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«Il comunismo per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Le condizioni di questo movimento risultano dal presupposto ora esistente»

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Lo stato del mondo del lavoro tra precariato, potere d'acquisto e lavoro agile

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Il 6° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale descrive un mondo del lavoro nel quale per i giovani ci sono sempre meno spazi. Se i lavoratori giovani sono una rarità, oggi il 7,6%,  aumentano invece gli occupati nella fascia di età compresa tra 50 e 64 anni (più 40,8%) ma ancora di più crescono gli over 65 .

Chi sono i responsabili di questa situazione?

Intanto le politiche attive del lavoro sono assai carenti, colpa anche dello smantellamento delle Province con il ridimensionamento dei centri per l'impiego e dei corsi destinati a disoccupati e giovani che non hanno finito le superiori.
Molte aziende cercano forza lavoro già formata ma ben poco investono per costruire competenze e formazione al loro interno.

I lavoratori invecchiano e non solo per la cosiddetta transizione demografica del Paese. Quanti pensano che l'arrivo dell'esercito industriale di riserva costituito da migranti (ma negli ultimi dieci anni ne sono arrivati sempre meno mentre invece aumentano gli italiani che vanno all'estero a cercare lavoro) abbia decretato la riduzione del potere di acquisto e i bassi salari non sbagliano ma dovrebbe prima domandarsi cosa abbia fatto il sindacato per arrestare questi processi. Se il sistema produttivo si basa su bassi salari, contratti sfavorevoli appalti e subappalti la tendenza ad assumere forza lavoro con basse retribuzioni riguarderà tanto gli autoctoni quanto i migranti.

La narrazione tossica sulle dimissioni volontarie meriterebbe un approfondimento vuoi perché alcune delle stesse sono concordate e vuoi anche per il fatto che alcuni lavori sono così mal pagati da far risultare un contratto a tempo indeterminato part time meno vantaggioso di un tempo determinato. Alchimie di un mercato del lavoro costruito sui bassi salari.

Non è dato sapere poi la natura dei nuovi lavori, circa 49.500 italiani hanno trovato un nuovo impiego, sarebbero il 6,2% in più rispetto al 2019 ma non ne conosciamo la tipologia contrattuale, il Contratto Collettivo Nazionale applicato, la Retribuzione annuale lorda e la durata del contratto. Si fa presto allora a parlare di nuova occupazione!

Restano i numeri incontrovertibili a fotografare una forza lavoro costituita da oltre il 21 per cento di precari ma se facciamo riferimento solo alle donne si arriva e si supera il 28% a conferma che il binomio donna e precarietà è sempre più marcato.

E la precarietà domina soprattutto le fasce di età under 40.

Sempre le donne sono vittime del cosiddetto part-time involontario, meno ore lavorate e retribuzioni più basse, il fenomeno, in crescita, riguarda tuttavia anche gli uomini e attraversa ogni fascia di età.

Se l'ascensore sociale è fermo da anni anche la mobilità e il cambio di lavoro diventa prerogativa solo di fasce ridotte della popolazione, in particolare quanti possono vantare maggiore specializzazione e titoli di studi post universitari. La mobilità occupazionale diventa così un fattore di classe e quando riguarda le fasce sociali meno abbienti avviene soprattutto dentro i cambi di appalto per sottrarsi a condizioni lavorative e retributive senza dignità andando a lavorare per pochi centesimi in più all'ora.

Quasi il 70 % degli occupati  ha dichiarato di lavorare solo per vivere accettando impieghi non gratificanti, per pagare un mutuo, un affitto, le bollette e fare la spesa.  I processi di alienazione sono in continuo aumento come anche le malattie derivanti da condizioni di vita indecorose e dalla crescente insoddisfazione.  E in questo caso la debolezza della medicina del lavoro e di quella preventiva non è certo di aiuto.

Se dovessimo chiedere alla forza lavoro quali sono gli interventi migliorativi, tutti risponderebbero indicando lo scarso potere di acquisto salariale, gli orari ultraflessibili, il mancato avanzamento professionale e di carriera, le continue richieste di accrescere la produttività.

Aumenta la paura di perdere il posto di lavoro nell'immediato futuro, questa è la preoccupazione di metà della forza lavoro che guarda ai processi di ristrutturazione capitalistica, ai processi innovativi in generale, con crescente angoscia-

Particolarmente forte la narrazione sulla presunta convenienza dello smart che nella Pubblica amministrazione avviene con decurtazioni economiche per far fronte a un welfare inadeguato e carente, lo scambio diseguale tra modalità agile e decurtazioni salariali.

Il lavoro agile forse aumenterà la qualità della vita per alcuni ma spinge al contempo al ribasso le dinamiche salariali e riduce il potere contrattuale senza dimenticare che lo smart riduce i costi a carico della azienda innalzando al contempo la produttività della forza lavoro. Considerazioni elementari ma dirimenti per inquadrare correttamente il fenomeno del lavoro agile.

Chiudiamo con il welfare aziendale costruito sugli accordi di secondo livello che fanno pagare meno tasse ai datori e sovente scambiano porzioni di salario in cambio di servizi che alla lunga depotenziano anche sanità e previdenza pubblica. Nell'immaginario collettivo il welfare aziendale è vantaggioso perché consente l'accesso a servizi un tempo erogati dal pubblico e oggi di fatto negati.  

Nel corso degli anni scopriremo che il welfare aziendale è stato il cavallo di Troia per smantellare sanità e previdenza pubblica, forse lo comprenderemo fuori tempo massimo quando sarà impossibile tornare indietro.

A cura della redazione pisana di Lotta Continua.

Da: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com

 

 

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