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Industria bellica S.p.a: come fabbricare la guerra infinita

armi

Industria bellica S.p.A.: come fabbricare la guerra infinita – di Rossana De Simone

Pubblichiamo la prima parte di un articolo di Rossana De Simone che entra «nel laboratorio segreto della produzione» degli armamenti. Corroborando l’analisi con dati presi dai più importanti report governativi, l’articolo spiega come è proprio il settore delle armi, nello stretto intreccio tra aziende della difesa e sicurezza e Stati, uno dei pezzi più importanti che sta trainando il tentativo di ricostruire una base industriale, soprattutto negli Stati Uniti, e come questo aspetto influenzi direttamente lo svolgersi della guerra in Ucraina.

* * * * *

Il 16 agosto 2021, parlando dalla Casa Bianca, il presidente americano Joe Biden si è rivolto al mondo per spiegare il collasso in Afghanistan e la fuga degli americani: «Non rimpiango il ritiro. L’Afghanistan non è negli interessi USA».1

Con il suo discorso Biden ha voluto riaffermare che era necessario voltare pagina e pensare alle nuove minacce, a Cina e Russia. Dopo vent’anni di guerra globale, serviti per prendere in mano le redini dell’ordine mondiale e per sostituire l’islam radicale al comunismo come minaccia alla pace mondiale, negli Stati Uniti e nel mondo si è cominciato a discutere delle numerose operazioni militari, che hanno distrutto un paese dopo l’altro, e del declino dell’occidente nell’egemonia globale.

Dei 21mila miliardi di dollari2 di spese militari effettuate dal 2001 al 2022, che hanno portato alla militarizzazione della politica interna (in nome della sicurezza), 16mila miliardi sono andati alle forze militari (compresi 7200 miliardi per le società private di sicurezza), 3mila miliardi ai programmi per i veterani, 949 miliardi alla sicurezza interna e 732 miliardi alle forze dell’ordine federali. Degli otto generali che hanno comandato le forze americane in Afghanistan – senza mai «vederne» e ancor meno denunciarne il disastro – il generale Joseph F. Dunford Jr, è entrato a far parte del consiglio di amministrazione di Lockheed Martin, il più grande appaltatore del Pentagono, mentre l’attuale Segretario della Difesa Lloyd Austin, già comandante della Combined Joint Task Force, è membro del CdA di Raytheon Technologies, uno dei più grandi appaltatori militari del mondo3.

Una cosa è certa: la guerra sotto forma di necessità economica fa sicuramente bene ai rendimenti azionari dei maggiori appaltatori della difesa a livello mondiale (Boeing, Raytheon, Lockheed Martin, Northrop Grumman, and General Dynamics)4.

Il sistema di produzione degli armamenti – sempre più costosi e con un tempo di ricerca e sviluppo sempre in divenire –, unitariamente a quello militare del Pentagono, non è più semplicemente appendice ma parte integrante del meccanismo di produzione e riproduzione capitalistico. A differenza di altri settori, le aziende della difesa e sicurezza, insieme a quelli considerati strategici, hanno sempre un certo grado di controllo governativo considerando che lo Stato è il primo committente che sostiene e finanza l’intero ciclo produttivo di un nuovo prodotto, e che decide sia le cooperazioni intergovernative sia le collaborazioni multinazionali all’interno di un mercato sempre più competitivo e transnazionale.

La funzione anticiclica delle spese militari, come pensata da molti economisti keynesiani, volta cioè a contrastare situazioni di crisi, ha ormai assunto un significato diverso dal momento in cui le crisi cicliche capitalistiche tendono a presentarsi sempre più ravvicinate nel tempo. Analogamente, la crisi pandemica, sebbene abbia evidenziato l’importanza per le imprese dell’aerospazio di avere due comparti separati – uno civile, l’altro militare –per bilanciare le attività dell’uno con l’altro in funzione anticiclica, non è servita a smascherare lo scandalo dei lauti finanziamenti statali per programmi la cui tecnologia proviene dal settore civile. La ricerca e sviluppo a duplice uso, fortemente incentivata dall’amministrazione Clinton5 nei primi anni ’90 – comprensiva di tutte le tecnologie d’avanguardia come l’intelligenza artificiale, i veicoli/velivoli senza pilota, i big data o le nanotecnologie – viene da tempo sviluppata e prodotta essenzialmente dal settore civile, ma conteggiata ugualmente come fosse tecnologia proprietaria del prescelto general contractor. Se poi si entra nel merito dei bilanci di queste aziende, si può appurare che la maggior parte del denaro speso sul militare va al capitale, differentemente da ciò che accade negli altri tipi di lavoro: solo 15% del prezzo di ogni F-35 viene usato per pagare il costo del lavoro coinvolto nella produzione, fabbricazione e montaggio, mentre l’85% serve per le spese generali6.

Dopo l’ondata di fusioni e acquisizioni avvenuta nei primi anni ‘90, che hanno rimodellato la base industriale della difesa americana riducendo il numero delle prime contractor e la concorrenza, il rapporto del Pentagono «Consolidation of Defense Industrial Base Poses Risks to National Security»7 ha analizzato i pericoli di ulteriori consolidamenti tra grandi produttori con dati aggiornati. Risulta infatti che le aziende del settore aerospaziale e difesa si sono ridotte da 51 a 5 (Lockheed Martin, Raytheon Technologies, General Dynamics. Northrop Grumman e Boeing), da 13 a 3 i fornitori di missili tattici, di satelliti da 8 a 4. Negli ultimi trent’anni, la base industriale si sarebbe contratta del 40% mentre sarebbero 15.000 i fornitori a rischio. Secondo gli esperti è necessario frenare la politica delle fusioni tra gli appaltatori per evitare rischi per l’economia e la sicurezza nazionale non solo perché ha significato un rialzo dei prezzi, ma ha portato a lacune nella catena di approvvigionamento e minacciato le capacità produttive. Si sono identificate almeno 300 vulnerabilità in cinque settori che dovranno proteggere le loro catene di approvvigionamento: dai materiali strategici e critici alla microelettronica, dalle batterie ai missili.  In seguito anche la pandemia di coronavirus ha provocato interruzioni alle catene di approvvigionamento globale dai semiconduttori ad altri beni e materiali, creando carenze nelle attività di fabbricazione e produzione. Durante la pandemia la Casa Bianca aveva invocato il «Defense Production Act» (legge sulla produzione della difesa) per riutilizzare alcune fabbriche per produrre ventilatori.

Il problema però non è stato tanto la loro capacità produttiva, ma la mancanza di componenti provenienti da più di quattordici paesi diversi (filtri e allarmi, tubi e alimentatori, ecc.).

Una delle iniziative prese dal governo ha riguardato in parte il finanziamento di piccole e medie imprese (PMI) per la produzione di beni come semiconduttori, prodotti biotecnologici e biomedici, energia rinnovabile e accumulo di energia, in parte fornendo crediti all’esportazione alle imprese statunitensi che vendono beni all’estero8 .

Tuttavia, per la prima volta, e non per problemi salariali o pensionistici, queste aziende hanno dovuto rallentare la produzione grazie a un parassita e alla paura dei lavoratori. Secondo l’agenzia di stampa internazionale Bloomberg, gli appaltatori della difesa USA hanno mantenuto in funzione la maggior parte degli impianti e hanno chiuso solo per qualche giorno per pulire le strutture. A seguito dello scoppio della crisi per coronavirus, l’Aerospace Industrial Association ha chiesto al Dod di dichiarare l’industria della difesa «infrastruttura critica», in modo che le aziende potessero costringere i propri dipendenti a continuare a lavorare.

E, nonostante il calo del Pil mondiale per via della pandemia e la crisi economica che ha coinvolto interi settori, nel 2020 gli ordini e le consegne di armi non si sono fermati (531 miliardi di dollari con un aumento dell’1,3% rispetto al 2019) anche in presenza di misure restrittive che non hanno consentito la consegna delle armi e, in alcuni casi, il proseguire dei cicli produttivi.  Anche la spesa militare globale ha continuato a crescere attestandosi a 1.981 miliardi di dollari, un aumento del 2,6% rispetto al 2019 e del 9,3% rispetto al 2011, confermando il forte potere di pressione delle lobby dell’industria della difesa nei confronti delle istituzioni.

