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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

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Quale Festa del Lavoro?

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Quale Festa del Lavoro?

Anche in questo Primo Maggio 2023 i lavoratori non hanno nulla da festeggiare. Le condizioni di vita materiale di tutti i proletari e delle proletarie continuano a fare i conti con bassi salari, precarietà, sicurezza sul posto del lavoro e un alto tasso di disoccupazione che li espone ai ricatti padronali. Fuori dal posto di lavoro devono fronteggiare il carovita, il problema dei servizi sanitari, dell’abitazione, delle pensioni inadeguate.

Il 1° Maggio 2023 rischia di passare alla storia come l'anniversario dell'attacco al welfare e al potere di acquisto con la vittoria della moderazione salariale e della riduzione del cuneo fiscale.

In questi giorni il Governo Meloni, andato sotto alla Camera per l'assenza di deputati nelle fila della maggioranza, non è riuscito ad approvare quello scostamento del Bilancio indispensabile alla copertura finanziaria del taglio del cuneo fiscale, dovendo approvare l'intero pacchetto di controriforme (stravolgimento del decreto dignità, riduzione del cuneo fiscale...) ha subito convocato il Consiglio dei Ministri il 1° Maggio al fine di redigere un nuovo testo per il voto in Parlamento.

La posta in gioco è di notevole entità e una sconfitta, assai probabile, della forza lavoro spianerà la strada all'ennesimo processo di ristrutturazione che si ripercuoterà negativamente sulla forza lavoro, sul welfare universale accrescendo la forbice tra salariati e capitalisti, tra dominati e dominanti. Nulla di epocale ma un elemento determinante di quella gabbia dentro la quale intendono rinchiudere salariati e subalterni, 

 Proviamo a capire quanto sta avvenendo sapendo che la debolezza del movimento di classe e conflittuale è stata acuita dalla accettazione della guerra imperialista e da logiche padronali e dominanti dentro i contratti nazionali e la intera giurisdizione in materia di lavoro

Il Governo sta ripagando i padroni per il sostegno loro accordato nell'ascesa al Governo e, in cambio del via libera dagli Usa, ha intrapreso la strada senza ritorno dell'atlantismo spinto alle estreme conseguenze sostenendo l'aumento delle spese militari, l'invio di armi all'Ucraina e il passaggio della Ue dalle politiche di austerità a quella sorta di neo-keynesimo di guerra sul modello Usa. Meloni sta diventando la caricatura di se stessa, basterebbe guardarsi qualche suo intervento in rete di 2\4 anni e confrontare le tesi di allora con quelle di oggi per farsene una idea. Ma non si tratta solo di trasformismo governativo piuttosto di quanto debole e contraddittoria fosse la contrapposizione con il cosiddetto sovranismo che oggi è interamente a supporto delle politiche antirusse e anticinesi, atlantista in politica estera dopo avere assunto posizioni filorusse solo pochi anni or sono. E in campo economico la destra si scopre più che mai neoliberista scegliendo ora la repressione dei lavoratori (il diritto di sciopero negato in Ungheria) ora una politica consociativa con i sindacati di maggior "peso".

I sindacati rappresentativi al di là di qualche manifestazione ridicola non hanno mosso foglia contro la guerra, non è stato proclamato lo sciopero generale, sulla manovra fiscale del Governo (la tassa piatta e i tagli alla sanità perché il welfare per le famiglie è l'esatto contrario del welfare universale) hanno scelto di non creare opposizione intavolando un dialogo con questo Governo dal quale hanno ricevuto le solite promesse. Il taglio al cuneo fiscale accomuna imprenditori e sindacati rappresentativi, eppure a beneficiarne sono soprattutto le aziende che pagano due terzi delle tasse sul lavoro e in termini assolutamente proporzionali alla media europea. E il Governo intanto ha rinunciato ad attaccare Caf, patronati, previdenza e sanità integrativa sui quali i sindacati rappresentativi si sorreggono,

Meloni e la destra sposano i precetti neoliberisti, sostengono la moderazione salariale, tagliano i fondi per sanità e istruzione, pensano a un sistema di adeguamento dei salari al costo della vita ancor peggiore del codice Ipca che sappiamo essere stato pensato a livello comunitario per legare il costo del lavoro non all'aumento dei prezzi ma al Pil. Alle politiche di austerità temperata adottate con la pandemia, tanto che stanno lavorando a nuove regole a livello Ue, è subentrata una lotta alla inflazione che poi si ripercuote negativamente sui salari sganciati dal reale costo della vita, salari che con l'aumento del tasso di interesse hanno subito ulteriore impoverimento.

