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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Uomini e caporali

disabili1

Noi siamo quei lavoratori senza un inquadramento definito su scala nazionale, in balia delle cooperative, dei municipi, degli oscuri funzionari che vi operano; dei direttori didattici delle scuole, etc. Qualche tempo fa venimmo pomposamente definiti “assistenti educativi e culturali”. Nel nostro mansionario è previsto di tutto e di più. Nelle intenzioni dei nostri " eroi moderni" saremmo quelli che, operando nella scuola, dovremmo: mettere in contatto quest' ultima con le famiglie dei disabili e con le insegnanti di sostegno, dovremmo coadiuvare il minore nel piano didattico, ma al contempo non interferire sulle linee guida Non dimenticando di risolvere le criticità e l’inserimento sociale nella classe dell’utente, sviluppando i progetti di autonomia. Per poter effettuare questo lavoro, l'istituzione scolastica ci dota del fantastico strumento definito P.E.I., ossia “piano educativo individuale”. Siamo continuamente formati dalle cooperative con corsi di formazione che ci  “professionalizzano " ulteriormente. Ora tutto ciò che ho descritto è nel libro dei sogni ed ovviamente la realtà è ben diversa. Fino a circa vent' anni fa, il nostro lavoro era inquadrato al livello di dipendente comunale, con rigidità, salari, e mansionari ben definiti. La logica del profitto con i conseguenti tagli di spesa hanno portato, al pari di altri settori, alla esternalizzazione del servizio. Fameliche e banditesche cooperative di sinistra, di destra, in qualche caso anche di " estrema sinistra" si sono buttate a capofitto nel business del sociale. Mafia capitale ne è solo la punta dell'iceberg. Troviamo tra i lavoratori della stessa cooperativa chi ha un contratto indeterminato, chi lo ha a tempo determinato, chi è assunto con le varianti del jobs act, chi lo è a partita iva, finanche chi sta a nero. Questa voluta destrutturazione, si riflette ovviamente anche sulla busta- paga, per cui un lavoratore a parità di funzioni prende stipendi differenziati. Il nostro contratto è fermo da circa otto anni. Ad essere maliziosi verrebbe da pensare che questa cosa sia dovuta al fatto che quadri e quadrucci della Cgil e della Lega Coop stiano dentro i C.d.A. delle cooperative. I ricatti, dovuti alla spada di Damocle di non rinnovo dei determinati, fanno sì che qualsiasi competenza richiesta e non dovuta, venga supinamente accettata dal lavoratore, ed in molti casi introiettata in una sorta di servitù semi volontaria. Accade altresì di casi di operatori vittime di infortuni a causa di condotte etero-aggressive di disabili problematici, che non denunciano l’episodio, coprendolo con la malattia per paura di ritorsioni lavorative. Quando si è in contrasto sulle condotte da prendere con il direttore didattico o un insegnante "embedded" schierata con la dirigenza, in una sorta di piramide medievale, si è messi al bando dall' operare in quella scuola, attraverso lettere di contestazione da parte del datore di lavoro, il cui unico interesse è rientrare nei bandi municipali al ribasso, e non avere rotture di scatole da parte della scuola e dei "dissidenti " interni. Ora questo quadro appena descritto potrebbe far sorridere persino qualche lettore del giornale, se non fosse parimenti drammatico. È uno spaccato di un settore della società divisa in classi, laddove chi ha in mano il potere economico e politico oramai non vuole più solo la nostra forza- lavoro, ma pretende la nostra anima! Non tutti sono disposti a concedergliela, da qualche tempo molti lavoratori si stanno organizzando al di fuori di partiti e sindacati, per ricostruire anche in questo specifico una cultura del conflitto. Partendo da un defatigante " porta a porta" contattando ogni singolo collega, stiamo riuscendo a costruire un comitato che, analizzando le conseguenze che la condotta delle controparti ha sulle nostre condizioni di vita, inizia a porre una serie di rivendicazioni tese a ricostruire una rigidità sostanziale. La determinazione principale e l’elemento ricompositivo ed unificante è rappresentato sia dal rinnovo del contratto di lavoro, sia dalla rivendicazione di essere re-internalizzati nel servizio del comune.

Tutto questo agire non è sfuggito a loro signori che non hanno esitato ad utilizzare il terrorismo psicologico nei confronti dei “ribelli " allo status quo, arrivando ad inviare spie nelle nostre riunioni che riferissero ai C.d.a. i nomi, il numero dei partecipanti e che cosa era stato detto. La cosa drammatica è che chi ha riferito alla controparte è stato qualche lavoratore che si è venduto per un piatto di lenticchie. Ed è anche per questa miseria sparsa a piene mani da un potere iniquo, che la nostra lotta non è solamente per il miglioramento delle condizioni salariali, ma deve diventare necessariamente politica e culturale, in una fase grigia della nostra storia di classe ed in generale della storia del nostro paese, in cui ai principi dell’unità dei lavoratori si contrappone la divisione e l’individualismo, alla solidarietà si contrappone il razzismo, indispensabile al potere economico e politico della borghesia ai fini di un progetto non solo italiano, ma del blocco continentale europeo teso alla irreggimentazione reazionaria della società, più che del fascismo in versione camicia nera e manganello.  No pasaran!

Fabrizio, lavoratore A.E.C. Roma

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Giovedì, 24 Ottobre 2019

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