Nel 2022 il governo degli Stati Uniti decide di rafforzare il «Buy American Act»9, la legislazione sugli investimenti, per consentire di porre il veto a qualsiasi fusione che si ritenga dannosa per la sicurezza nazionale. Il presidente Biden ha infatti espresso la volontà di spezzare il potere dei trust per rigenerare capacità di produzione autentiche in caso di conflitto grave e ad alta intensità. Tuttavia è evidente che non si va verso un percorso di deconsolidamento – visto che sono prevedibili movimenti nei settori cyber, intelligenza artificiale, ipersonico, guerra ibrida, informatica quantistica, armi antisatellite, ecc. – in quanto rimane incontrovertibile che, essendo la difesa guidata dalla tecnologia, gli appaltatori più grandi acquisiranno sempre più società high-tech per accedere alle loro tecnologie.

La preoccupazione del presidente deriva da uno studio del CSIS secondo cui anche negli Stati Uniti l’industria della difesa non è in grado, a breve termine, di aumentare i tassi di produzione.  Un avvertimento in questo senso c’è stato quando, durante una conferenza fra alti funzionari del Pentagono, legislatori statunitensi e massimi dirigenti del settore produttivo, Gregory J. Hayes presidente e direttore di Raytheon Technologies (che insieme a Lockheed Martin, produce i sistemi missilistici Stinger e Javelin) ha dichiarato: «Il problema è che abbiamo consumato così tante scorte nei primi 10 mesi di guerra, che abbiamo sostanzialmente esaurito 13 anni di produzione di Stinger e cinque anni di produzione di Javelin. La domanda è: come faremo a rifornire le scorte?»

Con le attuali capacità l’industria della difesa statunitense impiegherebbe in media 8 anni per sostituire le piattaforme perse e per ricostruire le scorte di missili e munizioni. La decisione da parte della Casa Bianca di ampliare la base industriale è decisiva anche per gli alleati che armano l’Ucraina, e un segno che gli Stati Uniti si preparano ad un possibile ampliamento della guerra.

La richiesta di approvvigionamento di 170 miliardi di dollari del Pentagono per l’anno fiscale 2024 si concentra sulla sostituzione delle munizioni fornite all’Ucraina, e di armi come i missili a lungo raggio che sarebbero necessari in un conflitto con la Cina. Nel documento emesso dal DoD sulla richiesta di bilancio della difesa per l’anno fiscale 2024 viene evidenziato l’enorme e continuo aumento delle spese militari: dai 781,9 miliardi di dollari nel 2022 ai 858,6 miliardi di dollari nel 2023 e 886,3 miliardi di dollari nel 202410. Secondo i dati del SIPRI (Istituto di studi sulla Pace di Stoccolma) la spesa mondiale è in continuo aumento dal 2015 e ha raggiunto il massimo storico nel 2021 con 2.113 miliardi (pari al 2,2% del Pil globale). Stati Uniti, Cina (293 miliardi di dollari, pari al 14% della spesa globale in crescita del 4,7% rispetto al 2020 e del 72% rispetto al 2012), India (nel 2021 ha speso 76,6 miliardi di dollari in crescita del 33% rispetto al 2012), Regno Unito (con 68,4 miliardi, in crescita del 3% rispetto al 2020) e Russia (nel 2021 65,9 miliardi, in crescita del 2,9% rispetto al 2020) sono i Paesi che occupano le prime cinque posizioni in classifica e pesano per il 62% del totale delle spese militari registrate nel 2021. Per quanto riguarda l’Europa, la spesa militare continentale nel suo complesso è ammontata a 418 miliardi di dollari nel 2021, registrando una crescita del 3% rispetto all’anno precedente e del 19% rispetto al 2012.

Una delle due caratteristiche dell’industria della difesa dell’Unione europea è quella di avere una struttura diversificata che comprende grandi multinazionali e operatori di piccole e medie dimensioni.   L’altra riguarda la domanda che proviene quasi esclusivamente dai governi nazionali che controllano le acquisizioni di prodotti e tecnologie e le relative esportazioni. Le differenze nazionali in termini di requisiti, spesa pubblica e investimenti, non possono che frammentare il mercato europeo della difesa.  Stando all’associazione che raccoglie le industrie europee dell’aerospazio, della sicurezza e della difesa (ASD) in rappresentanza di circa 3.000 aziende, al 2021 vi erano 3,57 milioni di persone occupate tra diretti (942.000), indiretti (966.000) e indotti (oltre 1,66 milioni). Il volume d’affari del comparto ammontava a 578 miliardi euro, di cui 241 miliardi diretti, 148 miliardi indiretti e 189 miliardi indotti. Infine gli investimenti complessivi in ricerca e sviluppo sono stati di 18,5 miliardi di euro.

Tuttavia la necessità di condividere le risorse per raggiungere un’economia di scala, soprattutto nei grandi programmi di sviluppo che non possono che essere condotti solo su base multilaterale, ha spinto le industrie a divenire sempre più transnazionali e integrate nella catena di produzione del valore globale.

Politica sempre ostacolata dagli USA. Se programmi collaborativi come Tornado ed Eurofighter Typhoon sono stati un successo europeo, il caccia statunitense F-35 è stato concepito anzitutto per dividere la capacità competitive e collaborative europee, oltre che per condividere i costi di un progetto costosissimo, garantirsi il controllo tecnologico, una alleanza strategica e un business garantito.

Senza dimenticare che tra gli azionisti delle industrie francesi Dassault Aviation e Thales, della franco-tedesca Airbus, dell’italiana Leonardo e della spagnola Indra Sistemas, oltre allo Stato vi sono diversi fondi d’investimento statunitensi: BlackRock, Vanguard, Fidelity Investments, Wellington Management e Capital Group. Ciò non significa rendere il mercato della difesa meno competitivo.

Ogni considerazione sulla posizione attuale dell’Unione europea in politica estera e di difesa deve partire dal vertice NATO di Madrid (2022) in cui si è disposta l’estensione dell’area d’interesse dell’Alleanza alla Cina e all’Indo-Pacifico, cioè oltre quel Nord Atlantico cui fa riferimento il Trattato che nel 1949 diede vita alla NATO: «La NATO è l’alleanza militare più potente del mondo ed è esclusivamente difensiva». Di fatto, con la dissoluzione dell’Urss e del Patto di Varsavia, la NATO ha assunto il compito di stabilizzazione politico-militare globale sulla base dell’articolo 4 (intervento in Bosnia del 1995), e dell’articolo 5 che considera l’attacco diretto a un paese membro come un attacco a tutti.

Dunque la cooperazione UE-NATO è un pilastro fondamentale della stabilità e della sicurezza europea11.

Nella Dichiarazione congiunta UE-NATO del gennaio 2023 si è ribadito che «questo è un momento chiave per la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche che dimostra più che mai l’importanza del legame transatlantico, richiedendo una più stretta cooperazione UE-NATO» e dunque è necessario continuare a sostenere «pienamente il diritto intrinseco dell’Ucraina all’autodifesa e alla scelta del proprio destino».

Nel 2021 il Consiglio europeo ha istituito uno strumento per la pace, fuori bilancio, per finanziare tutte le azioni in materia militare e di difesa, con l’obiettivo di prevenire i conflitti, mantenere la pace e rafforzare la sicurezza e la stabilità internazionali. Ad oggi l’importo totale del sostegno fornito alle forze armate ucraine è stato di 3,6 miliardi di euro, ma si sta già decidendo come utilizzare altri 2 miliardi di cui 1 servirebbe per inviare proiettili dalle scorte esistenti, mentre l’altro per sostenere la capacità di produzione industriale complessiva o per procurarsi munizioni da Paesi terzi.

Un anno fa Josep Borrell, l’alto rappresentante dell’UE per Affari esteri e sicurezza, insieme al segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, aveva dichiarato che le scorte militari della maggior parte degli Stati membri della NATO europea si erano in parte esaurite, per cui bisognava lavorare con l’industria per aumentare la produzione di armi e munizioni.

Con queste dichiarazioni si è confermato non solo il consolidamento dei rapporti tra Stati Uniti e Unione Europea e il rilancio del ruolo della Nato, ma anche l’incapacità dell’Europa di svolgere un ruolo autonomo nello scontro tra Usa, Russia e Cina, sebbene Stati Uniti e Russia l’avessero tagliata fuori dai colloqui sull’Ucraina nel gennaio 2022. Incapacità che emerge con forza se si considera che a Bruxelles il dibattito sulla politica di difesa e sicurezza verte tutto sul ruolo delle industrie di settore da incentivare con aumenti del budget, e ponendo come esigenza urgente lo sviluppo delle capacità e tecnologie necessarie a operare nel nuovo contesto di guerra. Così non si capisce bene cosa voglia dire chiedere un «consolidamento ove opportuno»12 quando i ministri della difesa francesi, spagnoli, tedeschi e italiani affermano di preferire programmi di cooperazione al consolidamento e la tendenza è quella di andare verso una maggiore autonomia degli Stati membri, e dunque favorire le industrie nazionali.