L'Italia è il paese della Ue ove i salari hanno perso maggiore potere di acquisto insieme alla Grecia, veniamo da anni di contrazione dei salari reali e nella Pubblica amministrazione per nove anni c'è stato il blocco della contrattazione che ha trasformato il settore pubblico italiano nella Cenerentola europea

Se riduco il cuneo fiscale a pagare saranno i servizi del welfare e a guadagnarci i grandi capitali, per finanziare la riduzione delle tasse sul lavoro la sola strada percorribile sarà quella di tagliare il welfare magari nascondendosi dietro al sostegno alle famiglie e a benefit per i lavoratori o le lavoratrici con figli a carico. Una manovra economica spinta da obiettivi ideologici riducendo le donne, che hanno pagato il prezzo maggiore nella pandemia, al ruolo di madri.

Veniamo da anni di sacrifici, di impoverimento del welfare e di salari in costante perdita del potere di acquisto, eppure la sola risposta proveniente dalla Cgil è quella di ripetere dei luoghi comuni: “Mancano quelle risposte strutturali per limitare i prezzi e sostenere i redditi da lavoro e pensione anche per via fiscale, interventi necessari per sostenere la coesione sociale"

Le risposte del Governo Meloni sono invece ben chiare, i soli a non volerne capire la portata e il significato sono gli amici dei padroni: Cgil Cisl Uil.

Un fisco che privilegia le partite iva con la tassa piatta, che favorisce continui sgravi e detassazioni per le imprese è un fisco di classe , di classe sono le politiche atte ad accrescere la precarietà, a scambiare salario e nuova organizzazione del lavoro con l'aumento della produttività,  stanno per mandare in soffitta il decreto dignità con le causali che scatteranno dopo il 12 mesi prevedendole dentro la contrattazione nazionale e di secondo livello visto che ormai l'impianto dei contratti è stato costruito sul sistema delle deroghe e sullo scambio tra miseri aumenti e accrescimento del plusvalore e della produttività

Se i sindacati complici, il padronato e il Governo sulla riduzione del cuneo fiscale hanno le medesime idee, chi salverà la classe lavoratrice dalla sconfitta?

A conferma di ciò dal sito della Cgil leggiamo quanto segue:

“Si annuncia - sottolinea - un provvedimento di riduzione del cuneo fiscale per circa tre miliardi di euro nel mese di maggio. È una richiesta della nostra organizzazione, ma per essere efficace servono due condizioni: che si arrivi al 5% del cuneo sui redditi medi e bassi e che tali interventi siano strutturali e quindi finanziati con almeno 10 miliardi da collocare in legge di bilancio e accompagnati dal meccanismo di fiscal drag”

La tassa piatta è l'esatto contrario del crescente prelievo fiscale sulla base imponibile determinata dall'inflazione, e quindi dell'aumento delle aliquote d'imposta in presenza di fasce di reddito predeterminate.

La sola proposta credibile sarebbe quelle di accrescere aliquote fiscali in termini progressivi come accadeva fino al Governo Craxi, l'esatto contrario di quanto invece padroni e Governi hanno fatto da 40 anni a questa parte.

E sempre questa allegra compagnia di nemici del proletariato da anni ha costruito sgravi e aiuti alle imprese per scongiurare quella Patrimoniale che restituirebbe risorse, ad esempio, a sanità e istruzione.

Sia sufficiente questa spiegazione per arrivare ad alcune conclusioni che necessitano di una premessa indispensabile: non possiamo aspettare i sindacati perché o sono subalterni politicamente, ideologicamente e materialmente ai padroni o risultano ancora deboli e frammentati (quelli di base), non possiamo illuderci sulla opposizione del centro sinistra ancorato com'è al rispetto dei dettami di Maastricht e alla tutela della tecnocrazia Ue.

Contare sulle nostre forze diceva Mao , consapevoli che la forza lavoro abbia da perdere solo le proprie catene le cui maglie saranno sempre più strette , non ci sono ricette salvifiche , l'opposizione di classe non si costruisce dall'oggi al domani, ma iniziare a praticarla ove possibile è la sola strada possibile per non essere complici con l'aumento della precarietà,  per non subire ulteriormente la riduzione del potere di acquisto e di contrattazione  e per non regalare soldi pubblici alle imprese.

 

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