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L’abbraccio mortale tra Ue e Nato

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L’abbraccio mortale tra Ue e Nato

Di Federico Giusti

La costruzione dell’Europa di Maastricht è strettamente connessa con la partecipazione attiva odierna alla guerra della Nato.

Ha ragioni da vendere Carlo Formenti quando scrive che la Ue ha ammorbidito i principi ordoliberali, imposti dalla Germania e dalla Francia ai paesi membri, per spostare l’asse strategico dal piano economico a quello politico e militare. Sposando in tutto questo la tesi Usa che il rafforzamento degli investimenti militari alla fine porta benefici anche di natura economica, poco importa se al prezzo della depredazione delle ricchezze dei paesi del terzo mondo attraverso la logica degli interventi “umanitari”.

Arduo comprendere la militarizzazione dei territori e l’aumento esponenziale della spesa militare senza analizzare questa evoluzione della Ue o ricorrendo solo a una critica etica, morale e intellettuale ai processi in atto.

La Ue non si è mai ripresa dalla crisi del 2007\8, la pandemia ha assestato un duro colpo alle economie continentali e paradossalmente la  guerra in corso sembrerebbe rafforzare gli Usa anche a discapito del vecchio continente. La stessa idea dello stato debole tanto cara ad alcuni neoliberisti ha subito profonde trasformazioni nel corso del tempo tanto da teorizzare ormai uno stato funzionale al mercato, non importa che sia troppo forte basta che consenta di investire i profitti a vantaggio dei capitali.

Parlare di autonomia europea dagli Usa è del tutto inutile se pensiamo che questa guerra serve anche a disinnescare elementi di conflittualità anche se le opposizioni sindacali in Francia, Germania e Spagna stanno mettendo a dura prova i governi nazionali. E questa guerra ha guadagnato il consenso dei paesi sovranisti schierati a favore dell’intervento militare contro la Russia. Non avevano tuttavia previsto che il conflitto si sarebbe acceso nei paesi a capitalismo avanzato in risposte alle controriforme previdenziali e giuslavoriste.

I sindacati tedeschi portano a casa risultati, dopo scioperi di settimane, che farebbero impallidire al confronto anche le rivendicazioni del sindacalismo di base italiano.

I lavoratori pubblici tedeschi ottengono 3.000 euro di una tantum, esentasse, per recuperare il differenziata tra stipendi e prezzi dell’ultimo anno.

Il Governo tedesco annuncia un primo versamento di 1.240 euro con la busta paga del prossimo Giugno e a Marzo 2024 gli stipendi aumenteranno di 200 euro al mese con un ulteriore aumento per il 20024 pari al 5,5%. 

E’ evidente che la locomotiva renana stia pagando uno scotto alla ripresa della conflittualità ma per non recare ulteriore danno alla sua economia ha ben pensato di accordare potere di acquisto reale alla forza lavoro mentre in Italia il Governo di destra pensa di ridurre il cuneo fiscale che per due terzi è a carico delle imprese attaccando poi la stabilità contrattuale come sancito dalla profonda revisione del Decreto Dignità

Disinnescare ogni ulteriore conflitto sociale è stato il mantra di un quindicennio neoliberista a partire dal contenimento della inflazione attaccando il potere di acquisto e il welfare, privatizzando tutto il possibile e depauperando gli investimenti nella sanità e nella scuola pubblica.

La Germania ha riscoperto la sua vocazione militarista sposando in toto la linea Nato, gli Usa hanno invischiato la Ue in questa guerra per procura per avere le mani libere in  un altro fronte bellico quello contro la Cina.

La natura di classe del progetto europeo non viene inficiata dagli aumenti contrattuali accordati in Germania nè ridimensiona la natura colonialista e imperialista del progetto europeo ma per mantenere un sostanziale equilibrio interno deve rivedere le politiche di contenimento dei salari per combattere la inflazione. Lo fa nei paesi più forti del continente mentre in quelli deboli e periferici (dove si lavora decisamente di più con orari settimanali superiori a quelli adottati nei paesi economicamente forti) ha scelto altre strade ossia la feroce politica del pagamento del debito (in Grecia) o la moderazione salariale avallata dai sindacati che ormai pensano di regolare le deroghe dentro i contratti nazionali scaricando gli oneri sul welfare, sul potere di acquisto e di contrattazione.

Da: https://www.lafionda.org

 

 

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