Nel dicembre 2022, sempre Josep Borrell, ha tracciato gli aspetti positivi e negativi sullo stato dell’Europa in materia di sicurezza e difesa riprendendo i risultati degli studi pubblicati dall’Agenzia per la difesa, dal Parlamento e dal Consiglio europeo. Nel report «2022 Coordinated Annual Review on Defence» (CARD)13  si denuncia che meno del 20% di tutti gli investimenti nei programmi di difesa è effettuato in cooperazione: la cooperazione in materia di difesa rimane l’eccezione, invece di essere la regola. Con il commissario Thierry Breton, commissario europeo per l’industria, al fine di aiutare l’industria ad aumentare la sua capacità di produzione, Borrell ha creato un nuovo strumento chiamato EDIRPA per agevolare e incentivare gli appalti congiunti con 500 milioni di euro per il periodo 2022-2024: «mentre la guerra infuria alle frontiere dell’Europa, rispondiamo all’appello dei capi di Stato dell’UE presentando oggi un nuovo strumento per sostenere, a livello europeo, l’acquisizione congiunta di armi. Oltre a contribuire a ricostituire parte delle scorte a seguito del trasferimento di armi all’Ucraina, proponiamo un incentivo mediante il bilancio dell’UE per indurre gli Stati membri ad acquistare insieme». E, sempre per promuovere la cooperazione in materia di difesa, il Fondo europeo per la difesa (FED) dispone di 8 miliardi14. La Commissione ha destinato 1,2 miliardi di euro a un primo gruppo di 61 progetti (l’Italia è presente con imprese, università e istituti di ricerca in 33 progetti)15 per la ricerca e sviluppo di velivoli da combattimento, veicoli corazzati e navi, tecnologie dello spazio, informatica, cloud militare o intelligenza artificiale. Sostanzialmente, se saranno attuati tutti gli aumenti di spesa annunciati, la spesa totale dell’UE per la difesa aumenterà di altri 70 miliardi di euro entro il 2025.

Per concludere è fondamentale citare l’istituzione nel 2015 di un Gruppo di personalità sulla ricerca nella difesa (Group of Personalities on Defence Research, GoP) che includeva, oltre al capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini, gli amministratori delegati di Indra, MBDA, Saab, Airbus, BAE Systems, Finmeccanica e due membri rappresentanti istituti di ricerca privati che si occupavano di ricerca militare (TNO e Fraunhofer-Gesellschaft). L’assenza assoluta di qualsiasi rappresentante della società civile e del mondo accademico fa pensare che si sia voluto creare una lobby in grado di influenzare non solo i processi politici dell’UE ma anche le decisioni sulle priorità di finanziamento.16

Ed è semplicemente sconcertante leggere alcuni punti presenti nella Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 202317: «dal 2017 sono stati avviati complessivamente 61 progetti PESCO, nessuno dei quali ha ottenuto risultati tangibili» e che, «sebbene l’ambizione dell’UE di diventare un abile attore della sicurezza risalga a oltre 20 anni fa, i risultati in termini di capacità, interoperabilità e cooperazione efficace sotto il profilo dei costi restano piuttosto limitati». Inoltre si può rilevare l’ipocrisia contenuta nella «Posizione comune del 2008/944PESC118 su norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari» che definisce otto criteri comuni (norme minime) che contiene: il vincolo circa «l’esportazione di tecnologia e attrezzature militari al rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale da parte del paese destinatario». E, al punto sulla situazione interna del paese destinatario: «gli Stati membri rifiutano licenze di esportazione di tecnologia o attrezzature militari che provochino o prolunghino conflitti armati o aggravino tensioni o conflitti in corso nel paese di destinazione finale».

NOTE

1 https://www.whitehouse.gov/briefing-room/speeches-remarks/2021/08/16/remarks-by-president-biden-on-afghanistan/

2 https://ips-dc.org/wp-content/uploads/2021/09/State-of-Insecurity-The-Cost-of-Militarization-Since-911.pdf

3 https://www.nytimes.com/2020/12/08/us/politics/lloyd-austin-pentagon-military-contractors.html

4 https://theintercept.com/2021/08/16/afghanistan-war-defense-stocks/

5 https://issues.org/stowsky/

 6 https://nation.time.com/2011/09/21/study-federal-spending-on-defense-doesnt-create-as-many-jobs-as-education-spending/

7 DOD Report: Consolidation of Defense Industrial Base Poses Risks to National Security:

Fai clic per accedere a STATE-OF-COMPETITION-WITHIN-THE-DEFENSE-INDUSTRIAL-BASE.PDF

8 https://www.csis.org/analysis/takeaways-president-bidens-supply-chain-plan-2022

9 https://www.federalregister.gov/documents/2022/03/07/2022-04173/federal-acquisition-regulation-amendments-to-the-far-buy-american-act-requirements

10https://comptroller.defense.gov/Portals/45/Documents/defbudget/FY2024/FY2024_Budget_Request.pdf

11 https://state-of-the-union.ec.europa.eu/state-union-2022_it

12 https://www.euractiv.com/section/defence-and-security/news/eu-must-spend-cooperate-more-on-joint-arms-projects-blocs-defence-agency-says/

13 https://eda.europa.eu/docs/default-source/eda-publications/2022-card-report.pdf

14 https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/european-defence-fund-edf_it

15 Le iniziative dell’UE in materia di politica di sicurezza e difesa comune:

https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/file/Dossier%20europeo%20n.%2018.pdf

16 https://eda.europa.eu/news-and-events/news/2015/06/18/high-level-group-of-personalities-on-defence-research-issues-statement

17 Risoluzione del Parlamento europeo del 18 gennaio 2023 sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2023-0010_IT.html

18 Posizione comune 2008/944/PESC:

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/941304/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h3_h34

Modifiche apportate nel 2019:

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:02008E0944-20190917&from=EN

 

Rossana De Simone, delegata sindacale CUB ha partecipato alle lotte in fabbrica per la riconversione al civile della produzione. Redattrice per PeaceLink ha contribuito con altri alla stesura dei libri Se dici guerra…Basi militari, tecnologie e profitti e Frammenti sulla guerra. Industria e neocolonialismo in un mondo multipolare per Kappa Vu editore. Infine Embargo militare contro Israele. Dossier a cura di BDS Italia

 

Testo pubblicato anche su  Machina

Testo tradotto in spagnolo e pubblicato sul periodico El Salto

Industria bellica S.p.a: come fabbricare la guerra infinita | Seconda parte – di Rossana De Simone

In questa seconda parte del testo che Rossana De Simone ha scritto per la rubrica Diario della crisi, l’autrice si concentra sulla descrizione puntuale degli affari legati all’industria delle armi che coinvolgono i vertici del governo italiano, a partire dal ministero della Difesa. Con un ben costruito sistema di discorsi pubblici e mediatici svuotati da verità, che confondono l’opinione pubblica riguardo le decisioni prese, si deve “passare dalle missioni di pace (neologismo da superare) a quelle di guerra (di fatto)”. Le spese militari permettono al ministero della Difesa di finanziare programmi prima che siano testati e valutati e difficilmente utilizzati per la difesa (si veda il ruolo di Leonardo S.p.a, anche attraverso una serie di società controllate) ma che vengono soprattutto confermati nella loro attività di divoratori di denaro pubblico. Nel frattempo, l’apparato militare nella sua complessità, “realizza professionalità e dispositivi di controllo e repressione nei confronti di tutto ciò che esprime un dissenso verso un potere totalizzante”. Come di consueto, la rubrica viene pubblicata congiuntamente su Effimera, Machina DeriveApprodi ed El Salto.

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Sembra che la bizzarra coppia Meloni-Crosetto, dopo essersi divertiti a vestire i panni di ‘Edith’ e ‘Gru’ nel cartone animato “Cattivissimi noi” hashtag #senzapaura [1] e dopo essere diventati  rispettivamente premier e ministro della Difesa, abbia incontrato problemi di comunicazione: narrare una pseudo-realtà per imporne una nuova è faticoso perché significa attaccare ogni spazio di libertà.

