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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il nuovo libro bianco all'insegna di industria 4.0: pochi ne parlano, ma sta per arrivare

Il nuovo libro bianco all'insegna di industria 4.0: pochi ne parlano, ma sta per arrivare

Tutte le mansioni sono esigibili: quanto tempo manca ancora da quando ci imporranno, in calce al contratto individuale di lavoro, queste condizioni capestro?
L'Italia è un paese senza mobilità sociale, con regole troppo rigide e legislazioni del lavoro che non permettono il ricorso alla flessibilità.

 Non sono parole nostre ma vengono pronunciate ormai indistintamente da padroni, sindacalisti, apologeti del quinto stato come se il concetto di flessibilità fosse portatore di diritti e salario, come se la mobilità sociale non venisse determinata dal potere di acquisto dei salari e dalle opportunità di accedere, parliamo delle classi sociali meno abbienti, a percorsi universitari e formativi.

Al contrario, i figli degli operai hanno meno possibilità di 20 anni fa di accedere all'università o anche ai licei, con la crisi economica e sociale e le privatizzazioni, quel poco di mobilità sociale esistente è stata fortemente ridimensionata.

Ora è la volta della flessibilità delle mansioni che poi si tradurrà nel pretendere, a parità di salario, maggiori e differenti prestazioni dal singolo lavoratore superando i contratti nazionali di lavoro e la stessa declaratoria dei profili professionali all'interno della Pubblica amministrazione e del privato.

Da qui a 10 anni, Industria 4.0 racconta che quasi la metà dei lavoratori cambierà le proprie mansioni, poco sappiamo dei nuovi profili professionali e men che mai delle dinamiche salariali e contrattuali

Smart working, lavoro a casa, gestione di macchine in modalità remota, ne parla il libro Bianco di AssoLombarda che a detta di alcuni potrebbe avere lo stesso impatto che ebbe il Libro Bianco di Marco Biagi.

Intanto cerchiamo di capire qualcosa dalla lettura di alcuni articoli, reperibili sul web, che anticipano i principali contenuti. Si va dalle politiche attive del lavoro a discapito degli ammortizzatori sociali fino ai percorsi formativi per ricollocare i dipendenti quando sono ancora alle dipendenze di una ditta, dal superamento del cartellino per favorire una prestazione lavorativa sempre più intensa e flessibile fino alle nuove tipologie flessibili dei contratti.

 Teniamo conto che questo ennesimo Libro Bianco è in piena continuità con il lavoro gratuito, lo smart working e tutte quelle flessibilità che mirano alla individualizzazione del rapporto di lavoro e possono andare bene in una metropoli come quella Milanese e solo per poche tipologie lavorative. È comunque importante conoscere gli obiettivi padronali e sapersi muovere criticamente in un mondo dove alcune parole saranno sempre più diffuse cogliendo da subito cosa si cela dietro questi concetti apparentemente neutri.

Chi pensa di essere libero dalla schiavitù moderna del cartellino, è bene che si ricreda perché la connessione 18\9 ore su 24 determina un livello di stress e di sfruttamento più alto dell'orario tradizionale. Non ci sono pause, tempi morti, la tua vita è quasi interamente dedicata al profitto, cambiano i ritmi e i tempi di lavoro ma la disponibilità offerta alla impresa è senza dubbio maggiore, alla fine i tempi di vita vengono contratti a vantaggio di quelli del lavoro, si torna al cottimo  in una versione moderna e digitale.

In questo mondo digitale e flessibile bisogna rivedere i sistemi di inquadramento della forza lavoro, maglie larghe e non paletti, connessione e formazione perenne, totale disponibilità del lavoratore verso l'impresa senza piu' alcuna distinzione tra lavoro feriale, festivo e notturno . Avranno bisogno di tanto lavoro gratuito, di potenziare il welfare aziendale (salario barattato con bonus per baby sitter o mezzi di trasporto), ci diranno di volere rendere più sicuro il nostro lavoro ma nel frattempo alimenteranno la precarietà contrattuale e esistenziale.
  FEDERICO GIUSTI REDAZIONE PISANA

Pubblicato da Delegati e Lavoratori Indipendenti Pisa

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