da questa prospettiva, dal fuori verso il dentro, dal basso verso l’alto e tutto quello che vediamo non ci piace per nulla.

Case sfitte lastrate e in precarie condizioni, amianto sui tetti e nelle tubazioni, interi stabili vuoti, quartieri lasciati allo stato di abbandono, dall’altra vediamo e conosciamo migliaia di persone senza casa o in lista di attesa, disoccupati, precari, operai.

Per noi è ragionevole e naturale scegliere da quale parte stare, riconosciamo la nostra gente, apparteniamo alla stessa classe.

Riappropriarsi di queste case e occuparsi del quartiere e dei suoi abitanti attraverso la solidarietà popolare sono alcune delle nostre risposte.

Per chi gestisce il potere, ovvero Comune, Regione, Aler, MM, padroni vari e governi, è semplice farne un problema di ordine pubblico, trasformare alcune situazioni in questione di sicurezza, evidenziando fantasiose ricostruzioni della vita dei quartieri, senza abitarci o viverci… e quindi le soluzioni imposte sono soldi (i nostri) spesi per telecamere, sistemi di controllo e massiccia presenza delle forze dell’ordine, eseguire sfratti e sgomberi, non concedere la residenza, intervenire con arroganza e decidere sopra le nostre teste di “rigenerare” i quartieri e le periferie per speculare con i palazzinari e svendere la città.

RIGENERARE=GENTRIFICARE “Trasformazione di un quartiere popolare in zona abitativa di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale e dei prezzi delle abitazioni

Ecco quello che siamo noi per il potere, limoni da spremere, schiavi da sfruttare per i loro fini ed interessi. Gli serviamo ammassati nei casermoni di periferia, da spostare dove meglio si crede, in base alle esigenze del CAPITALE.

Ma noi che limoni non siamo, prendiamo coscienza e parliamo con i nostri vicini, che guarda caso sono migranti. Ascoltiamo le storie di chi scappa da guerre che non ha voluto e causate da governi che non conosce e da potenze imperialiste che vogliono solo imporre e soddisfare i propri interessi, costretti a scappare dalla povertà assoluta pur provenendo da paesi ricchissimi di materie prime, paesi in cui le multinazionali (occidentali) la fanno da padroni.

Da chi vive nei nostri quartieri apprendiamo storie di violenza inaudita, di campi di detenzione, di viaggi massacranti, di torture, di compravendita di esseri umani e di stupri.

Nel contempo chi gestisce il potere, governi centrali in testa ed a seguire quelli locali, fanno accordi con i trafficanti, finanziano i campi di tortura in Libia, innalzano muri e riaprono i campi di detenzione chiamati CIE, ed inoltre respingimenti e disumanità, complicità verso chi gestisce il caporalato, legalizzazione della speculazione sull’accoglienza.

 E ancora una volta non ci piace per niente quello che vediamo e sappiamo bene da quale parte stare.

 L’attuale governo è sempre al servizio della borghesia, solo leggermente peggiore di quello precedente, con fantomatici redditi vuole abolire la povertà, ma nei fatti, il vero intento e abolire ed espellere i poveri, cavalcare e alimentare l’ondata di odio raziale addossando tutte le responsabilità dei problemi italiani ad altri (oggi i migranti, domani gli antagonisti, dopodomani i solidali), tutto questo per nascondere la reale incapacità a governare una situazione di crisi, meglio nascondere i reali problemi e sventolare lo spauracchio delle invasioni esterne. Poi con la scusa della legalità emanano il decreto sicurezza che ufficializza il razzismo di stato e lancia un nuovo attacco alla solidarietà di classe, colpevolizzando le lotte e inasprendo le pene, criminalizzando chi nelle pratiche quotidiane non abbassa la testa, dimostra conflittualità e dissenso.

 Che fare?

Non certo piangersi addosso ed evidenziare quanto chi gestisce il potere oggi sia cattivo o più cattivo di ieri, noi non abbiamo mai conosciuto governi o poteri forti amici.

Siamo convinti che questo nuovo attacco dimostri ancora di più la paura che il potere ha verso chi si organizza, la sola idea che le masse di sfruttati, di proletari si possano organizzare anche grazie ad avanguardie e a compagni coraggiosi, li terrorizzano.

 Come fare?

Riteniamo che prendersi le strade, prendersi le piazze e creare un reale contropotere nei quartieri possa essere un punto di partenza.

Organizzarsi per dare una risposta collettiva coinvolgendo tutti quelli che provino dissenso verso questo decreto e tutto quello che rappresenta.

 Partire per dove?

Contrattaccare il governo cittadino, regionale e nazionale.

Cosa Vogliamo?

Il diritto di decidere del nostro futuro.

Un lavoro che ci permetta di vivere in maniera dignitosa e che non ci occupi tutto il nostro tempo, vogliamo essere liberi di circolare per il mondo.

Case confortevoli, quartieri belli e vivibili per i proletari, per questo gridiamo “che le case di lusso diventino popolari”.

 I padroni hanno ragione ad avere di paura, perché è proprio tutta la ricchezza che hanno accumulato che vogliamo venga redistribuita.

Invertiamo i ruoli di chi sempre è stato sopra con chi da sempre sta sotto.

I quartieri sicuri li facciamo noi perché la nostra sicurezza la fanno le nostre lotte!

ASSEMBLEA DEI COMITATI IN LOTTA UNITI SI VINCE

 

 

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