È bastato un intervento durante il concertone del primo maggio per far saltare i nervi al ministro della Difesa: è inconcepibile che davanti a più di trecentomila spettatori il fisico Carlo Rovelli abbia sostenuto, nel suo intervento contro la guerra [2], che Crosetto sia stato vicinissimo alla più grande fabbrica di armi nel mondo e che faccia il piazzista di armi nel mondo.

Immediata la risposta piccata del ministro: “Non sa di che parla. Un’accusa totalmente ridicola, lascia il tempo che trova. Come dice il Vangelo, ‘dai loro frutti li riconoscerete’”.

Chissà che voleva dire il ministro, visto che nel 2014 (anno in cui gli investimenti della spesa per armamenti sono stati ammessi nel calcolo del Pil) nella veste di presidente dell’Aiad, la federazione che riunisce in Italia le aziende della difesa, sponsorizza il settore nel mondo e presso il NIAG (NATO Industrial Advisory Group), mentre nel 2021 viene nominato diviene presidente del Cda di Orizzonte sistemi navali, società controllata da Fincantieri e Leonardo. Tutte attività regolarmente compensate. E non può dire che le sue battaglie a favore del settore militare, dalla richiesta di esclusione degli investimenti per la Difesa dal Patto di stabilità all’approvazione della legge G to G [3] riguardante la vendita di armamenti da “governo a governo”, in alternativa a quella da “industria a governo”, per finire con la pressione per modificare la legge 185/90 allo scopo di agevolare l’export di armi, non siano state  ampiamente pubblicizzate. Solo dopo il passaggio di consegne a Giuseppe Cossiga presso Aiad, il ministro  passa dalla posizione “se si vuole cooperare con un Paese deve deciderlo il governo” al commento “non mi occupo più di Aiad da qualche mese”. [4]

Giuseppe Cossiga, figlio del più celebre Francesco che da ministro dell’Interno decise l’invio nel 1977 di carri armati nella città di Bologna [5] e da presidente del Consiglio nel 1979 consentì lo schieramento dei missili Cruise a Comiso [6], è stato direttore delle Relazioni Istituzionali di MBDA Italia e sottosegretario di Stato alla Difesa, incarico ora ricoperto da Isabella Rauti.

Dunque Rovelli, o gli insubordinati come lui, viene accusato di aver messo in imbarazzo il ministro e ciò non deve accadere. Il discorso pubblico deve essere composto di frammenti di verità ben scelti, funzionali a creare un desiderato effetto emotivo, o raccontare menzogne in assenza di trasparenza. Non è un caso che il ministro abbia voluto istituire un “Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa” [7] perché “la Difesa deve essere sempre un passo avanti, anche dal punto di vista culturale e dell’elaborazione del pensiero”.

La presentazione del comitato avviene pronunciando un solenne proclama: “Il mondo è un posto migliore grazie al soft e all’hard power dell’Italia” dopodiché annuncia i nomi dei professionisti fra cui editorialisti come Angelo Panebianco e Gianni Riotta e professori  universitari come Vittorio Parsi (Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Antonio Zoccoli (Università di Bologna e presidente Associazione Big Data e INFN). Quest’ultimo ha ricevuto ufficialmente una lettera da parte di lavoratori INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) in cui viene sottolineato che “la sua missione istituzionale dovrebbe essere chiaramente improntata ed ispirata a ben altra Difesa: quella della libertà di ricerca”, lettera caduta nel vuoto. [8]

Riconoscendo che non è di questo governo la decisione di coinvolgere l’Italia nella guerra tra Ucraina e Russia e la scelta di sostenere la prima con aiuti umanitari, economici e militari, nel libro “Il costituzionalismo democratico moderno può sopravvivere alla guerra?” studiosi e costituzionalisti  ci ricordano che l’Ucraina non fa parte né dell’Unione Europea né della NATO per cui “La tesi avanzata in occasione dell’invio di armi in Ucraina secondo la quale «se all’Italia non fosse consentito per Costituzione di partecipare alla difesa di Paesi terzi aggrediti, sarebbero illegittimi sia l’articolo 5 del Trattato NATO, sia l’articolo 42 del Trattato dell’Unione» – appare obiettivamente fragile”. [9]

A questo proposito ci sono svariati esempi che permettono di capire come la tendenza a nascondere, o a confondere le vere decisioni dei vertici, servono al governo per continuare ad agire nell’oscurità:

– Degli aiuti militari forniti all’Ucraina né gli italiani né il Parlamento sono stati messi a conoscenza della quantità, tipo e valore del materiale: a fine gennaio il ministro aveva seccamente smentito di aver firmato un contratto con la Francia per il trasferimento di sistemi di difesa antiaerea Samp-T (l’intero valore di questo scudo compreso di 32 missili ASTER  raggiunge gli 800 milioni di euro) sebbene l’ordine fosse già stato siglato nel dicembre 2022.

– A gennaio il governo aveva detto che l’Italia non avrebbe mai inviato carri armati all’Ucraina perché non si hanno quelli di ultima generazione. Poi si scopre che invia 20 carri armati italiani M109L che tornano indietro perché non funzionanti. In compenso si parla dei Leopard 1 ceduti a Rheinmetall per essere ricondizionati prima dell’invio a Kiev. Tutti mezzi provenienti dal deposito dell’Esercito Italiano di Lenta in Piemonte soprannominato cimitero dei carri armati. Si scopre così che si stanno svuotando depositi e magazzini di tutte quelle armi che ormai non vengono più impiegate nemmeno nelle esercitazioni.

– Dal quotidiano tedesco Sonntags ZeitungI veniamo a conoscenza che parti del sistema di difesa Skynex (in grado di identificare e abbattere in pochi secondi oggetti a  distanza come i droni ) sono prodotte dalla filiale italiana della tedesca Rheinmetall. [11]

– Stando al Military strength ranking che classifica gli Stati in base alla potenza di fuoco, l’Italia è decima grazie a un arsenale di 850 velivoli, 313 unità navali e oltre 68mila mezzi di terra. Tuttavia non basta, “bisogna prepararsi a difendersi” dichiara Crosetto al Festival dell’economia di Trento, e per affrontare le sfide e la gravosità del tempo ha assicurato che le spese militari italiane aumenteranno di 10 miliardi l’anno.

–  Anche la crisi climatica diviene una sfida per la sicurezza internazionale tanto da farla rientrare nel nuovo concetto strategico della NATO al punto 19: “Il cambiamento climatico è una sfida determinante del nostro tempo, con un profondo impatto sulla Sicurezza alleata. È un moltiplicatore di crisi e minacce. Può esacerbare conflitti, fragilità e competizione geopolitica”. Per Crosetto diventa l’occasione per affermare che la transizione ecologica può essere sostenibile grazie all’energia nucleare e al gas naturale: “L’ambiente è un tema fondamentale per il nostro futuro ma non è meno fondamentale l’energia”. Naturalmente rimane il bisogno di nascondere sia gli effetti devastanti provocati delle armi (non solo nucleari) durante un conflitto, sia i dati sull’inquinamento idrico e atmosferico prodotto durante le numerose esercitazioni militari. Dati che si potrebbero trovare sul sito Militarimissions.org se non fosse che nel profilo italiano si legge “significant gap in reporting” (divario importante nella trasparenza) e “scarso” il loro accesso. Secondo il rapporto guidato da Scientists for Global Responsibility, che stima i gas serra militari globali e regionali, le forze armate mondiali sono responsabili del 5,5% delle emissioni globali. Se fosse uno Stato, sarebbe al quarto posto e risulterebbe più inquinante della Russia”. [12]

– Nella tappa italiana del tour europeo finalizzato alla richiesta di ottimizzare il ciclo produttivo delle armi, il commissario Thierry Breton e il ministro Crosetto hanno visitato la sede dell’azienda Simmel Difesa di Colleferro e quella di Leonardo a la Spezia (Oto Melara). Per ora la possibilità di poter usufruire dei fondi del Pnrr per produrre armi non rientra nelle intenzioni del governo italiano, ma intanto ha votato a favore della legge Act in Support of Ammunition Production (Asap) proposta dalla Commissione europea. Legge che serve a sostenere la produzione di munizioni e di missili e a potenziare le catene di approvvigionamento [13]. Tuttavia è certo che nel decreto-legge del primo maggio “Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro” è presente un articolo che stanzia 14,5 milioni di euro entro il 2024 per potenziare la capacità produttiva e l’apertura di nuove filiere, e interventi di ammodernamento, di unità produttive dell’Agenzia Industrie Difesa. [14]

