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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

In tema di Primo maggio. Il rovesciamento della verità: a proposito di salari e contrattazione

Quarto-Stato_M.-Massari

La fonte non poteva che essere un articolo pubblicato su lavoce.info (https://www.lavoce.info/archives/58778/cosi-la-contrattazione-centralizzata-genera-disuguaglianze/), portale fondato da Boeri e approdo di tanti liberisti temperati, alfieri della contrattazione di secondo livello e delle riforme di quel mercato del lavoro che hanno introdotto la Fornero, la riscrittura (in peius) dell'articolo 18 legge 300\70 influenzando concretamente l'operato di ministri e governi del centrosinistra.

Da tempo la questione dibattuta riguarda i vari livelli di contrattazione, da anni esiste un modello "vincente", è quello della Cisl e di settori padronali che giudicano la contrattazione aziendale dirimente e ormai preponderante rispetto a quella nazionale di ispirazione Cgil.

Nei fatti poi Cgil Cisl Uil hanno da anni trovato una intesa e vanno d'amore e d'accordo cogestendo gli Enti bilaterali, la previdenza e la sanità integrative, sottoscrivono deroghe ai contratti nazionali che permettono a livello aziendale di introdurre dispositivi tali da imbrigliare ogni iniziativa sindacale, tanto è vero che negli ultimi contratti del pubblico impiego hanno sottratto alcune materie di competenza della Rsu per trasferirle a organismi paritetici nei quali sono ammessi solo sindacati firmatari, oppure nel Ccnl delle cooperative sociali annunciando un nuovo accordo che limiti il diritto di sciopero nelle cooperative sociali.

Chi oggi, allora, pensa al contratto nazionale come baluardo contro la barbarie omette la verità perché i contratti di Cgil Cisl Uil (lasciamo perdere quelli dei sindacati gialli) sono stati concepiti per favorire deroghe e scappatoie e assicurare al contempo il monopolio della contrattazione che da sempre non è certo sinonimo di democrazia e partecipazione.

Per essere schematici ma efficaci potremmo asserire che le vecchie divisioni determinate da impostazioni sindacali e politico culturali ben distinte sono state nel tempo armonizzate in nome della pace sociale e della cogestione sindacati e padroni anche quando il conflitto sarebbe necessario solo per difendere elementari diritti.

La quelle tra i vari livelli di contrattazione nasconde ben altro, per esempio aumenti uguali per tutti decisi dal contratto nazionale è visto come una minaccia a quel sistema falsamente meritocratico che poi serve alle parti datoriali per controllare e ricattare la forza lavoro piegandone le istanze, ormai con facilità, ai dettami e agli interessi padronali.

Oggi viene detto che la contrattazione di secondo livello, quella che magari scambia porzioni di salario con welfare aziendale, è più egualitaria di quella nazionale, eppure i meccanismi che proporzionano gli aumenti ai livelli e agli inquadramenti posseduti sono proprio decisi dai contratti nazionali di Cgil Cisl Uil. Negli ultimi 20 anni è cresciuta la forbice salariale tra bassi e alti livelli ma il processo è stato non solo assecondato ma favorito dalle dinamiche contrattuali dei sindacati complici.

Di cosa stiamo parlando allora? Gli alfieri della disuguaglianza, delle deroghe ai contratti, dello scambio diseguale tra salario e welfare sono diventati paladini della contrattazione egualitarista?

La contrattazione centralizzata "riduce la dispersione dei salari nominali ma tende ad aumentare la dispersione dei salari reali"? Se i salari reali sono sempre più leggeri (come avviene da oltre 20 anni) le cause sono da ricercare nei meccanismi quarantennali che hanno impedito agli stessi recuperi automatici del potere di acquisto per non parlare poi della ossessione padronale di introdurre le gabbie salariali, stipendi differenti in base alle Regioni e ai loro tenori di vita

Al contrario i nostri professori invocano il modello tedesco (ma i salari tedeschi no? eppure un metalmeccanico in Italia guadagna il 50% in meno di un operaio tedesco) e pensano che il problema sia legato ai ritardi delle regioni più povere dove i meccanismi salariali egualitari, determinati da aumenti decisi dalla contrattazione di primo livello per tutto il territorio nazionale, in presenza di minore produttività e crescita stagnante, sarebbero la causa delle disuguaglianze.

Ma le regioni in ritardo e con il più alto tasso di disoccupazione perché si trovano in queste condizioni? E sullo sfondo non si intravede il cedimento culturale all'autonomia differenziata? E creando salari con importi differenziati si porrebbe fine alla disuguaglianza che scaturisce invece da scelte politiche, produttive, infrastrutturali a livello nazionale?

Il parallelismo tra Nord e Sud italiano con l'Est e l'Ovest tedesco non regge perché parliamo di mondi lontani e di modelli di sviluppo assai differenti, le regioni dell'est tedesco dopo il crollo del Muro di Berlino presentavano un tessuto industriale di sicuro più articolato e ricco del Meridione di Italia, se nel frattempo è stato smantellato bisogna porci allora qualche domanda sull'annessione di queste regioni e sulle dinamiche "coloniali" avvenute.

Ma le differenze sono anche altre, per esempio gli accordi di secondo livello in Italia sono pensati o per fare cassa con gli Enti bilaterali e il welfare aziendale o come elementi peggiorativi rispetto ai contratti nazionali nel nome di quelle deroghe ormai divenute la norma e non solo una eccezione.

Al contrario gli accordi di secondo livello potrebbero essere anche migliorativi per premiare la elevata produttività di un territorio ma questo non avviene perché la deroga è stata pensata, dai sindacati stessi, come riforma in peius del contratto nazionale. Sta qui il cuore del problema ossia l'arrendevole subalternità dei sindacati complici.

Ma l'obiettivo dell'articolo e dei paladini del modello tedesco è ancora più ambizioso, per esempio offrire la possibilità di pagare meno i lavoratori se una azienda non raggiunge un certo livello di produttività, il salario diventa variabile dipendente dei profitti e dei capricci padronali con la promessa che, se sarai buono e prono, verrai un giorno premiato. Psicologia e teorie sociologiche da quattro soldi ad occultare la totale resa sindacale e intellettuale al profitto e a Monsieur capitale, analisi comparative volutamente scisse dai contesti storici e produttivi.

Ridurre i salari, allocare le risorse ove la produttività è minore e maggiore è la disoccupazione è un autentico miraggio che si traduce alla fine nei meccanismi delle gabbie salariali e nel sistema delle deroghe peggiorative, a collegare i salari e le pensioni ai profitti aziendali, altro che modello tedesco e virtuosità della contrattazione di secondo livello. Sono queste ormai le teorie dominanti a sinistra, poi ci chiediamo la ragione per la quale gli operai e i lavoratori votano a destra  assorbendone pratiche sociali e corpo ideologico, riflettiamo bene anche il 1 Maggio 2019, una giornata non di festa visti gli aumenti degli infortuni, delle malattie professionali e delle morti sul lavoro, considerato il contesto sociale e culturale ormai dominante e al quale non possiamo assoggettarci rifiutando in toto teorie comode ai padroni e destinate solo ad alimentare disuguaglianze.

Federico Giusti – Lotta Continua Pisa  (controlacrisi)

 

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