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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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I draghi dei padroni

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Si è persa traccia dell'accorato appello per costruire nel paese un fronte democratico e antisovranista, quello lanciato da Cgil Cisl Uil , Arci e Anpi, tutti insieme appassionatamente per fermare il "barbaro" Carroccio. Un appello strumentale visto che quel pericolo agitato come spauracchio è seduto accanto a molti dei firmatari nell'arco parlamentare a sostegno di Mario Draghi. Appelli strumentali che rievocano spettri del passato quando si diceva di dovere arrestare l'ascesa di Berlusconi per salvare lo stato sociale dal neoliberismo, lo stato sociale che i governi tecnici e di centro sinistra hanno contribuito a svilire e ridurre nel corso degli anni
Passiamo allo schieramento opposto: quante volte avremo sentito a destra ribadire che mai avrebbero accettato di allearsi con Pd e Movimento 5 Stelle? La incompatibilità presunta e strombazzata ai 4 venti si è presto trasformata in collaborazione, del resto quando il Capitale richiama la politica all'ordine questo si piega prona ai suoi voleri.
Torniamo al Pd che, per bocca del suo segretario, benedice il nuovo Esecutivo come argine ai due Mattei e alle destre. E poi si esulta perchè nella Lega ha prevalso la linea degli industriali del Nord timorosi che la linea sovranista di Salvini fosse di ostacolo agli affari con l'Europa e alla dittatura dello spread!
Il Movimento 5 Stelle benedice la transizione ecologica annunciata da Draghi salvo poi dimenticare che già il Governo Conti 2 aveva previsto di indirizzare parte del Recovery a questo scopo secondo i desiderata del capitale green e di Industria 4.0 a transizione tedesca.
Un autentico voltagabbana quel Beppe Grillo che 10 anni fa mandava a quel paese la casta politica di cui oggi è parte integrante con continue giravolte che hanno eroso, in due anni e mezzo, oltre la metà dell'elettorato del 5 Stelle. Cosa possiamo poi aspettarci da chi in meno di 3 anni ha tradito le aspettative dei cittadini che chiedevano il blocco del Tap e la chiusura dell'Ilva di Taranto? E intanto della bonifica dei siti inquinati si è persa traccia anzi di parla di stoccare i rifiuti nucleari in aree turistiche e paesaggistiche del paese.
La politica italiana è un immondo teatrino all'insegna del trasformismo, lo era già all'indomani dell'Unità d'Italia con le continue e repentine giravolte dei parlamentari. Cambiano i contesti storici e le forme la resta invariata la sostanza.

La politica, almeno come la intendiamo noi nel senso di dare voce alle istanze delle classi subalterne in prospettiva anticapitalista e antimperialista, è morta e sepolta, sopravvivono ideologie in continua  evoluzione per coprire e giustificare scelte di  governo a beneficio esclusivo del Grande capitale economico e finanziario.

Il  Primo Ministro Draghi ha un compito ben preciso: riportare l'arco parlamentare, da destra a sinistra, nell'alveo delle politiche compatibili con i dettami di Confindustria, Bce, FMI nel "buon" nome della dittatura dello spread , in ossequio alle politiche liberiste.
Chi descrive Draghi come un neokeynesiano mente perché questo Governo si muoverà dentro le politiche di austerità, non sarà un Esecutivo forte e autorevole con l'Europa dalla quale riceveremo al netto 10 miliardi all'anno quando la crisi ha distrutto, solo nel 2020, 160 miliardi di euro di Pil.

Siamo in presenza di una tecnocrazia che potrà indebolire il potere dei partiti in Parlamento e ipotecare quanto resta della sovranità popolare (quella monetaria è morta con l'avvento dell'Euro), un Governo in perfetta continuità con gli Amato e i Monti che realizzarono feroci processi di liberalizzazioni e privatizzazioni accrescendo le disuguaglianze sociali ed economiche, distruggendo le conquiste delle lotte operaie con l'innalzamento dell'età pensionabile per conto e nel nome della dittatura dello spread. Si torna alle politiche di austerità? in questa fase sarà difficile ma non dimentichiamo che l'avvento di Draghi, come lo fu per Monti, è stato dettato per tenere sotto controllo lo spread e il debito, tanto a pagare saremo sempre e solo noi.

Confindustria e Grande capitale avevano da tempo staccato la spina al Governo Conte 2, lo ritenevano ostaggio inaffidabile ai fini delle politiche capitaliste, incapace di attuare quelle controriforme indispensabili per la tenuta del capitalismo. Per questo occorreva un Governo tecnico politico di unità nazionale, del resto nell'arco di 40 anni la sinistra ha taciuto, anzi collaborato attivamente allo smantellamento della legislazione in materia di lavoro, alla perdita del potere di acquisto e di contrattazione, ha favorito la precarietà lavorativa ed esistenziale e l'innalzamento all'età pensionabile.
Riscriveranno il Recovery, porteranno avanti quella distruzione creatrice del libero mercato che non determinerà alcuna rottura con le politiche liberiste, le adatterà piuttosto alla nuova fase pandemica.
E la dittatura dello spread, la salvaguardia del pareggio di bilancio e della sostenibilità finanziaria continueranno ad essere i principi guida dell'azione governativa, a smentire chi in questi gorni, con le solute bugie intellettuali costruite ad arte, presentava Mario Draghi come economista keynesiano fautore della crescita e dello sviluppo.

Si guardi ad esempio al neo ministro dell'economia, un super tecnico, già a capo della ragioneria dello Stato, una garanzia per rimettere mano al fisco, alle pensioni, vicino all'ex premier Enrico Letta che è tra gli oscuri facilitatori di questo nuovo esecutivo.

Il Ministro Franco è tra i fautori del fiscal compact e del pareggio di bilancio in costituzione, è stato nella cabina di regia della Riforma previdenziale, non c'è che dire l'uomo giusto al posto giusto (per il capitale).

Gli industriali del Nord hanno avuto ciò che chiedevano, un uomo di fiducia (Giorgetti della Lega) preposto al dialogo con le imprese che saranno accontentate nei loro desiderata
E l'ex Bocconiano Giorgetti dovrà decidere, con il suo ministero, sull'Ilva e sull'Alitalia, insomma nelle sue mani le sorte di parti rilevanti dell'industria del paese per potenziare quel sistema di agevolazioni fiscali all'impresa avviato con Transizione 4.0 tagliando oneri e favorendo agevolazioni per le piccole imprese e la loro riconversione "ecologica".

E poi codice degli appalti ed infrastrutture affidato all'ex ministro del Lavoro  Giovannini , una carriera tra Ocse e Istat sullo sfondo della svendita del patrimonio immobiliare pubblico e la cosiddetta rigenerazione urbana che potrebbe ridisegnare l'assetto di tante città italiane a uso e consumo dei poteri forti

Ci fermiamo qui ma potremmo andare avanti, quanti hanno parlato di un Governo indispensabile e di competenze nascondono la vera natura del nuovo Esecutivo. E i sindacati nel frattempo esultano pensando che sia il lavoro e l'occupazione al centro dell'operato del Governo regalandoci anni di subalterna complicità con i dettami del Grande capitale

 

Redazione pisana di Lotta Continua (http://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/)

 

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