A gennaio Crosetto ha illustrato il suo ‘”Sistema Difesa” in una audizione presso le Commissioni riunite di Camera e Senato sottolineando che “Seppur abbia ancora senso inquadrare le sfide dal punto di vista dei confini geografici e territoriali – a cui deve corrispondere una capacità di effettiva dislocazione operativa degli assetti militari – è necessario agire anche in quelle sfere di influenza dove il limite tra conflitto e pace è molto labile. È proprio in queste sottili lacerazioni degli equilibri dello scontro tra attori geopolitici che si annidano degli archi secondari di crisi dove la capacità di sviluppo e impiego di nuove tecnologie, ma soprattutto la maturità politica di governarne gli effetti, rappresenterà il vero discriminante”.  [15]

In sostanza si deve passare dalle missioni di pace (neologismo da superare) a quelle di guerra (di fatto), si deve essere super-atlantisti e si deve credere nella supremazia tecnologica perché la difesa dell’Occidente e dello Stato significa, a suo dire, difesa dei principi cardine della Costituzione e degli interessi vitali della nostra Nazione. La fedeltà  agli USA viene ribadita durante un colloquio con il segretario della Difesa Lloyd J. Austin: “L’Italia è un alleato fedele sul quale gli Stati Uniti possono contare oggi più di prima e il rapporto bilaterale e multilaterale esistente tra Italia e Stati Uniti rappresenta il futuro del nostro Paese”. Con il sostegno a Taiwan, e la condanna unilaterale delle attività militari cinesi nello Stretto di Taiwan, la premier Meloni conferma la solidità dell’asse con asse con Washington. Naturalmente il think tank conservatore statunitense Heritage Foundation non ha perso tempo a osannare il nuovo governo (tanto che parrebbe essere l’ispiratore della linea estera italiana). Stando agli  analisti statunitensi Meloni sta rafforzando i legami con la Polonia e Gran Bretagna (senza dimenticare Israele e il Giappone) per abbandonare la sudditanza all’asse franco-tedesco: “L’attuale governo italiano è un laboratorio per una potenziale alleanza tra due delle principali fazioni conservatrici del Parlamento europeo: il PPE e l’ECR. Ci sono le elezioni previste per il 2024. Un forte blocco filo-USA potrebbe emarginare il Partito socialista europeo, da sempre più filo-russo e filo-cinese. La Meloni, che è presidente dell’ECR, è il cuore di questo progetto politico ribelle. Non rinnovando l’accordo cinese, può rafforzare ulteriormente la sua credibilità a Washington ed essere vista a Bruxelles come una forza da non sottovalutare”. [16]

Non si tratta solo di sostenere la guerra con il coinvolgimento di 10.000 unità nell’Europa orientale (da poco anche in Polonia nel mar Baltico con un cacciatorpediniere lanciamissili) parallelamente all’addestramento delle forze ucraine, ma anche di mettere a disposizione navi come Morosini e Cavour nell’area Indo-Pacifica con l’intento di prendere di mira la Cina. [17]

Quanto al raggiungimento di una supremazia nello sviluppo delle nuove tecnologie, come già accaduto altre volte, l’Italia scimmiotta il modello statunitense. Negli Stati Unito il Dipartimento della Difesa ha pubblicato la National Defense Science and Technology Strategy individuando una strategia da sviluppare lungo tre linee di impegno, 14 aree tecnologiche raggruppate in tre categorie [18] partendo dall’assunto che “la tecnologia è il presupposto della sicurezza, come anche la capacità di prevedere e guardare al futuro. Non ci può essere sicurezza senza qualcuno che la garantisce, e se non c’è non esistono democrazia, libertà e pace”. Solito ritornello che gli Stati Uniti propongono dai tempi della “Rivoluzione degli affari militari” senza successo (la Cina con meno spesa in armamenti secondo lo studio “Critical Technology Tracker” dell’Australian Strategic Policy Instituted, è diventata leader mondiale in 37 tecnologie critiche su 44) tranne che con i subalterni politici italiani: “dal punto di vista militare siamo nel pieno di una nuova rivoluzione, dettata dal tentativo di più potenze di raggiungere la supremazia nello sviluppo delle nuove tecnologie. Sistemi unmanned, capacità cyber, l’uso dello spazio, fino alla IA, sono elementi sempre più imprescindibili per la Difesa, il cui possesso deve essere garantito in maniera autonoma al sistema nazionale. Per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno della certezza e stabilità dei finanziamenti valorizzando le capacità industriali del Paese e dando un concreto supporto all’export” (Crosetto sull’evoluzione dello strumento militare nazionale – audizione parlamentare).

A poco più vent’anni dall’entrata dell’Italia nel ‘club degli amici’ degli Usa, l’attuale governo sigla nel dicembre 2022 l’accordo congiunto con Inghilterra e Giappone per lo sviluppo del supercaccia Tempest Global Combat Air Programme [22] mentre Francia, Germania e Spagna, svilupperanno  il velivolo da combattimento aereo FCAS (Future Combat Air System). Conseguentemente Giappone e Italia hanno deciso di elevare le loro relazioni a rango di partenariato strategico. Parallelamente, sempre in funzione anti-Cina e di contenimento dell’asse Pechino-Mosca, Giappone e USA hanno stretto un accordo bilaterale per la cooperazione nella difesa (il Giappone partecipa anche al programma F-35). Dal dispiegamento di batterie missilistiche anti-nave allo sviluppo di missili ipersonici, passando dalle continue manovre militari nelle isole del sudovest, la nuova cooperazione ha già significato un aumento delle spese militari a 51.4 miliardi di dollari per il 2023 e la messa in gioco dell’articolo 9 della Carta giapponese che prevede la “rinuncia alla guerra e vieta al Giappone di usare la forza per dirimere le controversie internazionali”.

L’asse Italia-USA ha influito anche nella scelta dei vertici di Leonardo: Crosetto e Meloni hanno optato per uomini che hanno legami con la NATO. Roberto Cingolani, nuovo amministratore delegato, dal marzo 2023 fa parte del consiglio dei direttori del Fondo innovazione della Nato, Lorenzo Mariani, nominato condirettore generale del gruppo, è stato responsabile per la NATO quando era Direttore Vendite della Divisione Sistemi Terrestri di Alenia e AMS, mentre il nuovo Presidente Stefano Pontecorvo   ha ricoperto incarichi presso la Nato compreso il coordinamento nel 2020 dell’evacuazione dell’aeroporto di Kabul come Nato Senior Civilian Representative.

Appena nominato l’a.d. Cingolani ha voluto sottolineare, nel suo intervento a margine dell’inaugurazione del nuovo campus dell’International Flight Training School (IFts) di Decimomannu in Sardegna, una scuola nella quale si addestreranno i piloti di caccia provenienti a tutto il mondo, che le relazioni con gli Stati Uniti nell’Alleanza atlantica sono fondamentali.

Infine per la prima volta sono entrati nel nuovo consiglio di amministrazione quattro candidati della società di investimento statunitense GreenWood. Due di loro hanno lavorato nella società di consulenza McKinsey, società che ha da decenni rapporti con l’ex Finmeccanica fin quando per l’Iri aveva preparato una relazione sulla sua privatizzazione (conclusa nel 2000 al 62% lasciando il 30,2% al MEF) dopo l’incorporazione delle ex società Efim operanti nel settore difesa. Inoltre ha avuto un ruolo nel progetto che prevedeva lo scorporamento delle attività civili (Finmeccanica 2) considerate non strategiche per Finmeccanica. Tale progetto era stato bloccato dall’a.d. Pier Francesco Guarguaglini nel 2005 ma concluso durante il mandato di Mauro Moretti (2014-2017) che ha operato un cambio radicale nella struttura e nell’assetto delle società controllate (con la costituzione della one company), e gestito la dismissione definitiva di tutte le attività civili (operazione servita a migliorare la situazione finanziaria e in linea con la volontà dei principali azionisti, MEF compreso). L’acquisto nel 2008 della statunitense DRS Technologies, azienda specializzata in elettronica per la difesa (la parte riguardante informazioni sensibili per il dipartimento della Difesa Usa è stata secretata, inaccessibile al management di Leonardo), per  5,2 miliardi di dollari di cui  3,6 miliardi in contanti e  1,6 miliardi a debito finanziario, aveva infatti provocato un indebitamento complessivo di 3,9 miliardi passati a 2,8 miliardi nel 2016.

