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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Gli scenari prossimi del dopo voto.

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La vittoria elettorale della Lega non produrrà al momento ribaltamenti nella compagine governativa, l'asso pigliatutto che approfitta del successo elettorale per assumere decisioni anche contro gli interessi dei suoi stessi sostenitori è destinato all'insuccesso e fragorose cadute, del resto è già accaduto a Renzi che dopo le elezioni provò ad accelerare sulla strada dello smantellamento della Costituzione e di politiche neoliberiste benedette da Bruxelles.

Il Governo Conte ancora per mesi resterà al suo posto, a giorni la ennesima letteraccia di Bruxelles porterà Salvini ad ergersi a paladino dell'Italia contro le regole europee, regole che non saranno tuttavia infrante nei termini e nei modi giusti (abbattimento totale dei tetti di spesa, imporre percentuali fisse, sotto le quali non scendere, per le spese destinate a sanità, welfare, istruzione, ambiente)

Nell'immaginario collettivo è passata da tempo l'idea che sia proprio l’immigrazione il problema principale del nostro paese, non l'assenza di lavoro derivante da industrie che si appoggiano sul Governante di turno o sui finanziamenti statali ma senza innovare e accedere alla più moderna tecnologia.

Sempre nell'immaginario non ci si indigna per una diffusa illegalità dei colletti bianchi ma diventiamo feroci giustizialisti contro i piccoli reati dettati da miseria ed emarginazione.

Sarebbe già importante prendere atto che in un paese dove non si legge, si studia poco, si innova ancora meno, i messaggi che arrivano alla stragrande maggioranza dell'opinione pubblica sono frutto di letture semplificate delle realtà, di quella identificazione con il leader che parla alla pancia e non al cervello delle persone, che parla un linguaggio semplice e diretto scevro da concetti troppo complessi.

I primi dati elettorali parlano di aumento dei voti della Lega, di affermazione al Nord (la svolta filo confindustriale ha avuto il suo peso) dove vengono votati indistintamente dall'operaio, dall'imprenditore e dell'artigiano ma anche dal popolo che subisce il fascino della propaganda anti-migranti.

In 5 anni la Lega ha guadagnato 8 milioni di voti, nessuno ricorda i 49 milioni di euro, ha sfondato nelle regioni tradizionalmente legate al centro sinistra e ha conquistato anche parti rilevanti del Meridione (il travaso dei voti dalla Dc a Forza Italia e oggi verso la Lega). Ma se guardiamo bene i dati (http://www.cattaneo.org/wp-content/uploads/2019/05/Analisi-Istituto-Cattaneo-Elezioni-europee-2019-Chi-ha-vinto-chi-ha-perso-Colloca-e-Valbruzzi.pdf) la Lega acquista tanti consensi soprattutto in regioni dove era poco votata. I voti arrivano in Regioni dove la sinistra (non parliamo del Pd) aveva ancora un seguito elettorale e sociale, quel seguito che oggi pare quasi scomparso come dimostra la debacle elettorale.

Ma se nei prossimi mesi non ci saranno cambiamenti nella maggioranza Governativa, sicuramente il successo della Lega determinerà alcune scelte piuttosto che altre, ad esempio il primo banco di prova sarà lo sblocca cantieri destinato alla approvazione nei prossimi giorni, entro e non oltre metà giugno.  Sblocca cantieri significa grandi opere, poi ci sarà la flat tax e il taglio delle tasse (l'elettore medio impiegherà anni per capire i danni prodotti dalla svolta americana, sarà tutto chiaro solo quando l'accesso alla istruzione e ai servizi sanitari diventerà possibile solo a caro prezzo), l'autonomia rafforzata per le 3 Regioni con le gabbie salariali e le differenze tra Regioni ed aree del paese.

Non a caso Salvini ha ribadito la sua fedeltà all'accordo di Governo ma precisando che su autonomie, flat tax e grandi opere saranno prese decisioni prima dell'estate. Sulle grandi opere e lo sblocca cantieri avremo subito una novità: il No della Lega alla estensione del controllo preventivo della Corte dei conti sulle opere, una misura vista come un ostacolo alla crescita e che invece potrebbe rivelarsi una sorta di antidoto a fenomeni corruttivi.

Se guardiamo allora ai prossimi scenari motivi di preoccupazione non mancano, il nostro paese sta voltando pagina tra grandi opere, devastazioni ambientali, scarsi controlli sul territorio e sugli appalti, politiche severe in materia di immigrazione, pacchetto sicurezza bis con reati sociali puniti severamente. Ma esiste un'alternativa? All'orizzonte no, prevale infatti la logica della riduzione del danno ma la nottata non passerà velocemente, non si tratta di una parentesi (nera) destinata a durare pochi mesi o anni, i cambiamenti intervenuti nel nostro paese, nella sua cultura, negli equilibri sociali sono assai più complessi. Anche parlare di ritorno al conflitto sociale in termini generici non è la sola risposta necessaria, conflitto dove, con chi e con quali prospettive? Le piazze ostili ai comizi di Salvini possono avere portato consensi ai sindaci del Pd ma non al radicalismo sociale e culturale che invece risulta sempre più marginalizzato, quel Pd poi che rischia di ergersi a paladino degli interessi europei prendendo voti che presto deluderà perché su innumerevoli temi ha posizioni più moderate ma analoghe alla Lega (Tav, decoro urbano, sgravi alle imprese), anzi il successo odierno della Lega è stato possibile dalle scelte operate dal Pd che hanno permesso a certi argomenti di trovare spazio e legittimità

Insomma grande confusione regna sotto il cielo ma la situazione non è eccellente.

Federico Giusti – Lotta Continua Pisa

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