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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

La scommessa dello sciopero del 26 ottobre.

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Lo sciopero del 26 Ottobre arriva in un momento difficile in cui i consensi a Lega e Movimento 5 Stelle sono altissimi nel paese. Parliamo non solo delle dichiarazioni di voto, ma di una egemonia culturale e politica, degli stereotipi oggettivati passati a luoghi comuni e ripetuti sui giornali, in tv e nei luoghi di lavoro.

Non solo le elezioni locali del profondo Nord, anche i sondaggi confermano che in caso di elezioni anticipate la compagine governativa uscirebbe decisamente rafforzata con il ridimensionamento del Movimento 5 Stelle a vantaggio della Lega.

Agli occhi del popolo un solo uomo politico si oppone alla Troika e quest'uomo è Salvini. Poco importa che sia lo stesso a tuonare contro le Banche, salvo poi dimenticarsi di mettere a bilancio il risarcimento per le famiglie di Banca Etruria. Quel Salvini che promette la cancellazione della Fornero, ma poi la lascia in piedi ritoccando la Riforma Previdenziale per consentire a poche migliaia di uomini e donne del Nord, elettorato leghista, di anticipare l'età della pensione con qualche penalizzazione.

Siamo nel teatro dell'assurdo. Un Governo che si differenzia dal Pd per il reddito di cittadinanza e qualche ritocco della normativa previdenziale ma in materia di ruolo dello Stato, contratti, politiche del lavoro, nazionalizzazioni e re-internalizzazioni dei servizi rappresenta una delusione, o meglio esiste una gran differenza tra le enunciazioni della campagna elettorale e le scelte governative.

Perché a sinistra si guarda solo al Salvini che inneggia a politiche anti immigrati, che strizza l'occhio a Putin, che veste come Casa Pound, ma alla fine non si riesce ad andare oltre l'invettiva, non si analizza la politica del Governo in materia di servizi, appalti, industria, sanità, istruzione e pubblico impiego.

Dati alla mano, questo sciopero arriva forse nel peggior momento possibile, nel paese non esiste un clima favorevole. Nonostante il Ponte di Genova debba attendere anni prima della sua ricostruzione, nonostante la ricostruzione dei paesi del centro Italia colpiti dal terremoto diventi una sorta di pia illusione con la popolazione sfollata non solo dalle loro abitazioni distrutte o seriamente lesionate, ma sfollati anche dalle case di emergenza per assenza di manutenzione.

Nessuna idea sul futuro di questi paesi di montagna. La sola idea per la montagna è la costruzione della Tav nonostante anni di invettive dei Grillini (stesso discorso vale per il Tap in Puglia).

Nessuna prospettiva in materia di nazionalizzazioni e pubblico impiego. Le aziende private resteranno tali, anzi il sistema di tassazione previsto favorirà i capitali e non i redditi da lavoro dipendente.

Nessun investimento per costruire nuovi ospedali o scuole. Non si pone fine alle visite intra moenia per favorire quelle con il ticket, le liste di attesa sono lungi dall'essere abbattute, milioni di italiani (immaginiamoci quindi i migranti) impossibilitati a sottoporsi a visite e a cure perché impossibilitati economicamente a sostenerne le spese.

Lo sciopero del 26 è stato costruito con una logica ormai vecchia e superata, il patto tra le realtà sindacali di base è andato in frantumi, i rapporti non sono idilliaci neppure tra le realtà che non hanno sottoscritto l'accordo sulla rappresentanza del 2014. Per la riuscita di uno sciopero servono settimane nelle quali ci si attiva nei luoghi di lavoro come nelle realtà sociali, settimane dedicate a presentare piattaforme in ogni comparto e in cui si mobilita tutto il possibile per far parlare dello sciopero in ogni angolo del paese.

Gli appuntamenti di Torino e di Taranto, a cui si aggiungeranno altre e innumerevoli piazze, sono legati a battaglie dirimenti che per essere sostenute avrebbero bisogno di altri rapporti di forza. Parliamo dell'accordo a perdere tra salute e occupazione sottoscritto da Cgil Cisl Uil , Ugl, Abce e Usb. Un accordo che per altro non salva tanti posti nell'indotto e accorda , anche contro le normative europee, impunità per i responsabili del disastro ambientale, della morte di tanti operai e cittadini.

La piazza piemontese è legata alla Tav che per volontà del Governo andrà avanti, alta velocità che ritroveremo in altri angoli del paese come scelta strategica per ammodernare le infrastrutture. Anche di questo dovremo parlare per capire quali siano le infrastrutture di cui il paese ha veramente bisogno. È necessario farlo il prima possibile perché le opere quando sono iniziate difficilmente vengono bloccate per evitare così penali e cause risarcitorie.

La questione ambientale, quella tra capitale e lavoro, l’urgenza di ammodernare la pubblica amministrazione ampliando i servizi al cittadino e con politiche di assunzione diverse da quelle della Ministra Bongiorno che in realtà lascia fuori scuola, sanità ed enti locali e se la cava sparandosi in un anno e mezzo le assunzioni previste nel piano triennale di fabbisogno. Ma anche in questo caso non vengono rimossi i tetti di spesa imposti dalla Troika e dal Pd. Il Governo che tuona contro l'Europa vuole solo rinviare di poco il pareggio di bilancio, ma mai si sognerebbe di eliminarlo dalla Costituzione.

La semplificazione delle fake news ha portato anche all'arretramento culturale, alla povertà di argomenti e alla paralisi sociale e politica. Ci sono cause materiali dietro a questi fenomeni che sanciscono indubbiamente la debolezza sociale e politica delle forze conflittuali mai così divise deboli.

Ciò non significa rinunciare a questo sciopero pur individuandone la debolezza e le contraddizioni che tuttavia sono comunque da preferire ai balbettii della Cgil o alla firma di Usb all'accordo Ilva.

Molto dovremmo scrivere su limiti ed errori commessi nella preparazione della giornata del 26, le difficoltà a dialogare con gli studenti e a intrecciarsi ad altre istanze. Resta tuttavia un fatto incontrovertibile: ossia che nel paese esiste ancora una parte, pur piccola, che non intende abdicare nella opposizione al Governo, al decreto sicurezza, alle politiche arrendevoli in materia di welfare, servizi e politiche industriali. Ci sembra una ragione più che sufficiente per sostenere lo sciopero del 26 Ottobre.

Federico Giusti per la Redazione di Lotta Continua.

 

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