Nel 2022 Leonardo ha cominciato a riorganizzare le controllate americane riconducendole sotto un unico soggetto giuridico, Leonardo Us Holding ,recuperando quasi 1,3 miliardi di debito.

Stando al bilancio 2022, gli Stati Uniti alimentano il 27% dei ricavi di Leonardo e sono presenti nell’azionariato con diversi proprietari di fondi di investimento: Dimensional Fund Advisors LP , The Vanguard Group, Inc., T. Rowe Price International Ltd., BlackRock Fund Advisors. [19]

Nel dossier “Relations between the United States of America and Italy in the post-Cold War period: a defense-industrial perspective” pubblicato nel 2014, [20] gli autori Alessandro Marrone e Alessandro Ungaro sottolineano il ruolo di Finmeccanica nel rapporto fra USA e Italia avvenuto attraverso la sottoscrizione di vari memorandum d’intesa e la volontà, da parte dei governi scudocrociati, di far diventare l’Italia una “media” potenza. Inizia pertanto una politica di presenza con l’assunzione di un ruolo attivo nella gestione delle crisi dirette dagli USA in Europa, Asia centrale e Grande Mediterraneo (aumento missioni militari all’estero). Nel dossier si è analizzato, in particolare, il momento in cui diminuisce la presenza industriale degli USA in Italia e inizia, alla fine della guerra fredda, la penetrazione italiana nel mercato americano. Vi sono almeno quattro esempi che lo dimostrano: le forniture dell’elicottero AgustaWestland AW101, l’acquisizione di DRS da parte di Finmeccanica, la partecipazione di Fincantieri al programma Littoral Combat Ship, e le forniture di Beretta all’esercito americano. Fra gli accordi più importanti vi sono invece quelli riguardanti una maggiore protezione reciproca e una più efficace regolamentazione degli appalti, lo scambio di ingegneri e scienziati e quello di progetti di ricerca, sviluppo e sperimentazione.  Il dossier sottolinea inoltre come i governi guidati da Silvio Berlusconi (sotto il suo governo si sottoscrive il memorandum d’intesa con Israele [21]) hanno dimostrato un atteggiamento filo-statunitense maggiore rispetto a quelli guidati dai leader progressisti, anche se in generale tutti  hanno cercato di bilanciare l’atteggiamento atlantista con sforzi europeisti.  Tuttavia la scelta di taluni programmi americani come l’aereo da trasporto tattico C27J piuttosto che l’europeo A400M, o la decisione definitiva di partecipare al programma del caccia F-35, sta a dimostrare l’euroscetticismo da parte del governo Berlusconi (che aveva provocato le dimissioni del ministro degli esteri Renato Ruggiero). Da ricordare che il programma F-35 è stato concepito e  utilizzato dalla Difesa statunitense per rompere la cooperazione tecnologica creata fra Stati europei.

Come postilla a tali considerazioni è necessario sottolineare che, mentre nel periodo postbellico la produzione militare avveniva su licenza estera esclusivamente con aziende USA, e in misura minore britanniche e svizzere, negli anni Settanta le industrie interessate hanno cominciato a sviluppare rapporti autonomi di collaborazione con imprese europee in ambito NATO. Un salto di qualità permesso non solo dalla apertura di nuovi dipartimenti universitari, ma anche a strutture come il Poligono di Perdasdefogu. Il poligono è un luogo adibito alle prove e collaudi di materiali d’armamento e alla sperimentazione di volo di aerei provenienti dalla vicina base di Decimomannu. La militarizzazione del territorio sardo decisa da politici e militari, e decenni di esercitazioni effettuate in assenza di controlli che hanno provocato conseguenze drammatiche sulla salute della popolazione e contaminato le acque e l’ambiente, è stata fortemente contrastata dalla popolazione sin dal dopoguerra che ha consolidato nel tempo una tradizione di lotta e resistenza contro l’occupazione militare dell’isola e la guerra. [23]

Viceversa, la fine della guerra fredda ha distrutto la rete che univa le lotte dei lavoratori in fabbrica con i comitati presenti sul territorio nell’obiettivo comune di fermare la corsa agli armamenti, l’espansione senza controllo delle vendite di armi nei paesi dittatoriali e permettere un uso alternativo delle risorse. Di tutte le assemblee svolte nelle fabbriche e la documentazione prodotta a livello territoriale non è rimasto nulla, anche grazie ai licenziamenti delle avanguardie voluti anche dai sindacati confederali che avevano da tempo dismesso il compito di trasformare le lotte in fabbrica in conquiste/cambiamenti sociali. Oggi a portare avanti una lotta contro le armi e la guerra sono rimasti i portuali di Genova. [24]

Nel 2019 l’amministratore delegato Alessandro Profumo comunica al Consiglio di Amministrazione di Leonardo che vi sarà un rafforzamento della squadra con la nomina di Roberto Cingolani a Responsabile Innovazione tecnologica, e si concluderà l’operazione di fusione inquadrata nel progetto One Company cominciata da Mauro Moretti. Operazione finalizzata alla razionalizzazione della struttura societaria di alcuni asset rientranti nelle divisioni core business Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Definitivamente Finmeccanica, rinominata Leonardo, cessava di essere una conglomerata di società famose per il loro marchio: Selex ES, AgustaWestland, Alenia Aermacchi, Oto Melara e Whitehead Sistemi Subacquei.  Con Cingolani in Leonardo inizia una svolta tecnologica tra digitale e gestione dei dati. Nascono 11 Lab con 9 aree di ricerca: undici incubatori di conoscenza in cui lavoratori laureati in materie scientifiche devono collaborare per migliorare il processo industriale dalla progettazione al prodotto avvalendosi del supercomputer HPC davinci1 installato a Genova. Accanto si sono creati altri quattro laboratori, tre realizzati con l’IIT di Genova per l’intelligenza artificiale e la robotica, e uno congiunto con l’azienda chimica belga Solvay dedicato alla ricerca sui nuovi materiali. I campi di applicazione dell’intelligenza artificiale nel settore della difesa e sicurezza riguardano sia l’evoluzione dei sistemi d’arma sia il loro processo produttivo ma anche, come emerge dall’attuale guerra, la gestione del conflitto nelle attività di intelligence, controllo e propaganda (cybersecurity).

Inoltre, è una tecnologia che permette all’azienda di diversificare la produzione entrando nel settore civile con la realizzazione di progetti di sicurezza e vigilanza per città’, porti e aeroporti (business dei servizi). Da Genova guiderà il polo digitale per le filiere di auto e aerospazio Damas  (Digital hub for automotive and aerospace) insieme alla Ferrari e Intesa Sanpaolo, e offrirà servizi alle Piccole e medie imprese con sportelli in tutta Italia. In partnership con ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Rete Mille Infrastrutture ha sottoscritto un accordo per sostenere i comuni nell’avvio della classificazione e gestione del rischio legato all’ambiente, stato dei beni culturali e monitoraggio di infrastrutture  (ponti, viadotti, gallerie, rilevati, cavalcavia e similari).

Si passa dunque da applicazioni militari per l’autonomia di piattaforme aeree, terrestri e navali (droni, robot, ecc.), per la robotica in ambito industriale (es. operazioni di manutenzione da remoto, sinergie nelle linee produttive), alle applicazioni civili che offrono la possibilità di operare in ambienti insicuri o difficili per l’uomo (es. condizioni difficili come su pianeti e satelliti, fondali marini, ecc.). Come corollario di queste attività il gruppo si vanta di aver impiegato in ricerca e sviluppo 1.8 miliardi di euro nel 2021 e  attivato collaborazioni con diverse università, politecnici e centri di ricerca italiani.

Con la multinazionale tedesca Siemens ha siglato un accordo per una nuova piattaforma per la sicurezza digitale dedicata alle infrastrutture industriali, mentre con la statunitense Cisco ha sottoscritto una partnership per sviluppare attività tecnologiche che andranno dalla cybersecurity a  soluzioni cloud e digitali per aziende private e amministrazioni pubbliche.

Sono ormai anni che le grandi aziende della difesa si avvalgono (o preferire la fusione) della velocità e capacità tecnologica che solo le multinazionali del settore commerciale sono in grado di sostenere.

Nel marzo 2023 Leonardo ha concluso al roadshow di Tel Aviv, organizzato per le start up innovative, la seconda tappa del Business innovation factory, l’acceleratore di start up ad alto potenziale innovativo realizzato in partnership con LVenture Group. Si conferma l’interesse per le giovani start up di Leonardo che le considera un modo per generare valore. Nell’occasione Israele e Leonardo hanno sottoscritto due accordi per l’innovazione legati alle start up, uno con Israeli Innovation Authority e l’altro con Ramot Tel Aviv University per la valorizzazione della proprietà intellettuale dell’Università di Tel Aviv.

