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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Per un Primo Maggio all'insegna del risveglio della coscienza di classe

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Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo, inizia con queste parole il Manifesto di Marx e, a distanza di quasi 200 anni, il comunismo continua ad agitare i sonni dei liberisti.

Non  parliamo del movimento comunista, frammentato e diviso e che forse non è mai stato debole come oggi, ma di quella idea e pratica rivoluzionaria finalizzata a cambiare lo stato delle cose presenti, a rovesciare il modo di produzione capitalistica. I prossimi mesi saranno all'insegna della pretesa padronale di incrementare orari e ritmi del lavoro, dovremo essere capaci di difendere la nostra vita sottraendoci alla perfida retorica della ricostruzione, di quella unità nazionale che hanno sempre costruito sulla nostra pelle.

In epoca pandemica, il Pil dei paesi a capitalismo avanzato ha subito autentici tracolli, tutto il dibattito sul lockdown ruota attorno alla pretesa dei capitalisti di riprendere le loro attività il prima possibile senza prendersi cura della salute e sicurezza dei produttori.

Dopo anni di liberismo e austerità, l'arrivo del coronavirus ha messo in crisi l'attuale modo di produzione, portato in luce innumerevoli contraddizioni sistemiche anche se ad oggi non esistono forze sociali e politiche in grado di apire contraddizioni e rovesciare i rapporti di forza.

Lustri nei quali la distribuzione della ricchezza è avvenuta a beneficio di pochi, si è allargata la forbice sociale e con essa la disuguaglianza, sono crollati i poteri di acquisto e di contrattazione della classe lavoratrice. Veniamo da anni di controrivoluzione all'insegna di privatizzazioni, liberalizzazioni, smantellamento del welfare, aumento dell'età lavorativa e la crescente insicurezza si manifesta in ambito sociale e con l'aumento di infortuni, morti sul lavoro e malattie professionali.

In queste settimane è in vigore una sorta di legislazione emergenziale, quell'emergenza dalla quale non siamo mai usciti e nel nome della quale hanno soppresso libertà individuali e collettive, del resto l'emergenza economica ha spinto ad approvare il pareggio di bilancio in Costituzione, la Riforma Fornero e la distruzione del vecchio articolo 18.

Una controrivoluzione si è aggirata per il mondo dietro le politiche liberiste alimentando divisioni, razzismo e xenofobia come accaduto all'indomani della Prima Guerra mondiale.

In Italia è realistico parlare di 30 mila morti da coronavirus (ma da qui alla fine del contagio saranno molti di più), le statistiche ufficiali e i numeri reali diffondono numeri contrastanti, di sicuro la strage negli ospedali e nelle Rsa è il risultato di politiche miranti a distruggere la sanità, basta pensare che oggi , rispetto al 1980, abbiamo perso tre quarti dei posti letto e, in rapporto alla popolazione, abbiamo quasi un quarto della forza lavoro in meno nell' ambito sanitario.

Da questa crisi se ne esce in due modi: o rafforzando il potere dei nostri carnefici, gli alfieri del neoliberismo, dell'austerità, del capitalismo predatore e sfruttatore o provando a rompere la gabbia in cui ci hanno rinchiuso.

Per invertire la tendenza degli ultimi decenni occorre rimettere al centro del nostro agire una critica radicale alla società capitalistica, la costante denuncia delle disuguaglianze sociali, la natura sfruttatrice del modo di produzione, la inutilità delle politiche sindacali concertative.

Farlo da subito, con umiltà e senza ricette precostituite provando a ricomporre fratture per costruire un nuovo movimento di classe conflittuale e anticapitalista, facendo un fronte unico con i movimenti sociali, dell'abitare ed ecologisti. Verità e giustizia per le vittime del coronavirus, per tutti i lavoratori e le lavoratrici morti, infortunati e ammalatisi sul lavoro!

E, per quanto ancora chiusi, che il 1° maggio 2020 sia all'insegna del risveglio della coscienza di classe per trovare strumenti e percorsi all'insegna del conflitto contro il capitale e i processi di sfruttamento che alimentano ingiustizie e disuguaglianze connaturate al modo di produzione che ogni giorno palesa le sue profonde contraddizioni.

Redazione pisana di Lotta Continua

 

 

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