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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Il rilancio dell'Europa di Maastricht funzionale all’economia tedesca

europa-bandiere

Anche il paese che maggiormente ha tratto beneficio dalla Ue, la Germania, inizia ad accusare e i dati confermano andamenti economici inferiori alle aspettative. Rallenta la locomotiva tedesca e per questo motivo in alcuni paesi, Italia inclusa, le lobby europee stanno scaldando i motori anche in vista delle elezioni europee di maggio.

 Se le previsioni parlano di un Pil tedesco per quest’anno all’1,1% rispetto alla previsione dell’1,8% del novembre scorso vuol dire che la tenuta del modello di Maastricht inizia a farsi problematica. L'anno passato ha visto in Germania una “recessione industriale” con la produzione in calo per gran parte dell'anno soprattutto a partire dall'estate.

Quali sono le cause di questa piccola crisi?

Intanto partiamo da un dato ossia che per quasi 10 anni l'economia tedesca è cresciuta più di ogni altro paese del vecchio continente, la politica aggressiva di Trump può essere una delle cause del rallentamento tra protezionismo e guerra dei dazi, poi ci sono i segnali di crisi in numerosi paesi , dalla Francia paralizzata da scioperi e proteste che vanno avanti da mesi fino all'Italia dove proteste sociali non ci sono (ancora) ma il Governo sta provando a costruire un  asse con i paesi cosiddetti sovranisti che mal digeriscono le politiche di austerità.

 Non è che i governi di destra siano alternativi, hanno al loro interno colossali contraddizioni e spingono sempre più verso politiche antidemocratiche e di profonda avversione verso i migranti, tendono ad approvare leggi spesso reazionarie e la xenofobia rappresenta lo strumento con cui coprire una crisi ben più grave.

 Sarebbe un grave errore pensare che sia sufficiente arrestare i flussi migratori per la ripresa dell'economia, anzi spesso i fatti dicono il contrario.

 Ma numerosi paesi non riescono più a reggere politiche di austerità  e questo influisce negativamente anche sull'economia tedesca che ha bisogno di esportazioni e che gli altri paesi contengano il debito e la spesa pubblica.

 I consumi privati in Europa, e per la prima volta anche in Germania, restano deludenti, la politica di contenimento dei salari e della spesa sociale non potrà essere ulteriormente sostenuta, poi teniamo conto che numerose nazioni sono anche alle prese con ritardi strutturali, per esempio nel campo della digitalizzazione e dei processi innovativi indicati da Industria 4.0

 La crisi del settore auto per lo scandalo diesel ha il suo peso, fino ad oggi gli accordi sindacali sono riusciti nell'intento di contenere il disagio sociale, ma per quanto tempo ancora ci riusciranno?

Sta scricchiolando lo stesso patto sociale tra impresa e sindacati se settori padronali tedeschi chiedono ormai da mesi la riduzione delle tasse sulle società e la revisione del sistema fiscale  invocando al contempo investimenti per favorire la digitalizzazione e Industria 4.0 (i progressi tecnologici del Sud est asiatico rappresentano una minaccia anche per il colosso teutonico)

In questa ottica il rilancio di Maastricht servirebbe proprio alla locomotiva tedesca ma non aiuterebbe più di tanto gli altri paesi che quelle politiche di austerità stanno pagando sotto il profilo economico (bassi salari, privatizzazioni....) e sotto forma di instabilità politica. E senza dimenticare che la depressione della domanda interna gioca un ruolo determinante, senza ripresa dei consumi non ci potrà essere innalzamento del Pil.

Federico Giusti – Redazione pisana di Lotta Continua

 

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Martedì, 19 Febbraio 2019

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