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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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La partita dell'autunno. Appunti per una assemblea di lavoratori e delegati comunisti

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La redazione di Lotta Continua ha partecipato a una assemblea on line per promuovere un incontro tra delegati e lavoratori comunisti da tenersi alla fine della stagione estiva.

Senza perderci in analisi e valutazioni articolate vorremmo far pervenire un nostro contributo alla discussione e lo faremo, volutamente, per punti andando al sodo delle questioni

 

  1. Da anni i comunisti in forma organizzata sono fuori dal mondo del lavoro, chi ha provato a costruire cellule ha fallito non riuscendo a discernere il ruolo del sindacato da quello della politica, limitandosi magari a un ruolo di mera testimonianza.
  2. Non esiste da anni una lettura complessiva della contraddizione tra capitale e lavoro, ad esempio manca una analisi del ruolo odierno della Pubblica amministrazione, uno studio sulla movimentazione delle merci nell'economia post-fordista, non si intravede una iniziativa a tutela dei diritti sociali primi tra tutti quello alla salute e all'istruzione
  3. Non può esistere un pensiero strategico avulso dalle lotte sindacali e sociali, il pensiero critico, indispensabile per l'azione conflittuale, scaturisce invece dalla internità ai percorsi conflittuali. L'errore del passato è stato quello di scindere una analisi dalla prassi, dare indicazioni astratte alle lotte senza comprenderne invece l'insegnamento. La necessità primaria è oggi ritornare all'interno dei percorsi conflittuali, o si sta dentro la classe oppure si diventa predicatori astratti. La internità alla classe vuol dire ad esempio non guardare con scetticismo percorsi come quelli avviati da settimane, dalla assemblea di Bologna alla nascita del fronte anticapitalista, soprattutto se sono espressione di lotte reali. Al contempo pensiamo che la vera unità nasca dai luoghi di lavoro, dal costruire vertenze e iniziative comuni, cosa che sta accadendo nella logistica, ma non in altri settori come la sanità, gli enti locali, le fabbriche metalmeccaniche, il settore del terziario nel quale la crisi sta falcidiando i posti di lavoro precarizzando le esistenze di tanti \e
  4. L'autunno si annuncia pieno di contraddizioni e una volta venuto meno il divieto di licenziamento potremmo trovarci davanti a licenziamenti di massa
  5. Il rischio che a cavalcare il disagio sociale siano le destre liberiste è palese, quelle destre che con le loro ricette liberiste sono direttamente responsabili del dissesto della sanità pubblica
  6. I comunisti, nelle loro molteplici accezioni e militanze politiche e sindacali, dovrebbero quindi dotarsi di un pensiero strategico che scaturisca dalla internità ai percorsi di lotta, dall'intraprendere percorsi conflittuali contro gli obblighi di fedeltà aziendali, per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dalla costruzione di comitati locali che uniscano istanze sindacali, sociali e politici. Il ruolo dei movimenti può essere dirimente se sarà all'interno delle contraddizioni reali, prima tra tutte quella tra capitale e lavoro
  7. Siamo consapevoli dei limiti del sindacalismo di base, parte del quale ormai ha interiorizzato pratiche simili a quelle concertative, resta il fatto che a tutti, diciamo tutti, è richiesto un salto di qualità
  8. Per assemblea dei comunisti non intendiamo un luogo dove impartire lezioncine e analisi ma una occasione per aggiornare la cassetta degli attrezzi trovando ambiti comuni di analisi e lotta politica, economica e sociale. È innegabile che anche le classiche separazioni tra lotta politica e lotta sindacale siano venuti meno e senza voli pindarici possiamo asserire che il tempo delle lotte graduali, del sindacato presente solo nel proprio posto di lavoro ha prodotto solo fallimenti. Alcuni esempi sono sotto i nostri occhi: i lavoratori pubblici che ignorano quelli degli appalti, gli operai delle grandi fabbriche scollegate dai colleghi dell'indotto, gli operatori della sanità pubblica divisi in sindacati di mestiere senza guardare alla salute come un bene comune da difendere rompendo i patti di stabilità, i tetti di spesa, le logiche perdenti della privatizzazione che hanno indebolito il loro stesso potere di acquisto e di contrattazione
  9. Ben venga allora una assemblea dei lavoratori e delegati comunisti se sapremo sviluppare una reale discussione a partire dai luoghi di lavoro, una discussione non avulsa ma interna ai percorsi conflittuali, se sapremo costruire una lettura dei processi in atto a partire da quanto succede ogni giorno nei luoghi di lavoro, senza cadere insomma nel vecchio vizio crociano dei pensatori astratti che vogliono impartire lezioni senza mai entrare nel merito delle contraddizioni reali.

Nello scontro sociale dell’autunno si giocherà una partita di vitale importanza. Confindustria ha già messo in campo una sua strategia chiara: colpire ancor di più i livelli salariali, abbattere ogni ostacolo formale all’utilizzo del lavoro precario, monopolizzare sgravi e agevolazioni governative, erodere i livelli di agibilità sindacale e il diritto di sciopero. In questo quadro i comunisti devono essere capaci di interpretare la necessità di accumulare le forze e le energie superando le logiche perdenti della frammentazione, delle piccole parrocchie e delle riunioni “intergruppi”. Il confronto per costruire vitali percorsi unitari deve avvenire sulla base di obiettivi chiari, da tradurre in parole d’ordine e linguaggi comprensibili alla massa dei lavoratori e degli sfruttati. I comunisti devono farsi portatori di logiche inclusive e di una visione complessiva, quindi politica, dello scontro sociale e di classe.

LA REDAZIONE DI LOTTA CONTINUA

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