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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Sorvegliare, punire e lavorare fino a 70 anni

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L'Italia è un paese a rischio e sotto osservazione vuoi per l'elevato deficit vuoi per i conti non a norma, i burocrati di Bruxelles riservano sempre una attenzione particolare al Bel Paese. E tra i motivi principali di preoccupazione della Ue si trova il nostro sistema previdenziale giudicato a rischio per la quota 100 e il congelamento della speranza di vita. Se guardiamo alle norme previdenziali, la legge Fornero ha innalzato sensibilmente l'età pensionabile e a livello europeo siamo la forza lavoro più anziana nella Pubblica amministrazione.
Ma per la Ue l'età media della pensione è ancora troppo bassa, almeno di due anni anche se dimentichiamo che proprio la quota 100 ha rappresentato per molti una occasione da non perdere, anzi è stata presa al volo per non ritrovarsi nelle paradossali situazioni di essere trattenuti al lavoro per il mancato raggiungimento dell'età anagrafica.
Come stanno allora le cose? Intanto si va in pensione a 67 anni, più tardi di gran parte dei paesi europei, poi gli under 50 si trovano in una situazione particolare con pochi anni di contributi, anzi la tendenza da 20 anni ad oggi è di iniziare a lavorare troppo tardi rispetto ai paesi europei. Siamo un paese che non investe in giovani e in formazione e allo stesso tempo ci vorrebbero in produzione alla soglia dei 70 anni di età. E la spesa previdenziale a livello statistico è ferma al 2015, cioè 4 anni or sono, quando l'assegno previdenziale era più alto dei pensionati degli anni successivi perché tutti sanno che andare in pensione con i contributi interamente calcolati con il sistema retributivo era sicuramente più vantaggioso.
Questi particolari non vengono svelati anche a fini statistici, anzi in pasto all'opinione pubblica si danno dei dati parziali e decontestualizzati come quello che vede l'Italia seconda solo alla Grecia per spesa pensionistica. Ma quei dati sono vecchi di quasi 5 anni e nel frattempo l'età previdenziale si è innalzata, gli assegni pensionistici si sono abbassati
Di cosa stiamo ragionando?
Possiamo allora ipotizzare che gli ambienti padronali stiano suggerendo al Governo di bloccare fin dal prossimo anno le uscite in quota 100 e per farlo evocano il rispetto dei vincoli di spesa e di bilancio ricordando che proprio l'Ocse aveva bocciato “Quota 100”
Ma sempre le stesse statistiche non dicono una parola sulle pensioni di domani sempre più a rischio e se proprio vogliamo ragionare di aliquote contributive potremmo dire che quella degli autonomi è ancora troppo bassa (24% rispetto al 33% del lavoro dipendente).
Altro aspetto saliente è la tendenza, anche a livello contrattuale, di rafforzare le forme pensionistiche complementari, sgravare la previdenza pubblica facendoci pagare di tasca nostra l'integrazione con quella dei fondi pensione. E intanto l'aspettativa di vita non aumenta più secondo le rosee aspettative di pochi anni fa, da qui la necessità di capovolgere la narrazione tossica sulle pensioni, narrazione analoga a quella sullo sciopero e funzionale ad incrementare lo sfruttamento dei lavoratori, aumentare gli anni di lavoro, ridurre il potere di acquisto e tenerci zitti e buoni con la limitazione ulteriore del diritto di sciopero.

Federico Giusti

 

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