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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Fare un giornale ai tempi di Marchionne e Monti

Fare un giornale ai tempi di Marchionne e Monti

Mentre scriviamo, si sta consumando l'assalto finale agli ultimi fortini che abbiamo conquistato nel lungo ciclo di lotte degli anni Sessanta e Settanta. Monti sta centrando tutti gli obiettivi per cui ha avuto il mandato dal capitale globale. Ora potrà portare ai “mercati” internazionali il tabù infranto dell'articolo 18, il frutto del suo “tecnico” sporco lavoro. Potrà mostrare ai suoi compari lo scalpo di quello che è diventato (non sempre a ragione) il simbolo di una stagione che ha messo con le spalle al muro la “legge” del profitto.

Probabilmente non abbiamo nemmeno il linguaggio giusto per descrivere la profondità del grande processo di ristrutturazione che si è definito in un breve tempo. L'azione complessiva delle classi dominanti non è solo distruttiva di rapporti e di regole, è anche il tentativo di ricostruire un nuovo quadro socio-economico. E' in atto una scommessa da parte della classe dominante: quella di uscire dalla più grande crisi degli ultimi 80 anni attraverso un “piano” fatto di nuovi dispositivi di comando sulle vite e sul lavoro finalizzati ad estrarre più valore, per rimettere in moto un meccanismo che si è dimostrato sempre più distruttivo di soggettività, di rapporti sociali e di ambienti naturali.

Mai come con il governo Monti la classe dominante si presenta allo stato di “capitale puro”, privo della ricerca di mediazioni, di veli, d'infingimenti, senza nemmeno la pretesa di presentarsi come il “miglior mondo possibile”, bensì semplicemente come “il solo mondo possibile”. In realtà le ricette che ci vengono oggi cucinate procedono nella stessa direzione da 30 anni a questa parte. Ne sono la prosecuzione ma anche l'approfondimento: ci vuole più flessibilità, la privatizzazione e la mercificazione deve ampliarsi, il mercato del lavoro deve ancora deregolamentarsi, insomma ci vuole più liberismo “per salvare il capitalismo”. Il “piano del Capitale”, ben rappresentato dal “tecnico” Monti, è semplice nella sua essenza, si focalizza su pochi obiettivi: trasferire ancora reddito verso il profitto comprimendo i salari e ridurre la pressione fiscale alle imprese attraverso un ulteriore taglio della spesa sociale (pensioni, sanità, istruzione).

Un programma quasi totalitario che ricompatta quasi tutto il ceto politico, il sistema massmediatico, le organizzazioni sindacali asservite, che vede impegnato in prima persona il Presidente della Repubblica, Napolitano, Rievocando i tempi in cui era responsabile economico del Partito Comunista, da qualche tempo ripete la litania dei “sacrifici necessari”, un mantra che da Berlinguer è passato per Amato, Ciampi, per arrivare sulle labbra della piangente Fornero.

Questo piano mira a ottenere il massimo di profitti in tempi brevi, a ridistribuire la ricchezza dal basso verso l'alto, verso le classi dominanti, s'intreccia con la “riforma del mercato del lavoro”: il secondo traguardo importante dopo l'allungamento dell'età lavorativa.

Riformare le regole del mercato “in entrata” e soprattutto “in uscita” (licenziamenti) nella direzione di un allargamento e una stabilizzazione della precarietà è la premessa per rendere agevole la lievitazione dei profitti e, allo stesso tempo, rendere docili e sottomessi i moderni proletari attraverso il ricatto del reddito.

Il “tecnico” Monti agisce come il rappresentante del “partito di classe”, la sua. È lucidamente di parte, realizza un progetto politico che individua con chiarezza quali interessi vanno tutelati e quali vanno colpiti. Il suo piano e il suo metodo sono gli stessi di Marchionne, linearmente puntano a praticare l'obiettivo, alzando continuamente la posta, mettendo l'avversario con le spalle al muro.

La reazione agli effetti della crisi, nel nostro paese si e dispiegata in modo discontinuo e frammentato mostrando tutta la nostra debolezza. La crisi ci rimanda la fotografia dell'impotenza dei nostri percorsi costretti da troppo tempo sulla difensiva e orientati dall'immagine della potenza dell'avversario, incapaci di coglierne le vulnerabilità e le contraddizioni.

Diverso è il panorama globale; per la prima volta dalla chiusura del ciclo delle lotte dei '60 e '70 si sono dispiegate contemporaneamente insorgenze sociali con elementi di antagonismo antisistemico

Si affacciano movimenti che nascono nel contesto della crisi, ancora contraddittori ed embrionali ma che sperimentano il superamento delle lotte specifiche e settoriali dei diritti civili, del nucleare e dell'ambiente, delle trasformazioni della scuola e della formazione. Sono movimenti che ricercano pratiche di autorganizzazione, criticano le forme della rappresentanza dei ceti politici di destra e di “sinistra” che vengono individuati come i rappresentanti del sistema globale finanziarizzato.

Iniziando a pubblicare questo giornale abbiamo inteso lanciare una provocazione che indicasse che dal passato dobbiamo trarre il metodo del conflitto che sappia partire dai bisogni dei moderni proletari e condurre “una lotta continua” contro il sistema. Questo significa ritornare sui luoghi della lotta di classe, fare inchiesta e conricerca per raccogliere “l'esperienza neoproletaria”, dare voce ai movimenti reali, ricercare il comune nella molteplicità, interpretare i segni che possono indicarci i punti da cui ripartire, le tendenze embrionali.

Quindi cosa significa fare un giornale ai tempi di Monti e Marchionne? Monti e Marchionne sono la personificazione del punto di vista del Capitale all'attuale livello di sviluppo; come scriveva Marx  sono “persone soltanto in quanto sono la personificazione di categorie economiche, incarnazione di determinati rapporti e di determinati interessi di classe”.

Possiamo riaprire la partita solo se saremo in grado di ricostruire il nostro “punto di vista” all'altezza della potenza della controparte, autonomo dai bisogni del Capitale.

Dal prossimo numero del mese di maggio inizieremo una discussione aperta su come costruire un giornale che sappia, essere dentro i conflitti e raccoglierne gli stimoli e le indicazioni. Invitiamo quindi a intervenire e a scrivere a:

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Da: Lotta Continua Nr. 1 - Marzo 2012

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