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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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L’era dei Draghi

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L'incarico assegnato a Mario Draghi per formare un nuovo Governo sancisce la vittoria di quel partito trasversale favorevole al Mes e alle politiche di contenimento del debito.

Si affermano le ragioni della finanza e dell'austerità, non a caso solo poche settimane fa Draghi, subito ripreso da Renzi, interveniva per chiedere modifiche sostanziali al Recovery per favorire interventi strutturali e non logiche assistenziali.

Ma per lor padroni logiche assistenziali sono gli interventi a favore del lavoro e dei lavoratori, incremento degli ammortizzatori sociali oggi insufficienti per durata e per la platea dei beneficiari, estendere a tutto il 2021 il divieto dei licenziamenti collettivi, sottoscrivere i contratti nazionali per restituire dignità e potere di acquisto ai salari, rivalutare le pensioni e i loro coefficienti per porre fine alla Legge Fornero.

E potremmo anche parlare del welfare, delle spese necessarie per ammodernare gli ospedali e recuperare alla sanità pubblica le decine di strutture chiuse con la spending review e le politiche di austerità delle quali Draghi è stato in passato tra i principali fautori. Come dimostra il suo assenso alla famosa letteraccia di Trichet che spianò la strada al Governo Monti e all'innalzamento dell'età pensionabile oltre ad altri attacchi, che arriveranno con Renzi, al lavoro e ai salariati.

Facciamo nostre le osservazioni acute di Marco Revelli in un articolo di un anno fa dal valore profetico

La letteraccia di Trichet in cui si intimava al governo italiano, come misure improrogabili per “ripristinare la fiducia degli investitori”: “una profonda revisione della pubblica amministrazione”, “privatizzazioni su larga scala” compresa “la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali; […] la riduzione del costo dei dipendenti pubblici, se necessario attraverso la riduzione dei salari; […] la riforma del sistema di contrattazione collettiva nazionale; […] criteri più rigorosi per le pensioni di anzianità” e dulcis in fundo “riforme costituzionali che inaspriscano le regole fiscali”. Fu sua, d’altra parte, l’idea del “fiscal compact“(“una revisione fondamentale delle regole a cui le politiche di bilancio nazionali dovrebbero essere soggette in modo da risultare credibili”) che si materializzerà nel 2012 con la sottoscrizione di una versione ulteriormente indurita del Patto di stabilità istituito col trattato di Maastricht

https://volerelaluna.it/controcanto/2020/03/29/draghi-lupi-faine-e-sciacalli/?fbclid=IwAR1cc-jQb0osSzGsTLfiHgly0Mf8RQls_JXJY3Pp-QDGB84aRAp2s-_qZss

La crisi di Governo è stata costruita ad arte da Italia Viva che per settimane ha ripreso e fatto proprie le posizioni delle destre finanziarie e padronali nell'intento di attaccare il lavoro, archiviare il reddito di cittadinanza e favorire politiche di contenimento del debito. Il Recovery a loro gradito non è certo quello del Governo Conte ma un piano costruito su misura per contenere il debito e dare vita non solo alle grandi opere che devasteranno il paese, ma a un piano di controriforme che si abbatteranno sui servizi pubblici e sulla classe lavoratrice.

Non c'è che dire: il ritorno delle politiche di austerità con un governo tecnico verso cui stanno guardando con favore tanto a destra quanto a sinistra, uniti nell'attacco ai lavoratori e alla loro repressione come accaduto giorni fa a Piacenza con le cariche contro i facchini che presiedevano i cancelli di Fedex per scongiurare gli oltre 600 licenziamenti annunciati in Italia dalla multinazionale Usa.

Redazione pisana di Lotta Continua (http://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/)

 

 

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