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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

La sinistra italiana e la rimozione della Palestina

palest

Sembrano secoli, gli anni trascorsi da quando le istanze del popolo palestinese trovavano accoglienza e sostegno nella sinistra italiana, nei circoli Arci, nel mondo sindacale.

Oggi parlare di Palestina e palestinesi è sempre più difficile, eppure farlo sarebbe non solo necessario, ma doveroso, soprattutto dopo le ultime iniziative di Trump.

Nei giorni scorsi la Tv israeliana ha annunciato che il piano "di pace" Usa darà a Israele non solo piena sovranità su Gerusalemme ma sull'intera Palestina.

E anche nel nostro paese di quanto sta accadendo poco sappiamo dai media, nell'ignoranza qualunque fake news potrà avere il sopravvento. 

Cosa prevede allora il Piano Trump?

La piena sovranità israeliana su Gerusalemme, inclusa la Città Vecchia, con una indefinita “simbolica rappresentanza palestinese”. L'annessione delle colonie che poi sono territori sottratti con la forza ai palestinesi, quindi Sovranità israeliana su tutte le 100 e più colonie israeliane della Cisgiordania occupata. Qualora i palestinesi dovessero rifiutare questo piano, Israele potrebbe avere carta bianca nell'annessione di tutta la Cisgiordania. Ai palestinesi verrà garantito uno stato, ma alla sola condizione che Gaza sia demilitarizzata con la consegna delle armi delle milizie palestinesi e da parte degli stessi il riconoscimento dello stato di   Israele con Gerusalemme capitale.

Proviamo allora a riflettere sulle conseguenze di questo progetto

I palestinesi non controlleranno i confini; la Valle del Giordano sarà  solo israeliana;  sovranità israeliana su tutti i “territori aperti” dell’Area C della Cisgiordania ( il 30% della Cisgiordania); fine delle richieste legittime dei palestinesi cacciati con la forza dalle loro proprietà; l’approvazione di tutte le richieste di sovranità israeliana con concessioni marginali ai palestinesi e l'incognita dei rifugiati palestinesi in Israele; continueranno le distruzioni forzate delle case palestinesi , solo 600 abitazioni distrutte negli ultimi anni.
Intanto  600.000 coloni israeliani vivono in oltre 230 insediamenti illegali in Cisgiordania e Gerusalemme est, le Nazioni Unite esortano Israele a non proseguire sulla strada della colonizzazione, ma si tratta di parole al vento visto che ogni anno villaggi palestinesi scompaiono o vengono ridimensionati.

Ed è bene non dimenticare le condizioni di vita nei territori dell'autonomia palestinese, con tassi di disoccupazione, di analfabetizzazione sempre più elevati, con acqua e luce sottoposti a continui blocchi. Ma poco si sa delle condizioni di lavoro dei palestinesi nelle fabbriche israeliane, un mese fa la stampa mediorientale ha parlato di scioperi e proteste sindacali contro retribuzioni al di sotto del salario minimo, assenza di busta paga, orari impossibili, licenziamenti arbitrari, assenza di contratti per imporre 10 ore di lavoro al giorno (30 minuti di pausa) prestazioni domenicali senza maggiorazioni, senza riconoscimento alcuno della malattia e delle ferie.

Alla luce di queste considerazioni, chi allora può continuare a parlare di accordo e di soluzioni pacifiche? La violenza dello Stato di Israele si accanisce ogni giorno contro il popolo palestinese a cui tolgono terra, ricchezze del territorio, villaggi imponendo condizioni di vita e di lavoro da popolo occupato. E la soluzione di Trump altro non è che affermare l'esistente (in barba a tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite) come conditio sine qua non per "risolvere" la questione palestinese. 

Tra annessioni (ad esempio quello della Valle del Giordano), spionaggio (, sfruttamento, condizioni disumane nelle carceri come dimostrato dagli scioperi della fame fino alla morte dei prigionieri politici,  occupazione militare prosegue, nel silenzio, il dramma del popolo palestinese.
E la Ue, al pari degli Usa, è complice di questa situazione come dimostra la produzione e la vendite di armi tecnologiche israeliane  (https://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=6460:l-industria-delle-armi-israeliana-guadagna-milioni-grazie-agli-stati-della-ue-mettiamo-fine-a-questa-cosa&catid=27&Itemid=78).
Di questo e di molto altro dovremmo iniziare a parlare anche in Italia 

Redazione pisana di Lotta Continua

 

 

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Giovedì, 20 Febbraio 2020

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