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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Note a margine di un fine settimana antifascista e ambientalista.

clima

Cinquemila persone in piazza a Prato per opporsi alla commemorazione della nascita del fascismo da parte di Forza Nuova, centomila in marcia Roma per dire no alle grandi opere e alla devastazione dei territori: un fine settimana del genere mancava da lungo tempo!

E non dobbiamo dimenticare lo “sciopero del clima” organizzato dagli studenti medi il venerdì precedente, che ha riempito le piazze di tutta Italia di giovanissimi alle prese con le prime manifestazioni.

Ad un primo sguardo, l’inizio di questa primavera sembra aver portato una ventata di attivismo e militanza inaspettati, dopo un autunno e un inverno tra i più placidi e deprimenti che si ricordino.

Se tuttavia vogliamo che questo sia l’inizio di un percorso conflittuale, per non lasciare che queste vampate di militanza si annacquino in un mortifero antifascismo e civismo istituzionali, occorre aggiungere alcune note a margine:

 

  • L’estrema destra italiana ha ormai la forza di organizzare commemorazioni pubbliche per la nascita del fascismo, senza bisogno di nascondere le proprie intenzioni o la propria ideologia. Le autorizzazioni a manifestare ricevute da prefetti e questori certificano la sostanziale contiguità ideologica tra estrema destra e ministero dell’Interno. A poco serve appellarsi alla Costituzione e alle leggi Scelba e Mancino. Sebbene in termini elettorali sia ancora irrilevante, il neo fascismo italiano può contare su un substrato culturale fascistoide e sciovinista che lo accomuna alla destra di governo, e che si traduce in libertà di movimento e organizzazione. Il senso comune “fascio-leghista” si sta facendo pericolosamente egemone e con questo bisogna fare i conti.

 

  • I media mainstream contribuiscono alla crescita e alla normalizzazione di queste forze nella società italiana. I cento sfigati che hanno sfilato a Prato hanno goduto di una sovraesposizione mediatica prima e durante la loro lugubre messinscena impensabile per qualunque altra forza politica. In contemporanea, i centomila di Roma sono stati completamente ignorati oppure relegati a un trafiletto di fondo pagina. Ormai, senza vetrine rotte o scontri, i cortei sono destinati al silenzio mediatico.

 

  • Vedere in una piazza antifascista le bandiere del Partito Democratico, responsabile dei campi di concentramento in Libia e Turchia e strenuo sostenitore dei neonazi ucraini, fa venire l’orticaria. Per non parlare dei vessilli del peggior sindacalismo confederale, ancora oggi in prima fila nell’appoggiare l’attacco imperialista al Venezuela bolivariano e da sempre schierato a favore dell’autoritaria gestione di fabbrica del modello Marchionne. Eppure in una piazza simile dobbiamo esserci, per metterne a nudo le contraddizioni, cercare di egemonizzarne i contenuti e mostrare ai giovani e meno giovani che r-esiste un antifascismo coerenti in principi e pratiche. Tremila antifascisti motivati e organizzati avrebbero potuto rispedire i nostalgici del ventennio nelle fogne da cui storicamente provengono, senza bisogno di questura, prefettura e celere.

 

  • L’imponente e bellissima manifestazione “contro nocività e grandi opere” di Roma, oltre a mostrare la meschinità dei media di regime, ci aiuta a riflettere sul fine di queste mobilitazioni. Se non è possibile contare sul rappresentazione da parte di Tv e giornali delle istanze in lotta, è necessario essere in grado di rilanciare contenuti e rivendicazioni in modo autonomo attraverso i nostri canali: pagine Facebook, siti di controinformazione, giornali autopubblicati e volantini.

 

  • I cortei e le mobilitazioni nazionali svolgono inoltre un ruolo imprescindibile nel condividere esperienze, pratiche e un tipo di “socialità di piazza” che nessuna dimensione virtuale può sostituire. La nausea da social network e il senso di isolamento a cui siamo spesso costretti possono essere incrinati da giornate come quelle romane.

 

  • La piazza di Roma può e deve riuscire a comunicare con quelle degli studenti medi. Solamente un ambientalismo capace di inquadrare i cambiamenti climatici all’interno del paradigma produttivo capitalista ha un futuro. Legare i due temi rappresenta inoltre l’unica via di fuga dal meccanismo di normalizzazione di queste istanze già messo in atto dai vari livelli di governance sovranazionali, con l’Onu che propone il solito Nobel di consolazione e i mandarini dell’Ue (e dei suoi governi vassalli) che a cascata invitano i ragazzi a improbabili confronti. Allargare le contraddizioni dell’ecologismo capitalista può essere una modalità importante per mettere in comunicazione i movimenti con le generazioni più giovani.

 

  • Infine, un pensiero al compagno Orso, morto combattendo in Siria combattendo contro l’Isis a fianco del popolo curdo. Il suo esempio, più di mille analisi e dibattiti, ci spinga a essere compagni e compagne migliori, perché “ogni tempesta inizia da una singola goccia”.

 

 Lorenzo

Redazione pisana Lotta Continua.

 

 

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