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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il ridicolo antifascismo della toponomastica

franco

A Pisa l'amministrazione comunale di centro-destra intende intitolare tre rotonde ad altrettanti esponenti politici deceduti, uno del Pci (Beppe De Felice), un democristiano (Carlo Ciucci) e un missino. Ed è sul nome di quest'ultimo, Beppe Niccolai, che imperversa una feroce polemica.

La presa di posizione più intelligente è stata assunta dalla figlia del defunto dirigente del PCI De Felice che ha chiesto di soprassedere per non accostare il nome di un antifascista a quello di un missino, non certo per spocchia, ma solo perché si tratta di storie diverse, su opposte barricate.

Ma per capire cosa sta avvenendo oggi bisogna fare un salto a sei anni fa quando il Consiglio comunale di Pisa, su proposta dell'attuale assessore di Fratelli d'Italia Filippo Bedini, allora consigliere di minoranza, approvò un ordine del giorno favorevole ad intitolare ai tre dirigenti politici pisani altrettante vie. Fu l'intervento del Sindaco di allora, Marco Filippeschi, a non dare attuazione all'intento del Consiglio, lo fece per mero opportunismo politico e per coprirsi a sinistra dopo le contestazioni dell'Arci, dell'Anpi e degli elettori di sinistra. Ma dov'era il Sindaco quando i suoi consiglieri comunali votavano l'ordine del giorno bipartisan? Non cambiarono idea dopo avere sondato gli umori cittadini? La risposta viene da sola.

Trascorrono sei anni e la nuova Giunta di destra ha deciso di riprendere quell'ordine del giorno anche se, con la fine della Giunta Filippeschi, il Consiglio Comunale dovrebbe ripresentare e votare quell'ordine del giorno, anche se, qualora lo facesse, visti i numeri, sarebbe scontata l'approvazione.

Ma cosa è accaduto da sei anni a questa parte?

Per esempio l'approvazione di una mozione al parlamento europeo, votata dal Pd, che equipara nazismo e comunismo, il revisionismo storico che sdoganava i ragazzi di Salò è arrivato alle estreme conseguenze.

Beppe Niccolai era l'onorevole del MSI che teneva il comizio a Pisa quel fatidico 5 Maggio 1972. Per opporsi al comizio fascista scesero in piazza migliaia di uomini e donne e nel corso di duri e lunghi scontri venne ucciso l'anarchico Franco Serantini (che in realtà il 5 maggio venne arrestato per morire, dopo lunghe sofferenze e senza cure, due giorni dopo a seguito delle lesioni riportate dal pestaggio inflittogli prima dell'arresto)

Questi sono i fatti e possiamo immaginare che a Pisa il nome di Niccolai sia associato a quello di Serantini (a cui tuttavia la sinistra non ha mai dedicato una piazza autorizzando nel 1982, dopo anni di proteste, la installazione di un monumento nella Piazza San Silvestro)

Da anni si scatena ormai l'antifascismo toponomastico che stride con una pratica revisionista in ambito storico e politico. Con la Giunta Rutelli a Roma abbiamo visto intitolare vie a intellettuali che avevano avuto ruoli fondamentali nel redigere il Manifesto della Razza o nelle epurazioni dei docenti antifascisti dalle scuole e dalle università. Numerose Giunte comunali di centro-destra hanno cambiato i nomi delle strade appena insediati, scenari già visti nei Balcani ove in Croazia hanno perfino riabilitato i collaborazionisti con il nazismo ritenuti da molti dei punti di riferimento alla stregua di padri della nazione. Ma l'occidente imperialista 20 anni fa era schierato a fianco dei croati nella Guerra dei Balcani, è bene ricordarlo per cogliere connivenze politiche con i revisionisti storici.

Perfino a criminali di guerra in Africa e nei Balcani hanno provato a intitolare, o intitolato, strade e piazze ma intanto nelle scuole dai libri di testo sono scomparsi molti dei testi che documentavano il colonialismo italiano. Del resto il revisionismo politico necessita di rileggere e manipolare la storia , stravolgere il passato per piegarlo alle esigenze dell'oggi.

Cosa pensiamo della rotonda a Beppe Niccolai?

Che la polemica montata a Pisa sia tutta rivolta al passato e non al presente, nessuno, perfino la Biblioteca Serantini, ha menzionato quanto accaduto nel Parlamento europeo con la equiparazione di nazismo e fascismo.

Beppe Niccolai, consigliere comunale a Pisa, deputato per due legislature a cavallo degli anni Sessanta e Settanta, era considerato un eretico all'interno del Msi e per capire la sua opera bisogna leggere molti articoli pubblicati sulla rivista da lui diretta "Il Machiavelli". Noi li abbiamo riletti e ci siamo fatti una idea ben precisa ossia che la statura politica e morale di questo fascista era decisamente più alta di quella dei suoi cloni, ma come ogni fascista, era favorevole a uno stato forte, ossia autoritario, ma anche un castigatore feroce del malcostume e della corruzione. Quando arrestarono Adriano Sofri non si unì alla canea mediatica delle destre forcaiole. Niccolai non ha mai ripudiato il fascismo, rispetto a tanti giovani fascisti che si nascosero dietro ai ras del fascio pisani scelse di andare volontario in Africa dove venne fatto prigioniero dagli americani (e per questo motivo non partecipò alla Repubblica di Salò trovandosi a migliaia di km di distanza)

Naturalmente noi non abbiamo alcuna simpatia per Beppe Niccolai, anzi, era e resta un nostro avversario politico, ma ci fanno decisamente paura gli antifascisti pisani  molti dei quali alla ricerca di visibilità politica (in questi giorni si riuniscono per una lista di sinistra alle Regionali alleata del Pd giusto per capire con chi abbiamo a che fare), ci fanno paura quanti hanno taciuto sulla mozione in Parlamento europeo, sulla rivisitazione revisionista dei programmi scolastici, sulla fascistizzazione della società.

Ma ancora più timore proviamo davanti alle iniziative bipartisan, alle logiche spartitorie della memoria assegnando ad ogni parte un giusto riconoscimento dimenticando ruoli e scelte operate nel passato anche più recente.

Siete favorevoli ad intitolare una strada o una rotatoria a Beppe Niccolai? Certo che no ma è forse questo il problema? Noi pensiamo di no, quando la storia e la politica si piegano alla toponomastica non si va lontano, anzi siamo già stati sconfitti

Redazione Pisana di Lotta Continua

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