Accanto al paladino dell’energia nucleare (la distinzione fra nucleare civile e militare è sottilissima) Roberto Cingolani è stato nominato nel ruolo condirettore Lorenzo Mariani, ex ad di MBDA Italia. Il neo direttore ha subito commentato un messaggio del ministro Crosetto sulla necessità di un cambio di mentalità per l’industria militare che ha bisogno di internazionalizzazione, affermando se è vero che non tutta l’industria della Difesa ha avuto un percorso di internazionalizzazione. E che “non è in molti casi pronta a fare salti come fusioni societarie, programmi di cooperazione o accelerazione di strumenti produttivi; ecco su questo MBDA ha una lunga storia: creata nel 2001 nella lungimiranza di Inghilterra Francia e Italia che decisero di mettere insieme i loro asset nella missilistica”. MBDA Italia è parte del gruppo multinazionale MBDA controllato da Airbus, BAE Systems e Leonardo che occupa circa 14.000 persone, ed è l’azienda europea che progetta e produce missili e sistemi missilistici per le forze armate terrestri, navali e aeree di tutto il mondo.

Profumo lascia Leonardo con i seguenti risultati 2022: fatturato per famiglia di prodotti e servizi:

– sistemi di difesa (44,4%): armi, radar, ecc.;  elicotteri (30,8%): civili e militari; attrezzature aeronautica (20,8%) aerei, ecc.;  altro (4%).

– 105 siti produttivi: Italia (54), Europa (8), Stati Uniti (32) e altri paesi (11).

– Ripartizione geografica del fatturato: Italia (14%), Regno Unito (11,4%), Europa (21,6%), Stati Uniti (26,9%) e altri paesi (26,1%).

– Indebitamento di 2,6 miliardi

– Acquisto del 25,1% di Hennsoldt e il consolidamento della israeliana Rada in Leonardo Drs. – Ricavi: 86% proveniente dai mercati internazionali.

– Investimento in ricerca e sviluppo: circa il 13.6% dei ricavi nel 2022.

– Partner tecnologici: Boeing, BAE Systems, Thales, Airbus, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Saab, Raytheon, CAE e Rolls-Royce.

Numero di dipendenti: 51 392 totali di cui 32.327 in Italia [25]

L’indagine di Mediobanca “Le multinazionali industriali mondiali: analisi settoriale e focus sulla Difesa” [25] ha analizzato trenta principali gruppi mondiali della Difesa con ricavi individuali superiori a 1,5 miliardi di euro: 15 hanno sede negli Stati Uniti, dieci in Europa e cinque in Asia. Agli Stati Uniti fa capo il 37,9% della spesa mondiale per la Difesa seguita  dalla Cina al 13,9. L’Italia è all’undicesimo posto, quarta in Europa, con una spesa di 32 miliardi di dollari, un punto e mezzo percentuale della spesa globale. Nel complesso le trenta multinazionali dell’A&D (Aeronautica e Difesa) hanno realizzato ricavi complessivi per oltre 315 miliardi di eurom con una capitalizzazione in Borsa di 721 miliardi di euro al marzo 2023, lo 0.8% del valore complessivo delle piazze affari mondiali. Tra queste trenta Leonardo è al nono posto e Fincantieri al tredicesimo (escludendo i colossi Usa diventano rispettivamente terza e quarta in Europa e a livello mondiale). Rispettivamente i due gruppi nazionali registrano un fatturato di 14,7 e 7,3 miliardi di euro. Di questi ricavi, l’83% per Leonardo e il 32% per Fincantieri provengono dal comparto Difesa. Agli estremi della classifica sulle percentuali del business provenienti dal settore di Difesa si collocano la francese Naval Group (100%) e Fincantieri, le quali insieme hanno costituito la joint venture paritaria Naviris. Se si guarda agli investimenti, Fincantieri ottiene il sesto posto globale con il 4% del fatturato 2022 e Leonardo il dodicesimo con il 3,3%.

Lo Studio Prometeia 2022 (dati 2021) si è invece focalizzato sull’ecosistema produttivo guidato da Leonardo nelle regioni Lombardia e Piemonte (qui la regione finanzia con 2 milioni di euro la cittadella “smart” dell’Aerospazio a Torino), ma dà indicazioni anche sulle sue ricadute in Italia.  Per l’Italia ha individuato oltre 4.000 aziende delle quali l’87% sono Pmi, con più di 125mila occupati complessivi. Genera lo 0,6% del Pil italiano, l’1,4% del valore prodotto dall’intera industria nazionale e il 13% dell’industria high tech italiana. In termini occupazionali il risultato è dovuto ad una espansione delle attività dirette del Gruppo. Per quanto riguarda la catena di fornitura l’azienda ha costruito nel 2018 il programma LEAP (Leonardo Empowering Advanced Partnerships) basato su un modello di gestione che implica programmi di formazione, accordi di lungo periodo, convenzioni per il supporto finanziario e iniziative di sostegno al trasferimento tecnologico dalla trasformazione digitale alla cyber-security.

È importante rilevare che Leonardo ha ricevuto finanziamenti da Cassa Depositi e Prestiti  fino a 100 milioni di euro per supportare investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. Dall’informativa pubblicata si ricava che “il prestito è finalizzato a cofinanziare alcuni progetti d’investimento previsti nel piano industriale già finanziati al 50% dalla Banca Europea focalizzati su 4 aree specifiche di intervento: elicotteristico, cybersecurity, infrastrutture informatiche e interventi infrastrutturali per aumentare l’efficienza produttiva di alcuni stabilimenti”.

Ulteriori finanziamenti sono stati elargiti  da istituti bancari come BNL Gruppo BNP Paribas, Intesa Sanpaolo e UniCredit per costruire la catena di fornitura.

Complessivamente si può dire che l’industria della difesa riceve finanziamenti da più parti:

– Europa e NATO contribuiscono per la ricerca dei loro progetti

– Il PNRR ha stanziato per lo Spazio 1,3 miliardi di euro ad ESA (Agenzia europea) e 880 milioni ad ASI (Agenzia italiana) per attuare i progetti sull’osservazione della Terra, strumenti per il monitoraggio del territorio e spazio extra-atmosferico, infrastrutture di produzione avanzate utili a rafforzare le competenze nazionali di Leonardo e le sue joint venture Telespazio e Thales Alenia Space. Parte dei fondi PNRR per lo spazio sono dedicati, con un contributo di pari importo co-finanziato dai privati, all’efficientamento e alla digitalizzazione delle capacità produttive dell’industria spaziale nazionale e per la filiera che si occupa di robotica spaziale, intelligenza artificiale, sensoristica, propulsione, ecc. [26]

Altro progetto del PNRR riguarda la nuova infrastruttura cloud per la Pubblica Amministrazione che dovrebbe servire a garantire la massima sicurezza dei dati sensibili, e favorire il processo di trasformazione digitale. Allo scopo si è costituito il Polo Strategico Nazionale: società di progetto cui partecipa Leonardo con Tim, Cassa Depositi e Prestiti e Sogei.

La maggior parte degli studi e dei commentatori che sponsorizzano l’industria della difesa tendono ad esaltare il valore delle ricadute socioeconomiche e di immagine di Leonardo e Fincantieri a livello internazionale, ma tralasciano la conta dei morti provocati dalle ditte appaltate e subappaltate da Fincantieri e tacciono sui costi reali sopportati dall’intera popolazione. Ad esempio aumentare le spese militari per sviluppare un nuovo caccia di sesta generazione come il Tempest, quando ancora quello definito di quinta generazione F-35 viene impietosamente descritto dal GAO come programma che ha “consegnato oltre 800 velivoli ma è in ritardo di oltre un decennio e supera di 165 miliardi di dollari le stime dei costi originali”, e che è ancora pieno di problemi al motore, al software Block 4, ai pezzi di ricambio, simulatore, ecc. [27]. Dunque anche spendendo di più nel settore bellico non è pensabile che tale spesa si trasformi in volano per l’intera economia civile, mentre sarebbe meglio investire direttamente in altri settori sicuramente con effetti più espansivi e necessari. Complessivamente le spese militari permettono al ministero della Difesa di finanziare programmi prima che siano testati e valutati e difficilmente utilizzati per la difesa, ma sicuramente rafforzano gli appaltatori della difesa nella loro attività di divoratori di denaro pubblico e di integrazione di soggetti che dimostrano capacità creative e innovative.

