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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

I morti sul lavoro, nonostante la forte diminuzione delle ore lavorate, non diminuiscono.

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Ogni anno una lunga scia di sangue tra infortuni e morti sul lavoro e con le malattie professionali in costante aumento.
Rischiamo di ripeterci, se infortuni e morti sul lavoro non diminuiscono nonostante il calo delle ore lavorate una spiegazione dovremmo pur cercarla dentro i meccanismi implosivi del capitalismo italiano.

La delocalizzazione produttiva da un lato, lo sfruttamento intensivo della forza lavoro anche attraverso lavoro nero e appalti al ribasso dall'altro sono dinamiche ricorrenti in capitalismi. Vediamo alcuni numeri: sono ben 1.218 le denunce di infortunio mortale ufficiali ma quando si parla di infortuni e morti sul lavoro occorre considerare il sommerso e i tanti casi non denunciati e per questo esclusi dalle statistiche.
Solo nell'anno passato le morti sul lavoro , quelle riconosciute come tali, sono state 704 (643 uomini e 61 donne), statisticamente in aumento rispetto agli anni precedenti ma , e torniamo a ripeterlo, le cifre reali sono decisamente più alte non solo per il nero ma anche perché le fase istruttorie sovente si chiudono con mesi di ritardo e fino a quel punto non vengono incluse nelle statistiche ufficiali

E le malattie professionali? Difficili da quantificare perché il loro riconoscimento segue un iter lungo e tortuoso, poi ci sono tanti casi che sfuggono alla attenzione mediatica ma continuano, dopo decenni e per tanti altri lustri ancora, a mietere vittime.

Chi per anni ci ha raccontato la favoletta degli infortuni in calo non voleva vedere l'essenza del capitalismo italiano con scarsi processi innovativi e le filiere, occulte e non, dello sfruttamento selvaggio ove le normative in materia di orari e sicurezza restano quasi totalmente inapplicate.

Intanto crescono le denunce di infortunio nonostante le pressioni, specie nei subappalti, perché i lavoratori coinvolti non dichiarino gli infortuni in azienda e così evitare controlli delle autorità, quei controlli che per essere effettuati avrebbero bisogno di personale qualificato assunto invece, da anni, con il contagocce nonostante promesse elettorali e impegni disattesi..
Ma anche questo è un argomento già dibattuto, parliamo del numero degli ispettori che continua ad essere decisamente basso. Le ispezioni nel 2018 hanno portato a regolarizzare la posizione di oltre 40 mila lavoratori, le aziende controllate sono una piccolissima parte: poco più di 15 mila.

Ecco spiegata la mattanza dei lavoratori.

Federico Giusti – Lotta Continua Pisa (da: Controlacrisi)

 

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