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Due anni di cassa integrazione anti Covid? Lo chiede Confindustria. La nuova crociata investe salari, produttività e contratti

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Per Confindustria serviranno due anni per riassorbire la forza lavoro nelle imprese, in alternativa sarebbe inevitabile il ricorso ai licenziamenti.

Come nel caso dello scudo penale per managers pubblici e datori di lavoro (perché la circolare Inail si accontenta di un protocollo anti contagio sulla genericità del quale i lavoratori avrebbero molto da dire, ad esempio per quanto concerne la tipologia\fornitura di guanti e mascherine nonché sui mancati interventi nella distribuzione delle postazioni di lavoro o perfino sulla completa igienizzazione degli ambienti), la polemica divampa per raggiungere altri obiettivi.

Nel primo caso hanno ottenuto una norma a tutela dei datori di lavoro (che nessuno venga a parlarci di stato di diritto in un paese nel quale ogni anno ci sono migliaia di infortuni e centinaia di morti sul lavoro), quanto poi alle ultime polemiche l'obiettivo finale è rivedere le normative inerenti i licenziamenti collettivi e, per non farlo, le imprese battono cassa al Governo chiedendo nuovi ammortizzatori sociali anti Covid.

In questi giorni molti negozi hanno merce in esposizione ma non i prodotti da vendere, ammettono che le scorte di magazzino erano del tutto insufficienti per far fronte al mercato.

Potremmo elencare una vasta gamma di prodotti ma evitiamo di tediare il lettore anche se viste le richieste del mercato non capiamo quale sia la ratio della richiesta padronale di due anni di cassaintegrazione anti contagio.

Anzi ci viene il dubbio che alcune piccole aziende abbiano reali problemi di liquidità ma molte altre stiano solo provando a sfruttare il momento per ottenere ben altro.

E qui entrano in gioco i sindacati dal momento che l'obiettivo è quello di rivedere la dinamica contrattuale legando la busta paga alla cosiddetta produttività, un leit motive per ridurre il salario della forza lavoro.

La crisi della produttività in Italia non riguarda il singolo lavoratore ma il sistema imprenditoriale e statale perché per oltre 30 anni invece di investire hanno delocalizzato \privatizzato intere produzioni e, ad esempio, il nostro paese non era più in grado di produrre autonomamente mascherine, ventilatori ad uso ospedaliero, prodotti sanificanti\igienizzanti.

Prendiamo ad esempio la Pubblica amministrazione dove abbiamo la forza lavoro più anziana e una endemica arretratezza tecnologica, le responsabilità di queste situazioni sono forse imputabili al singolo lavoratore o al sistema che ha bloccato ogni investimento reale e con sensibili perdite occupazionali?

La cosiddetta performance è forse servita a rendere più competitiva la Pubblica amministrazione? Eppure con la performance si è ricattato il lavoratore della Pubblica amministrazione costringendolo a raggiungere degli obiettivi per avere i soldi di quella 14ma trasformata in produttività (con il consenso attivo sindacale)

Ma se i luoghi comuni sono duri da morire, ecco arrivare un treno in corsa da parte confindustriale per riproporci le ricette di sempre.

Ecco alcuni esempi:

  • serve un nuovo cuneo fiscale a favore delle sole imprese (da anni le tasse alle grandi e medie imprese sono annualmente ridotte ma, nonostante ciò, delocalizzano produzioni accrescendo gli utili per gli azionisti)
  • rivedere il modello di contrattazione spostandolo sempre più sul secondo livello aziendale. Lo dice, per altro, l'accordo tra padroni e sindacati nel 2018 che prevedeva di spostare verso il secondo livello di contrattazione il confronto sindacale con salari differenziati e parametri di produttività decisi dalla azienda. Ora Confindustria chiede ai sindacati di dare ampia diffusione a quell'intesa.
  • gabbie salariali per differenziare i salari da Regione a Regione
  • ammortizzatori sociali gestiti direttamente dalle imprese ma finanziati illimitatamente dallo Stato che a sua volta dovrebbe detassare parte del salario ai lavoratori giusto perché poi i padroni si possano presentare all'opinione pubblica nella veste di benefattore (insomma magnanimi ma con i nostri soldi)
  • ricollocare il personale in esubero (scaricando sulle Regioni gli oneri della formazione?)
  • stabilire un salario minimo per legge ed eliminare la contrattazione nazionale potenziando solo quella locale

Stiamo vaneggiando? No, basta leggere l'intervista al vice presidente di Confindustria su Il Sole di Domenica 31 Maggio.

Redazione pisana di Lotta Continua

Da: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com

 

 

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