In cambio l’apparato militare nella sua complessità realizza professionalità e dispositivi di controllo e repressione nei confronti di tutto ciò che esprime un dissenso verso un potere totalizzante.

NOTE

[1] Tandem Meloni-Crosetto, ‘Il gigante e la bambina’ su Fb come ‘Cattivissimi noi’: https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/1146864/tandem-meloni-crosetto-il-gigante-e-la-bambina-su-fb-come-cattivissimi-noi.html

[2] L’intervento di Carlo Rovelli al Concertone del Primo maggio, preso di mira il ministro Crosetto: https://www.rainews.it/video/2023/05/concerto-del-primo-maggio-carlo-rovelli-la-guerra-video-09503ffa-a8f0-431c-b865-ed4b6a6e690e.html

[3] Accordi Government to Government (G to G) nel campo della difesa: https://temi.camera.it/leg18/temi/accordi-government-to-government-g-to-g-nel-campo-della-difesa.html

[4] Perché va rivista in senso francese la legge sull’export militare. L’appello dell’industria della difesa: https://www.startmag.it/economia/perche-va-rivista-la-legge-export-militare-lappello-di-aiad/

[5] Bologna 11 marzo 1977 – L’omicidio di Francesco Lorusso:  https://www.osservatoriorepressione.info/. Bologna marzo 1977 … fatti nostri: https://www.inventati.org/apm/archivio/P5/08/P508_019.pdf

[6] Dibattito sull’installazione dei missili a Comiso: https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/317064.pdf. Agosto 1983 – La battaglia di Comiso: https://www.osservatoriorepressione.info/8-agosto-1983-la-battaglia-comiso/

[7]  Istituzione del Comitato per lo sviluppo e la diffusione della cultura della Difesa. Decreto Ministero Difesa del 21-2-2023:  https://www.difesa.it/SGD-DNA/GiornaleUfficiale/Dispense2023/Documents/Nr.%207%20del%2010%20marzo%20202/DM_21_02_2023.pdf. Riunione di insediamento del Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa:  https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/Riunione-insediamento-comitato-sviluppo-valorizzazione-cultura-difesa.aspx

[8] Lettera al Prof. Antonio Zoccoli Presidente INFN  e p.c. A tutto il personale INFN: https://m.flcgil.it/ricerca/infn-nomina-del-presidente-zoccoli-nel-comitato-per-lo-sviluppo-e-la-diffusione-della-cultura-della-difesa-la-flc-chiede-di-fare-un-passo-indietro.flc

[9] Convegno: Il costituzionalismo democratico moderno può sopravvivere alla guerra?:  https://www.radioradicale.it/scheda/664751/il-costituzionalismo-democratico-moderno-puo-sopravvivere-alla-guerra

[10] Act in Support of Ammunition Production – Regulation Text (European Commission) https://defence-industry-space.ec.europa.eu/system/files/2023-05/COM_2023_237_1_EN_ACT.pdf

[11] Parigi e OCCAR rendono noto il contratto italo-francese per 688 missili Aster. Guerra in Ucraina, perché l’Italia non può inviare carri armati a Kiev: https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/armi-ucraina-italia-carri-armati L’Italia invia carri armati dell’Esercito italiano in Ucraina: quali sono: https://www.forzeitaliane.it/Italia-invia-carri-armati-Esercito-italiano-in-Ucraina-quali-sono.  La beffa dei carri armati partiti dal deposito di Lenta per l’Ucraina: sono inservibili: https://www.lastampa.it/vercelli/2023/05/03/news/la_beffa_dei_carri_armati_partiti_dal_deposito_di_lenta_per_lucraina_sono_inservibili-12783914/ Armi “svizzere” prodotte in Italia destinate all’Ucraina:  https://www.rsi.ch/news/svizzera/Cannoni-svizzeri-in-Ucraina-16226797.html. Si fabbrica a Roma Skynex, il nuovo sistema di difesa pronto a proteggere l’Ucraina:   https://www.rainews.it/articoli/2023/05/si-fabbrica-a-roma-sistema-difesa-aereo-skynex-ucraina–70dc7a12-edf1-4e85-9f29-68403920df12.html

[12]  2023 Military Strength Ranking https://www.globalfirepower.com/countries-listing.php. View your government’s military emissions data https://militaryemissions.org/. Informazioni ambientali: https://www.difesa.it/Amministrazionetrasparente/SMD/Pagine/Informazioniambientali.aspx. Tutela dell’Ambiente o poligoni militari? Il caso della penisola Delta a Capo Teulada: https://www.italianostra.org/news/tutela-dellambiente-o-poligoni-militari-il-caso-della-penisola-delta-a-capo-teulada/

[13] Act in Support of Ammunition Production (ASAP):  https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/act-support-ammunition-production-asap_en

[14] Misure urgenti per l’inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro: https://www.informazionefiscale.it/IMG/pdf/dl_lavoro_gu.pdf: 

Le unità produttive dell’Agenzia Industrie Difesa opera in diversi settori che includono anche il munizionamento e la produzione, ricerca e sviluppo nel settore chimico-farmaceutico.https://www.agenziaindustriedifesa.it/

[15] Linee programmatiche del Ministro della Difesa: https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/425839.pdf

[16]  Italy Should Unbuckle From China’s Belt and Road  https://www.heritage.org/europe/commentary/italy-should-unbuckle-chinas-belt-and-road

[17] Le missioni militari italiane nel 2023: https://www.analisidifesa.it/2023/05/le-missioni-militari-italiane-nel-2023/

[18] 2023 National Defense Science and Technology Strategy: https://media.defense.gov/2023/May/09/2003218877/-1/-1/0/NDSTS-FINAL-WEB-VERSION.PDF

[19] Che cosa cambia per Leonardo in America: https://www.startmag.it/economia/tutte-le-manovre-usa-di-leonardo/

[20] Relations between the United States of America and Italy in the post-Cold War period: a defense-industrial perspective: https://journals.openedition.org/cdlm/7542

[21] Ratifica ed esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, fatto a Parigi il 16 giugno 2003: https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/133812.pdf

[22] Difesa, accordo Italia-Regno Unito-Giappone per la costruzione del super caccia Tempest: https://www.italiaoggi.it/news/difesa-accordo-italia-regno-unito-giappone-per-la-costruzione-del-super-caccia-tempest-202212090829023868

[23] La lotta dei sardi contro le basi militari e i poligoni sull’Isola non si ferma. La Sardegna è il luogo più militarizzato d’Europa tra poligoni (anche pericolosi per la salute) e basi. La protesta degli abitanti ;è una battaglia contro i guasti dell’industria bellica: https://espresso.repubblica.it/opinioni/2023/04/26/news/sardegna_basi_militari-397568003/. A FORAS Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna: https://aforas.noblogs.org/chi-siamo-aforas/

[24] Industria degli armamenti e ipotesi di riconversione: https://www.archiviodisarmo.it/view/G-fFrOzUjiRkyDH1n-PlNjDIyNhMCHBPJAKVmmfC43o/battistellipresciuttiniindustria-armamenti-e-ipotesi-di-riconversione-apr88-.pdf. l pacifismo in Italia. Cronologia storica 1980/1988: https://www.archiviodisarmo.it/view/. “Noi portuali di Genova non vogliamo far parte dell’ingranaggio delle armi”: T60mu7UMhRTXN3nkXUcsUgJhxz1keMDpZwBVtNeoNN8/pacifismo-8088-gen-feb900001-.pdf. Vedi anche: https://www.infoaut.org/bisogni/noi-portuali-di-genova-non-vogliamo-far-parte-dell-ingranaggio-delle-armi

[25] LEONARDO SpA: Sintesi di bilancio 2022: https://www.leonardo.com/documents/15646808/21636149/SintesiBilancio22_ESE_Digital_IT.pdf?t=1680092462314

[26] Una filiera intera per lo spazio: per l’Italia opportunità da sfruttare: https://www.ilsole24ore.com/art/una-filiera-intera-lo-spazio-l-italia-opportunita-sfruttare-AEK2nzkC

[27] F-35 PROGRAM DOD Needs Better Accountability for Global Spare Parts and Reporting of Losses Worth Millions: https://www.gao.gov/assets/gao-23-106098. pdf

 

Articolo pubblicato su Machina

Pubblicazione su El Salto

 

 

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