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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Quando il sindacato si fa alfiere della precarietà

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Solo pochi giorni fa , Cgil, Cisl, Uil e Ugl, con accordo collettivo nazionale (https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2018/11/sostegno-alla-precarieta-il-verbale.html), hanno vanificato gli effetti del decreto legge sul tempo determinato decidendo, per il settore aeroportuale, la stagionalità per la durata di 10 mesi all'anno e così dilatando oltre ogni misura il ricorso permanente ai contratti precari. Se da un lato Cgil Cisl Uil sono responsabili diretti della precarietà sottoscrivendo intese vergognose a carattere nazionale e di secondo livello, dall'altra è difficile pensare che il decreto-legge dell'estate 2018 non sia stato scritto per consentire deroghe e scappatoie alla limitata durata dei contratti a tempo determinato. Questa è la principale contraddizione di un decreto-legge Governativo costruito per vendere la falsa immagine di un esecutivo impegnato nella lotta alla precarietà quando approva normative che vanno nella direzione opposta.

A pensar male talvolta ci si indovina, certo che tra deroghe ai contratti nazionali, proroghe e scappatoie varie, la via italica al raggiramento delle regole è sempre più battuta, specie quando si parla di normative sul lavoro.

Gli ultimi dati statistici dimostrano che i contratti a termine, gli stagionali e i contratti in somministrazione sono in calo, gli occupati stabili sono 37mila in meno, le imprese e i poteri forti dell'economia chiedono a gran voce normative più flessibili in materia di assunzione e licenziamento, i sindacati complici, come fanno da lustri, tacciono e acconsentono mettendo a disposizione il loro monopolio contrattuale per soddisfare le esigenze padronali. A tale scopo serviva l'accordo sulla rappresentanza, attribuire un potere illimitato ai sindacati maggiormente rappresentativi che da anni si piegano alle istanze padronali tacendo sull'innalzamento dell'età pensionabile, senza mai mobilitare i lavoratori quando diritti un tempo giudicati inalienabili sono messi a rischio o calpestati.

Potremmo anche aggiungere che l'asse tra Lega e Confindustria sta avendo la meglio sul Movimento 5 Stelle ma dopo i vergognosi voltafaccia grillini sul Tav, Tap, Ilva, decreto sicurezza (hanno perfino ritirato gli emendamenti al testo poi approvato in Parlamento) il tempo della pazienza, e degli italici alibi, è ormai finito.

Le normative, stabilite dall'accordo estivo, sono in vigore dal 1 Novembre e il Governo se non cambierà la legge sicuramente farà di tutto per aggirarne gli effetti, ovviamente con la partecipazione attiva delle associazioni datoriali e sindacali.
Particolarmente ostico per i padroni restano le causali che, dopo il dodicesimo mese, diventano obbligatorie e debbono essere inserite in tutte le proroghe e nei rinnovi contrattuali.

I padroni chiedono al Governo di intervenire per pagare meno tasse \contributi e subito il Governo rinvia ai tecnici il compito di cercare soluzioni, per esempio lasciare fuori gli interinali dall'aggravio contributivo.
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All'indomani della approvazione del decreto, molti parlarono di una legge inutile che avrebbe cancellato i posti di lavoro (e non a caso settori sindacali e padronali hanno utilizzato analoghi concetti ergendosi a paladini dell'abuso dei contratti a tempo determinato), del resto il Governo doveva vendere l'immagine di un esecutivo contrario al dilagare dei contratti precari senza per altro mettere mano al jobs act e alla giungla delle norme che hanno disarticolato la centralità del contratto a tempo indeterminato.

Per salvare capra e cavoli, ora si sta cercando una soluzione che permetta al Governo di non rimangiarsi una delle poche promesse elettorali del Movimento 5 stelle mantenute (la limitazione dei contratti a tempo determinato ma con un decreto che di fatto vanifica l'obiettivo consentendo deroghe e scappatoie) ma allo stesso tempo accontentare i padroni.

Per questo stanno pensando alle deroghe delle causali da inserire nella contrattazione collettiva e magari anche rinviando a quella aziendale.

E il primo risultato lo abbiamo visto nel trasporto aereo con la stagionalità che può arrivare a 10 mesi all'anno e così aggirare ogni limite temporaneo ai contratti a tempo.

La posta in gioco è altissima per il Governo e il sindacato, da una parte le esigenze delle imprese e dall'altra la necessità di non cedere ai ricatti evitando che i contratti interinali e a tempo determinato diventino maggioritari come del resto sono già in alcuni settori. La questione allora non può ridursi solo aa un problema di soldi, se esentare dallo 0,5% interinali e impieghi stagionali o no, la posta in gioco è decisamente più alta e il rischio che corriamo è di sottoscrivere, con il sistema delle deroghe e con accordi di contrattazione nazionale di secondo livello, cambiali in bianco contro i lavoratori e le lavoratrici. E le prime cambiali sono già state sottoscritte nei giorni scorsi, iniziando da un settore strategico, quello del trasporto aereo dove il colossale giro di soldi stride con la precarietà diffusa e il sistema degli appalti.

FEDERICO GIUSTI – PISA

 

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Martedì, 11 Dicembre 2018

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