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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

(K. Marx)

Chi è cagion del proprio male pianga sé stesso. A proposito dell'ultima indagine di Federmeccanica

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Il Pil italiano è stagnante, il paese va al rallentatore, da inizio anno ad oggi la progressiva perdita di competitività. Ha quindi ragione Confindustria a bocciare la manovra economica del Governo Conte con accenni simili a quelli del Pd?

La risposta è negativa perché i conti economici di oggi sono anche conseguenza dei mesi scorsi e se leggiamo con attenzione i giornali dei padroni capiamo che un colpevole l'hanno trovato: il decreto dignità la cui colpa è non avere lasciato alle imprese piena libertà di assumere con contratti a tempo determinato. Oggi leggiamo su Il sole 24 Ore che "il 30% delle imprese non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato; un altro 33% deve ancora decidere; il 37% che li trasformerà a tempo indeterminato".

Allora è veramente colpa del decreto dignità? Intanto è bene ricordare che questo decreto presenta innumerevoli contraddizioni, la principale è quella di permettere, come accaduto nel trasporto aereo, la possibilità di derogare alla legge con accordi collettivi nazionali che dilatano e stravolgono la stessa nozione di stagionalità. Poi ci chiediamo se la ripresa dell'economia possa dipendere dai bassi salari e dalla precarietà, dai contratti interinali e da quelli a tempo determinato, da sgravi fiscali e infinite agevolazioni alle imprese.

Bizzarra l’idea di Confindustria sulla crescita dell'economia, una semplificazione ritrovata anche nella ammissione che le imprese hanno difficoltà a trovare manodopera specializzata. Ma di chi sarebbe colpa se laureati e diplomati non hanno la dovuta preparazione o se in giro è difficile trovare forza lavoro già pronta per essere immessa nella produzione?

Le responsabilità sono da ripartire tra Governi e Padroni, tutti corresponsabili di politiche basate sui bassi investimenti in scuola, istruzione e formazione, accomunati dall'idea che l'economia si basi sul basso costo della forza lavoro, sulla libertà di licenziamento.

La buona scuola è stata per anni presentata come interazione tra scuola e lavoro tacendo sullo sfruttamento degli studenti impiegati per bassa manovalanza, pochi giovani hanno imparato un mestiere e ancor meno sono quelli che hanno trovato lavoro.

Il fallimento della buona scuola e dell'idea che le imprese non debbano investire in formazione, queste sono le vere cause del mancato reperimento di manodopera specializzata se pensiamo che chi era già formato è stato costretto ad uscire anticipatamente dal mondo lavorativo attraverso processi di ristrutturazione ed esuberi pagati con i soldi pubblici.

La 148° indagine congiunturale di Fedemeccanica è la fedele fotografia di una razza padrona smemorata e incapace di rimettersi in gioco, abituata a battere cassa perché i cittadini e lo Stato paghino i suoi errori. Le aziende parlano di deficit formativo ma i soli contratti proposti sono all'insegna della precarietà

Un clima di scarsa fiducia che pesa sulle prospettive future, leggiamo nell'indagine che punta il dito contro i limiti imposti ai contratti a tempo determinato colpevoli a giudizio di lor signori, di non creare occupazione scoraggiando le imprese dall'assumere.

Flessibilità significa precarietà, è bene dirlo dopo anni nei quali la flessibilità è divenuta sinonimo di progresso, una accezione positiva del tutto immotivata. La stabile crescita dell'economia ha quindi bisogno della instabilità lavorativa e salariale, è questo il messaggio lanciato dai padroni nella loro critica al decreto estivo che presenta tuttavia innumerevoli contraddizioni e limiti che tuttavia vengono addotti come causa della crisi economica

Istruzione e formazione sono temi centrali, su questo concordiamo con Confindustria ma la padronale idea di formazione e di scuola quale sarebbe? Noi non l'abbiamo capito perché nel corso degli anni i fondi destinati dalle imprese alla formazione sono diminuiti, il sistema scolastico ha accolto le richieste padronali e sappiamo in quali condizioni di grave disagio versi da tempo. Lo stato invece di investire nelle scuole ha regalato soldi alle imprese, la formazione pubblica è stata distrutta con la Legge Del Rio che ha cancellato le Province. Non che le cose andassero bene ma sicuramente meglio di oggi.

Allora nel leggere che bisogna puntare sulle imprese per generare sviluppo, ci induce a riflettere sulle politiche degli ultimi anni che per favorire le imprese hanno tolto fondi alla scuola e all'università, hanno cancellato i corsi di formazione professionale per i giovani che abbandonano la scuola superiore.

L'arrendevole politica del contenimento del danno ha portato i sindacati a sottoscrivere ogni tipo di accordo, innumerevoli deroghe ai contratti nazionali, accordi di primo e secondo livello per esaudire ogni desiderio padronale. E i risultati ottenuti sono proprio quelli di cui oggi Federmeccanica si lamenta a gran voce, sono la causa del problema ma vorrebbero impartire lezioni e convincerci che il primato dell'impresa è la sola ragione per la quale valga vivere, nel rispetto dello sfruttamento selvaggio e cancellando il recente passato, la rimozione dalle coscienze collettive per continuare a dettare legge.

Federico Giusti – Pisa

 

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Martedì, 11 Dicembre 2018

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